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In Pellegrinaggio a Medugorje!

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Ebbene si, alla veneranda età di 34 anni, anch’io ho avuto la chiamata.

Era quella di mia madre!

– Ciao Andrea, visto che a Luglio sarai di ritorno in Italia per il matrimonio di tuo fratello ed ormai abbiamo capito che la tua vita per i prossimi anni si svilupperà in Giappone non è che mi faresti un grosso favore? Ci terrei tanto!

– Cosa mamma? Comincio già ad avere paura!

– Ci sarebbe la possibilità di un pellegrinaggio a Medugorje dal 23 al 27 luglio, giusto il periodo che tu sarai qui, appena dopo il matrimonio! Verresti? Sarebbe un ottima occasione per stare assieme…  si parte col pullman da Verona, staremo via 4 giorni e 3 notti, albergo con pensione completa a soli 280 euro totali, se vieni tu ha detto che viene anche tua sorella con i bambini!

– E vabbè, se me la metti giù così, come dire di no, vada per Medjugorie, tra l’altro non vedevo l’ora di fare un bel pellegrinaggio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! (P.S. col senno di poi bastava dire che la birra da 66 cl al bar costava 1,50 euro ed uno spriz 1 euro, non avrei avuto bisogno di altre informazioni!).

Devo dire che più si avvicinava la partenza e più ero entusiasta di partire. Personalmente sono molto prevenuto al cospetto di ogni forma di religione, sopratutto nei confronti della nostra, che conosco “meglio” e della quale meglio conosco gli interpreti, e per questo non mi piace proprio. Considero ogni forma di religione un business e una persona in tunica o che millanta un qualsiasi grado deve di base dimostrarmi di non essere un pedofilo, un emarginato della società che non avendo trovato sbocchi nella vita reale ha deciso di rinchiudersi in questo mondo ovattato o una persona senza scrupoli a cui piace arricchirsi senza spaccarsi troppo la schiena. Lo so, sono dichiarazioni forti le mie ma l’istinto non lo si comanda ed esperienze personali negative subite durante l’adolescenza hanno fatto si che io sia diventato ciò che sono diventato. Una persona che si comporta in maniera coscienziosa secondo i propri canoni morali ma che non vuol sentir parlare di religioni o derivati.

E fu così che la mattina del 23 luglio partimmo alla volta della Bosnia Erzegovina assieme ad un folto gruppo di pellegrini capitanato da un Diacono autoproclamatosi Don! Il viaggio di 12 ore in totale si è svolto tranquillamente tra un Padre Nostro, un Ave Maria e un porco … che purtroppo personalmente ho nel DNA e fatico a trattenere, specialmente quando un pellegrino mi ruba il posto mentre si fa la fila all’autogrill o spinge nervosamente per passarmi avanti nel piccolo corridoio del pullman durante ogni sosta per guadagnare quei 3 nanosecondi che lo separano dall’uscita!

Ci sono stati posti che ho avuto la fortuna di visitare durante questi 8 anni di mio pellegrinare in giro per il mondo dove ho avvertito forte la presenza di un qualcosa nell’aria, un energia inspiegabile che mi ha colto di sorpresa e sinceramente speravo che nonostante la mia riluttanza di base avrei potuto captare questa sorta di energia anche in un luogo per molti magico e carico di suggestione come Medjugorie. Già, suggestione, penso sia proprio questa la chiave di tutto. Durante il mio pellegrinaggio in Bosnia mi sono fatto tenere compagnia da Tiziano Terzani, un giornalista  corrispondente estero venuto a mancare esattamente 10 anni fa. Mentre mi trovavo seduto sotto un albero ad assistere in posizione defilata alla santissima messa che si svolge giornalmente all’aperto, leggendo uno dei suoi libri “Un altro giro in giostra” mi sono imbattuto in questa frase: – “I miracoli? Certo che esistono, ma sono convinto che ognuno dev’essere l’artefice del proprio”. E penso che sia poi il senso di tutto. Se dentro di te hai un’autosuggestione forte sono convinto che tu riesca a percepire la presenza della Madonna piuttosto che Maometto o Geova in qualsivoglia posto tu pensi esso si trovi o peggio ancora in qualsivoglia posto qualcun’altro che decide per te ha deciso si trovi in quel momento. Sembra che la Madonna abbia dichiarato: Ciò che è cominciato a Fatima finisce a Medugorje… e allori a via di corsa.. si cambia meta!

Un po’ come succedeva con il power balance no? Quel braccialetto magnetico che prometteva di far miracoli per artrite, mal di schiena, insonnia, equilibrio, reumatismi, stress…era un semplice braccialetto in plastica con un magnete al suo interno, ma un ottima operazione di marketing ed il bisogno di molti di guarire le proprie magagne delegando passivamente a terzi gli sforzi necessari per trovare il proprio equilibrio interiore hanno fatto si che andasse a ruba e che realmente molti acquirenti testimoniassero in maniera sincera dei benefici ricevuti da tal bracciale. Autosuggestione, automedicazione. Non penso sia poi tanto una fandonia. Se pensi intensamente che una cosa possa aiutarti, automaticamente inneschi un meccanismo interiore che ti aiuta a superare gli ostacoli che la vita ti porta ad affrontare. C’è poi chi questa energia la chiama Fede.

Io personalmente autoanalizzandomi ho notato che tutti i posti per me carichi di energia hanno come sfondo il mare, un oceano, un fiume… insomma non penso sia una coincidenza se io questa energia la sento in posti tra loro simili o con molte analogie l’un l’altro. Non mi piace essere al centro di nulla ed adoro i margini fin da bambino. Inconsciamente mi auto suggestiono.  O comunque questa è la mia spiegazione.

Il primo giorno di pellegrinaggio abbiamo ascoltato la testimonianza di Jakov Colo, il più piccolo dei 6 veggenti di Medugorje che secondo la “leggenda” il 24 giugno del 1981 mentre si trovavano assieme su un sentiero locale avrebbero visto comparire per la prima volta la Madonna a cavallo di una nuvola la quale chiese loro di invitare i fedeli alla conversione e alla pace mediante preghiera, digiuno, confessione ed eucarestia. Da trent’anni a questa parte la Madonna continua a comparire loro ciclicamente. Essendo le apparizioni legate ai veggenti e non necessariamente al luogo, Jakov ha dichiarato di aver avuto un apparizione Mariana anche su un aereo che lo stava portando in Florida.

Io sinceramente trovo molto strano il fatto che la Madonna decida di comparire da trent’anni sempre alle stesse persone anziché magari fare una capatina in Africa dove la gente giornalmente muore di fame a lasciar loro un messaggio misericordioso o meglio ancora non compaia anche una volta soltanto in mondovisione dando così un messaggio forte che sarebbe sicuramente seguito alla lettera da tutti noi. Trovo strano che la Madonna inviti al digiuno solo nei giorni di Mercoldì e Venerdì, e solo per le persone che possono farlo (ah, ecco forse perché non appare in Africa!) e che non menzioni piuttosto il fatto che essendoci noi evoluti nel tempo non abbiamo più bisogno di uccidere ma sopratutto torturare per sopravvivere.  Non sarebbe più “umano” forse dire a noi povere pecorelle smarrite che non ha senso ingurgitare cibo a noi dannoso in quantità industriale e convertirci a mangiare sano, naturale e bilanciato anziché lasciarci ingrassare peggio dei porci per  5 giorni a settimana e metterci a digiuno i restanti 2? Non si è accorta forse la Madonna che i due terzi della civiltà che conta, quella industrializzata, quella coi soldi è in sovrappeso? Non si è accorta che durante quei 5 giorni mangiamo in maniera sconsiderata cibo di provenienza animale, seviziando e facendo loro condurre, spesso anche all’insaputa della maggior parte di noi principali interpreti di questo sistema, una vita che nulla ha di misericordioso? Mah! Misteri della fede!

Durante un pellegrinaggio sulla tomba di una Suora della quale purtroppo non ricordo il nome ho assistito ad un rituale nel quale chiunque nel gruppo si è sentito di condividere ed esternare le proprie sofferenze è stato invitato ed esortato a  farlo cosicché  si potesse unirci tutti insieme in preghiera per far si che tal Suora potesse esaudire tutte le nostre richieste. Devo dire che è stato un momento molto toccante in quanto sono emersi casi umani davvero rilevanti e sinceramente ho potuto cogliere la disperazione negli occhi di ognuno di loro. Estraniandomi dal contesto della cosa però non ho potuto fare a meno di notare la natura umana fatta di puro egoismo. Ognuno ha pensato esclusivamente al proprio tornaconto, addirittura una donna  chiedeva di far tornare da lei  l’ex marito che da 8 anni convive ormai con un altra donna. (Che poi è la stessa che la sera successiva mi ha detto che io indipendentemente da come mi comporto andrò all’inferno perché non prego mentre chi si comporta male ma prega potrebbe andare in paradiso!). In questo caso la Suora dall’alto dei cieli cosa dovrebbe fare? Far soffrire la nuova compagna per esaudire il desiderio di questa persona? Non sarebbe stato più “cristiano” chiedere la forza per superare questo momento in un modo o nell’altro? Siamo tutti della stessa pasta e quindi analizzando loro analizzo per osmosi me stesso. Perché nessuno ha chiesto la grazia per le migliaia di bambini che giornalmente muoiono di fame ogni giorno piuttosto di pensare al singolo caso personale? Io per primo se avessi una “grazia” a disposizione la userei per un mio caro piuttosto che diecimila sconosciuti. Mah, misteri della fede! Certo fa strano che chi ci poi predica l’uguaglianza e la misericordia chiedendo offerte per i bisognosi viva poi nello sfarzo e impartisca sermoni in reggie climatizzate d’estate e riscaldate d’inverno! Il “Nostro” Signore non è forse nato e morto in povertà? Non aveva certo bisogno di un quartier generale o un organizzazione per portare a nostra conoscenza la parola di Suo Padre! Quindi la cosa quantomeno stride un po’, sopratutto in paesi come la Bosnia dove la differenza tra una casa comune e una chiesa cristiana è ben più evidente che in paesi come il nostro!

Durante la seconda messa alla quale ho assistito l’oratore ad un certo punto ringraziava il Signore con fare soddisfatto per aver ascoltato le preghiere dei fedeli ed aver salvato Meriam, una ragazza del Sudan condannata a morte qualche mese prima perché Cristiana. Non sarebbe stato più corretto eventualmente ringraziare il Signore per aver salvato quest’anima innocente? Perché arrogarsi il diritto di additare  il merito alle preghiere dei fedeli? Si lo so, la differenza può sembrare minima ma per me fa molta differenza! Perché nelle storie a lieto fine i meriti sono delle preghiere dei fedeli e in quelle con epiloghi tristi bisogna appellarsi alla fede? P.S. Questa messa era in Italiano quindi errori di traduzione sono da escludere.

IMG_4870Ho avuto la “fortuna” di assistere anche al mini comizio di Paolo Brosio, arrivato da poco in aereo con il suo gruppo dall’Italia.          – ” Ragazzi, siamo il gruppo italiano più numeroso a Medugorje” esordiva con fare soddisfatto! Mi ha fatto ricordare i tempi in cui giravo l’italia a seguito della mia squadra del cuore… per una tifoseria questo rappresenta sicuramente un vanto, ma per un Pellegrino? Mah, misteri della fede!

In totale ho assistito distrattamente a tre Santissime Messe  e per pura casualità, immagino, ho assistito ad altrettanti episodi di possessione del demonio su malcapitati fedeli. Uno per ogni messa, ognuno a fine funzione e tutti strategicamente a pochi metri dall’altare, tra lo sgomento di molti e l’indifferenza di alcune suore che chiacchieravano allegramente probabilmente abituate, a differenza nostra,  ad assistere frequentemente ad episodi simili. Ma io poi  mi chiedo, perché entrare in un corpo alla volta e sempre a fine funzione? Visto che il demonio per attitudine deve rompere le balle non potrebbe farlo all’inizio o a metà funzione e magari entrando in più corpi contemporaneamente? Vabbè che forse, essendo uno solo, mica può fare miracoli lui!!! Comunque ecco, devo dire che vedere queste persone  (due donne e un ragazzo tutti italiani) sputare, contorcersi, urlare e dare in escandescenza mi ha scosso parecchio. Non so quanto veritiere fossero queste possessioni ma sembravano davvero ben fatte!

A pochi metri dalla chiesa principale fa bella mostra di se la statua in bronzo del Cristo Risorto, realizzata dall’artista sloveno Andrej Ajdic dalle gambe della quale secondo alcuni fedeli fuoriescono gocce d’acqua da loro considerate “lacrime” e per questo fanno la fila per poterle toccare e con mano e oggetti personali, come pezzuole con l’immagine della Madonna appositamente vendute dai numerosi negozi del posto. Mia sorella e mia madre non hanno potuto sottrarsi a tale rito constatando però che la loro pezzuola risultava completamente asciutta. Probabilmente a causa della signora che le precedeva che per svariate decine di minuti ha passato sulla gamba in questione probabilmente le magliette di tutti gli abitanti del rione in cui vive!

IMG_4864Per dover di cronaca è doveroso sottolineare che la statua è cava e contiene al suo interno, per motivi statici, calcestruzzo permeabile. Fu collocata nello spazio retrostante la chiesa di San Giacomo a Medugorje nella primavera nel 1998, quando l’area in questione non era ancora stata sistemata, attrezzata e dotata di verde. La “lacrimazione dal ginocchio” è iniziata solo dal 2001 a seguito della realizzazione dell’impianto idrico interrato intorno al Cristo Risorto, che serve ad innaffiare il circostante prato all’inglese.

Il secondo giorno di pellegrinaggio la sveglia sarebbe dovuta suonare alle quattro e mezzo del mattino per aver il tempo necessario (3 ore di cammino) di effettuare con la clemenza del tempo la via crucis di rito sul monte Krisevatz.

La mia famiglia ed io, visto la presenza di un bambino di soli 2 anni decidemmo di disertare tale funzione. Il diacono non la prese molto bene e dopo aver provato ad imporsi con il carisma che pensava di avere optò per la via della soggezione che spesso funziona in questi casi: – “Fate come volete, ma ricordate che se non verrete sul monte non riceverete la Grazia dalla Madonna”! E vabbè… moriremo disgraziati!

Il terzo giorno, sempre lo stesso Diacono, esortò le future madri a smetterla di dare nomi improbabili ai propri figli (nel gruppo era presente un Maverick!!!) altrimenti questi ragazzi in futuro non avrebbero goduto della protezione di alcun Santo. Ma io dico… Permalosi questi Santi che se non ti chiami come loro non ti degnano di protezione!!!

CastelloSiamo poi stati in visita al castello di Patrick e Nancy, tappa obbligatoria di quasi tutti i pellegrini “organizzati”, una sorta di Neverland bosniaca tuttora in fase di ampliamento creata da due canadesi che avendo ricevuto la chiamata della Madonna ben oltre dieci anni orsono hanno deciso di mollare tutto ed andare a vivere a Medugorje per donarsi a Lei ed accogliere ogni viandante che decidesse mai di passare di li. Lui ex business man (tra gli ex uomini più ricchi al mondo se non il più ricco, vociferano i pellegrini) lei ex avvocato decidono di vendere tutti i loro averi e costruire con il ricavato questa mega struttura non badando a spese. Allo stato attuale delle cose sembra che i soldi siano finiti ed ogni ampliamento è reso possibile solo con le offerte private di pellegrini benestanti. Se così fosse non capisco la necessità di insistere su finiture di pregio a discapito di uno stile più spartano quando la finalità dovrebbe essere quella di accogliere ed aiutare più bisognosi possibile ma, il progetto è loro e giustamente ognuno fa ciò che vuole della propria vita e delle offerte ricevute! Patrick, con un precedente matrimonio alle spalle lascia in Canada quattro figli ormai grandi che per colpa della sua precedente condotta di vita senza Dio sono tutti cresciuti a suo dire con problemi di droga, alcool ed immoralità. A seguito della propria conversione pare che ognuno di loro si sia sistemato egregiamente. Ciò che mi lascia perplesso della loro storia, a parte il modo molto “americano” di raccontare tali disavventure è ciò che successe successivamente al loro comizio. Mentre tutti noi pellegrini si stava mangiando una fetta di anguria gentilmente offerta ci si avvicina Nancy con aria inespressiva. – “Ragazzi, grazie di essere qui. Volevo chiedervi una cortesia se è possibile. Ho appena ricevuto la chiamata di mia madre dal Canada. Lei non chiama mai perché non ha soldi per telefonare pertanto so che quando lo fa ci sono problemi in vista. Mi ha comunicato che Lunedì ammazzeranno mio fratello. Vi chiedo quindi di pregare per il suo aguzzino. Mio fratello è nella droga e continua ad indebitarsi per questo. Il mese scorso si è indebitato di mille dollari, il suo datore di lavoro si è offerto di pagare il debito per lui e dopo soli due giorni si era già indebitato per il doppio della cifra. Ora il debito è di cinquemila dollari e Jack, il suo aguzzino ha fatto sapere che lo ammazzerà il primo di agosto. Vi chiedo una preghiera per questo povero uomo capace di togliere una vita per il mero denaro.” Al che prende e se ne va.

In quel momento è sceso il silenzio su tutti noi. Ma a mente fredda purtroppo il mio animo diffidente si chiede… ma come? Tua madre non ha i soldi nemmeno per una telefonata e Voi vivete in un lussuosissimo castello? Ma sopratutto, chi è quel genio che volendo commettere un omicidio avvisa la famiglia indicandone la data esatta? Non sarà per caso una sceneggiata creata ad arte per ammorbidire il cuore di qualcuno sperando in una lauta offerta che possa coprire tale debito? Devo dire che mia madre è stata già 3 volte in passato da Nancy e mai una volta ha sentito questa storia e che tutti i pellegrini la adorano.. però ecco… immedesimandomi in lei.. se io ricevessi una chiamata nella quale mia madre mi dice che il mio fratello minore (di soli 38 anni mentre lei una sessantina li dimostra tutti) verrà ammazzato di li a breve, come minimo prendo il primo volo per il Canada. Se pagare il debito non servirà a nulla, indipendentemente dal fatto che io possa avere o meno quella cifra… un ultimo abbraccio avrei comunque piacere di daglielo. E magari perché no, tenterei di convincerlo a venire a stare da me per un po’… insomma le proverei tutte prima di un epilogo definitivo come quello indicato. I giorni successivi Nancy era sempre presente alla Santissima Messa delle diciannove. Oggi è già venerdì. Chissà come è andata a finire col fratello…

Avrei altre mille cose da analizzare, aneddoti da raccontare ma non vorrei che questo post cominciato bene finisse come una sorta di tiro al bersaglio vanificando la mia volontà di analizzare in maniera imparziale quanto visto e sentito da quelle parti perché si sa.. tutto sta nel voler vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno nelle varie situazioni della vita, ed io quando si parla di religioni tendo a concentrarmi nello scovare solo i lati che possano avvalorare la mia visione mezza vuota!

Tirando le somme posso comunque dire che è stata un esperienza molto positiva, che poi alla fine è la sola cosa che conta! Ho conosciuto delle realtà bellissime, trovato quattro giorni di sole su quattro (Miracolo!!!!!!!!!), visitato una città che se solo avesse il mare a due passi e i negozi di souvenir fossero un po’ meno monotematici niente avrebbe da invidiare a Rimini o Jesolo e sopratutto sono stato a stretto contatto con parte della mia famiglia per quattro intensissimi giorni.

Per quanto riguarda le mie credenze beh, diciamo che sono partito con molti dubbi e sono tornato con parecchie certezze. Sono partito diffidente ma in buona fede e sono tornato più scettico di prima ma contento di averlo fatto!

Nella vita c’è bisogno di una spinta inconsapevole che spesso crediamo arrivi dall’alto ma che probabilmente parte dall’interno di ognuno di noi. C’è chi come me la chiama Karma, chi destino, chi Fede e chi altro, ma l’importante è che questa vocina dentro di noi ci aiuti a vivere meglio e ci renda persone migliori. Che mica siamo qua su questa terra per divertirci e basta!! (anche perché io l’adolescenza l’ho già abbondantemente passata e mi rode il culo vedere sti gruppi di ragazzetti capaci di ridere e scherzare del niente come facevo io in passato… ma andate a lavorare.. barboni!!! Che nella vita c’è ben altro… purtroppo!!!!)

P.S. Comunque che mi crediate o no, per un attimo, quando ho sbattuto con il mignolino del piede contro lo stipite di un mobiletto la Madonna l’ho vista anch’io! … si fa per ridere vero!!!!

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La forza dell’ignoranza!

Foto fatta alla Santiago Guest House per allentare la tensione mentre aspettavo di fare il colloquio. Strano che non mi abbiano preso!

Selfie scattato alla Santiago Guest House per allentare la tensione mentre aspettavo di fare il colloquio. Strano che non mi abbiano preso!

L’ho sempre detto io, a me che mi salva è l’ignoranza!!!

Ricordo ancora quando a novembre decisi di tornare in Giappone. Ma si, che vuoi che sia, in tre mesi imparo la lingua, nel frattempo trovo un lavoro, il suocero si rimetterà in salute e vissero tutti felici e contenti!

Di mesi ne sono passarti esattamente il doppio, la lingua non l’ho imparata, il lavoro non l’ho trovato e il suocero purtroppo ci ha lasciati.

Questa fortunatamente però è solo la versione pessimista della cosa.

La versione ottimista è che con la lingua ci sto ancora litigando, ma sempre meglio dell’indifferenza no? Un lavoro me lo sono creato ed il suocero non ha mai smesso di essere tra noi, anzi, anche se in maniera diversa avvertiamo la sua presenza  più forte che mai  durante le nostre conversazioni e  decisioni giornaliere. Come che lo spirito si fosse liberato del fardello corporeo per poterci seguire ovunque. Difficilmente riusciremmo a dialogare mentalmente con una persona in vita come riusciamo a fare con chi ci ha lasciati. Ci prenderemmo per matti da soli!

Ecco io preferisco questa seconda versione!

Non so ancora formulare frasi di senso compiuto che contengano più di 4 parole però mi rendo conto che riesco a captare parole delle quali conosco il significato con sempre maggior frequenza sia alla televisione che sul treno quando distrattamente ascolto le conversazioni altrui. In realtà non mi sto impegnando per niente su questo fronte, ma questo lo immaginavo, fa parte de mio carattere! Dopo varie prove ho trovato un insegnante privata che fa per me. Vado a lezione due ore al giorno per circa due euro all’ora (praticamente spendo più di treno che di lezione) in compagnia di un ragazzo di Singapore e assieme studiamo un programma adatto a somari come noi. Le lezioni mi risultano scorrevoli, non ho quasi mai quel senso di sonnolenza e rigetto per quello che sto apprendendo che solitamente mi pervade quando devo imparare qualcosa, ma quando poi si tratta di tornare a casa e ripassare ciò che ho studiato poco prima mi blocco vanificando di fatto praticamente i tre quarti dell’utilità della lezione. Ciò che mi consola è che anche il compagno di studi è uguale a me e quindi ce la caviamo generalmente con una grassa risata. In compenso l’insegnante ha cominciato a perdere i capelli e dare segni di squilibrio!!

Mi piace pensare che sia perché in questo momento sono presissimo da altre cose ma la verità è che io le lingue non le studio, non ne sono portato, le devo subire e basta! E’ già successo con l’inglese in Australia e succederà anche con il giapponese qui. Semplice, l’importante è non farsene una malattia!

Superato il terremoto iniziale dovuto alla prematura scomparsa di mio suocero, verso gennaio capiì subito che i tre mesi prefissati per prendere confidenza con questa simpatica lingua sarebbero stati in realtà più vicini ai tre anni e decisi quindi che non sarebbe stato il caso di perdere ulteriore tempo a far finta di essere uno studente a tempo pieno! Un leggero senso di frustrazione mi stava invadendo. Se a 27 anni in Australia questa condizione non mi pesava affatto, a 34 sotto un tetto non mio e con una moglie a cui pensare questa cosa non mi permetteva di concentrarmi sugli studi!! (Go sempre la scusa pronta!!!)

Fu così che decisi di cercare lavoro. Avevo in precedenza rifiutato due offerte per la stagione invernale dai miei ex datori di lavoro pertanto pensavo che non sarebbe stato poi così difficile trovare qualcosa da fare anche qui  a Kyoto. Quei no a dire il vero mi costarono tantissimo ma non avrei mai potuto abbandonare la famiglia in un momento così. Ci sono cose che i soldi non possono comprare. Una proposta in particolare era molto allettante. Takashi San il manager dello chalet di Sugadaira nel quale avevo lavorato fino all’aprile scorso aveva deciso di “mettersi in proprio” prendendo in gestione un baita tutta sua in una zona montana considerata ormai fuori moda  dai giovani giapponesi. La baita di per sé oltre tutto si rivelava fatiscente e la maggior parte delle recensioni presenti su internet costituivano un coro unanime nel riscontrare che fosse il peggior alloggio montano di sempre nella quale quei turisti fossero stati!!! Insomma, non ci sarebbe stato posto migliore per cominciare. Era una sfida allettante e comunque peggio di così non si poteva fare. Takashi San conosceva le mie abilità edili oltre che ricettive e puntava forte su di me per aiutarlo a ristrutturare quel posto in tempi record per la stagione. Fu davvero un peccato per me, ma col senno di poi è stato meglio così. La lezione di vita che ho ricevuto assistendo alla morte di mio suocero mi ha segnato e mi accompagnerà per sempre.

Decisi così di crearmi un curriculum e cercare lavoro nell’unico campo in cui per me al momento valga la pena di lavorare. Quel campo in cui posso impegnarmi anche dodici ore al giorno sette giorni su sette senza che questo possa pesarmi minimamente. Il turismo.

Qui in Giappone c’è una sorta di regolamento da rispettare nella compilazione di un curriculum. Deve essere di un tipo in particolare, deve essere scritto in una certa maniera e non deve presentare troppe esperienze lavorative altrimenti si rischia di sembrare inaffidabili o problematici. Decisi di infrangere questo regolamento e di non rispettare alcun vincolo! Scrissi addirittura il curriculum in Inglese partendo con un – “Ciao! Come va?!! Non so il giapponese quindi scriverò in inglese, spero tu riesca a capire!!

Mia moglie ne fu inorridita ma il mio ragionamento fu che se qualcuno qui in Giappone era tanto “matto” da rifiutarsi di seguire le rigidissime regole imposte ai salary man (uomini in carriera) per vivere secondo i propri ritmi vitali, allora questo qualcuno avrebbe sicuramente apprezzato la mia schiettezza ed il mio essere anticonformista! Gestire una Guest House, un Bed and Breakfast o un Ostello è abbastanza stressante. Riduce praticamente a zero il tuo tempo libero e non ti arricchisce in nulla se non in conoscenze e spiritualità. Se si guarda a questo lavoro solamente sotto il profilo economico, la maggior parte delle volte non ne vale la candela. Dev’essere una vocazione!

Mandai quindi il mio curriculum ad una ventina di guest house e ostelli da me selezionati in base al feeling o qualcosa in particolare che mi inducesse a pensare che mi sarei potuto trovare bene lavorando con loro e con molta sorpresa, sopratutto da parte di mia moglie, ricevetti diverse risposte! La maggior parte trovò la storia della mia vita abbastanza interessante e mi invitava da loro anche solo per un caffè in quanto troppo piccoli per assumere qualcuno. Altri mi offrirono vitto e alloggio in cambio mentre solo due un colloquio. Avevo appena terminato di leggere il cammino di Santiago di Pablo Coelho e la prima guest house che mi richiese un appuntamento si chiamava appunto Santiago Guest House. Lo considerai un segno del destino. L’appuntamento era alle 15.00 in punto. Qui in Giappone sembra che non sia buona educazione presentarsi troppo presto ad un appuntamento, si potrebbe mettere a disagio l’interlocutore facendolo trovare impreparato, così anche se arrivai con venti minuti di anticipo entrai solamente alle 14.59 e quaranta secondi! Santiago Guest House è gestita da due carismatici giovani per loro stessa ammissione privi di esperienza ma con molta voglia di fare. Cercavano quindi qualcuno con dimestichezza nella ricezione, gestione e inserimento struttura nei vari portali turistici. Mi sentivo il candidato perfetto! Entrai e vidi un piccolo angolo bar nel quale chiesi informazioni. Il ragazzo che stava al banco era anche uno dei due soci, mi disse che avrei dovuto aspettare l’altro con il quale avrei fatto il colloquio e che nel frattempo se avessi voluto avrei potuto dare un’occhiata in giro e successivamente accomodarmi ad un tavolino, cosa che feci!

L’altro socio arrivò alle 16.00 passate senza scusarsi più di tanto, parlò di traffico nonostante fosse arrivato in bici! Si rivelò poi comunque molto gentile e comprensivo. Decise di farmi il colloquio completamente in giapponese… vi lascio immaginare che bel dialogo! Il mio profilo gli sembrò molto interessante ma il fatto di non riuscire ad effettuare un ricevimento in autonomia con potenziali clienti giapponesi fece si che una settimana dopo l’esito del colloquio si rivelò negativo! In fondo me lo immaginavo… non conoscevano nemmeno il cammino di Santiago! Fu una casualità la scelta di quel nome, la prima ed unica cosa che gli chiesi! A quel punto avrei voluto dir loro in maniera davvero confidenziale, che se si lavora nel campo dell’ospitalità e si invita una persona per un colloquio sapendo che viene dall’altra parte della città e la si fa aspettare ingiustificatamente per più di un ora al tavolino del proprio bar, almeno un caffè glie lo si dovrebbe offrire per non sembrare scortesi ma ebbi paura che i miei consigli venissero fraintesi quindi salutai e me ne andai!

Era il momento di escogitare qualcosa! Mia moglie già cominciava a vagliare la possibilità che io trovassi lavoro nella fabbrica della Panasonic distante solo 500 metri da casa nostra. –  Ma non è bellissimo? Potresti andarci perfino a piedi!! ( – Cazzo che culo!!!!)

– No, la Panasonic NO! Che mi fa pure cagare come marchio! Ho comprato una volta un dolby surround pagandolo un casino di soldi e faceva schifo! E poi no! Ho lavorato in fabbrica l’estate scorsa a Verona ed ero considerato praticamente un numero! Mi mancava solo il cartellino identificativo sull’orecchio! Lasciami prima provare  a modo mio, se fallisco, ben venga la Panasonic!

Fu così che mi decisi a cercare un appartamento tutto per me da adibire ad uso turistico. In Giappone fortunatamente le regole sono meno ferree che in Italia e ciò che da noi si deve fare per forza di cose in nero qui si può fare alla luce del sole.

La ricerca si rivelò più ardua del previsto. Dovetti scontrarmi con l’ottusità dei salary man giapponesi che non riescono ad immaginare ciò che esula dalla normalità delle loro giornate e che quindi non riuscivano a trovare un appartamento adatto alle mie esigenze. Sono stato anche vicinissimo alla fregatura in un caso ma finalmente quanto casualmente alla fine sono riuscito a trovare ciò che fa per me! L’ho chiamato Sakura River View! E’ un appartamentino fantastico, di solo 35 metri quadrati in perfetto stile giapponese. Il nome deriva dal fatto che il suo balcone da su un fiumiciattolo e durante la stagione della fioritura praticamente i ciliegi in fiore ti entrano in casa! E’ un oasi di pace e tranquillità in pieno centro a due passi da Gion! Lo amo davvero!

Io che leggo la posta elettronica dal balcone del mio appartamento.

Io che leggo la posta elettronica dal balcone del mio appartamento.

Sono partito il 21 marzo con questa attività pieno di entusiasmo e paure in quanto ho investito economicamente parecchi risparmi per mettere a disposizione dei miei clienti tutto ciò che avessero bisogno ma finalmente i miei sforzi stanno venendo ripagati! La gente prenota e le recensioni sono sempre positive. Sono al settimo cielo sotto il profilo professionale tanto che sto pensando di prenderne presto un altro.

Questo lavoro mi impegna parecchio ma mi lascia anche il tempo finalmente per coltivare le mie passioni ed interessi senza che io mi possa sentire in colpa per il fatto di non riuscire a portar a casa la pagnotta! Riesco a combinare i check-in e le pulizie con la scuola, la lettura, le lunghe passeggiate lungo le rive del fiume Kamogawa e la palestra.

E’ paradossale come avessi bisogno di venire a vivere nel paese più stressato al mondo per riscoprire me stesso e ritagliarmi i miei spazi.

Ho finalmente deciso di dare priorità a me stesso constatando di fatto che se si riesce a dare ascolto ai propri istinti tutto risulta più semplice. Il mio giapponese non migliora, ma non mi interessa. Quel che al momento mi preme è un altro tipo di conoscenza. Passo diverse ore al giorno documentandomi sui principi di una sana ed etica alimentazione e sulla conoscenza letteraria di persone che mi hanno ispirato e tenuto compagnia in parecchi viaggi. Ho raddoppiato il tempo in cui mi prendo cura del mio corpo facendo delle lunghe camminate, praticando ginnastica posturale e persino lo yoga in palestra. Tutto d’ora in poi deve partire da me. Solo così potrò essere una persona migliore anche per gli altri! Una persona insoddisfatta di se stessa sarà inevitabilmente in guerra con il mondo intero. Mi è successo e lo sono stato. Ora provo a fare la pace con il mio corpo e la mia mente. Alla faccia della mia ignoranza.

E allora si, beata ignoranza!

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Hanami Kyoto 2014

ragazza in preghieraLa settimana scorsa finalmente dopo molto tempo dal mio ritorno in Giappone ho fatto il turista!

Qui a Kyoto eravamo in pieno Hanami (celebrazione dei ciliegi in fiore) e non potevo perdere l’occasione di girare per le vie della città e fare qualche scatto alla natura circostante. Scatti che si aggiungono ad altri migliaia dell’anno precedente e ai milioni tutti uguali che girano in rete quotidianamente! Attimi immortalati che da quando la tecnologia ha reso “gratuiti” sono aumentati in maniera spropositata nei miei archivi elettronici abbassandone indubbiamente la qualità (tanto poi a casa con calma seleziono, mi dico sempre!!!) e facendo si in realtà che io non abbia mai il tempo e la voglia di trasformarne alcuni in “fotografie” tangibili portandomi di fatto a non aver mai nulla da mostrare a chi mi chiede interessato notizie dei posti in cui sono stato!

Quando la tecnologia dovrebbe migliorarti la vita!!! Ma mi piace pensare che un giorno, in futuro, quando sarò anziano e anche il più insignificante degli scarti acquisterà ai miei occhi nostalgici un valore inestimabile, spenderò  pomeriggi interi a ricordare,  amplificare o peggio inventare aneddoti mai accaduti da poter raccontare ai nipotini annoiati durante le loro visite al sottoscritto! Molto più facile invece è che a breve perderò anche questa serie di “non fotografie” come è successo qualche anno fa con ben 80 GB di ricordi in giro per Australia, Asia ed Indonesia! Eh no, non avevo fatto il back up!!!!! (Male, si deve sempre fare un back up dei dati!!!).

mi riconoscono anche qua!!

mi riconoscono anche qua!!

 Ma vaffanculo!!! (Se è per questo non l’ho fatto nemmeno ora! Non so come si fa, va bene?!!! O semplicemente sono un inguaribile ottimista!!).

I miei tre giorni da turista sono stati comunque molto divertenti ma anche un po’ stressanti. L’essere umano è così… di base per natura è egoista e possessivo, se la condivisione è la via, la strada da fare è davvero molto lunga per arrivarci, almeno per il sottoscritto.

A me succede spesso  quando vado ad abitare in un posto nuovo e vedo flotte di turisti che invadono la “mia” città.  Dapprima ne sono contento, quasi orgoglioso, come che fosse mio il merito  se tutta quella gente si trova li, tanto da sentirmi appagato, di riflesso una persona migliore! Poi però, superato lo step iniziale, succede un po’ come durante il periodo dell’adolescenza quando scoprivo un cantante di nicchia che negli anni trovava il successo. Non era certo mio il merito della sua ascesa ma se in un primo momento il poter dire di essere stato tra i primi a scoprirlo riusciva a darmi gioia, ben presto questo sentimento scaturiva in fastidio per chi magari scimmiottava le sue canzoni improvvisandosi suo primo fan da una vita nonostante ne fosse venuto a conoscenza ben dopo di me.

Ecco, in questi giorni ho rivissuto un po’ quella sensazione. Da una parte avrei voluto che l’Hanami non finisse mai per far si che un numero maggiore di turisti potesse goderne appieno l’essenza, dall’altra però mi sono sentito soffocare e ho maledetto il fatto di aver dovuto spendere mediamente quaranta minuti per fare un tratto di strada che normalmente me ne richiede solamente quindici.  E dire che io lavoro nel turismo!!! Camminando per la città lungo le sue strade strette e intasate, vedendo orde di turisti da ogni dove fotografare e non rispettare le bellezze che la natura offriva loro mi ha fatto rendere conto però di quanto ormai senta mia anche questa città al pari di Verona, città natìa e Byron Bay, la città della mia rinascita.

E’ stato bellissimo rendersene conto.

I ciliegi in fiore sono un evento sentitissimo in Giappone, non tanto per la loro bellezza quanto per la loro fioritura effimera. Un anno intero ad aspettarli, calcoli su calcoli per ipotizzare la loro massima efflorescenza e poi basta un niente, un soffio di vento, una pioggia violenta o entrambe le cose  contemporaneamente come è accaduto quest’anno e via… l’Hanami è finito. I ciliegi non sono più in fiore, le strade ne portano brevemente  il ricordo nostalgico un po’ come fanno con la neve quando ingrigisce prima di dissolversi  e la vita torna sui suoi binari abituali nei quali il cemento torna a prendere il sopravvento sulla natura.

Alla fine mi sono rifugiato nei due posti che di fatto  sento più miei e che ho ormai additato a mia  comfort zone Kyotense, Keage con la sua interessantissima community house e le sponde del fiume Kamo.

Arco

Entrambi questi due posti sono a mio avviso carichissimi di energia (le letture di Terzani mi stanno influenzando troppo!!!) e il solo fatto di trovarmici, anche senza dover necessariamente far nulla, mi riempie di serenità.

In questo periodo di assestamento dovuto ai molteplici cambiamenti che un trasferimento comporta, ho trovato in loro i miei alleati migliori. Meriterebbero entrambi una descrizione dedicata e non è detto che in un futuro non decida di farlo!

Ora però chiudo qui questa piccola parentesi dedicata all’Hanami e mi concentro sul lavoro che finalmente ho la fortuna di avere anche qui in Giappone. Sulla pagina Facebook metterò altre foto così se un giorno perdo i dati un altra volta almeno quelle rimarranno…. alla faccia del back up!!!!

A breve aggiornamenti!

P.S. Ore 23.15 Ora sono a casa ma mentre scrivevo questo post mi trovavo all’interno della biblioteca del Keage community house. Una volta finita la stesura, prima di pubblicarlo ho deciso di fare ritorno a casa così da ricontrollarlo a mente fresca. Per tornare  devo fare un pezzo di strada in metropolitana e l’altro in bicicletta. Siccome verso sera ha cominciato a fare freddino, il mio io interiore ha visto bene di inventarsi una sfida con un ragazzino dal fisico atletico che si trovava affianco a me alla sbarra delle rotaie del treno!!

A dire il vero lui non mi ha nemmeno guardato, ma io, che tra l’altro non sono mai stato per nulla competitivo, non so perché ho deciso, (forse per il troppo freddo), che in cuor suo mi stava sfidando con quella sua bella bicicletta sportiva rossa, e non appena si è alzata la sbarra il gran premio è partito! In realtà è partito solo nella mia testa perché lui dopo due pedalate mi aveva già staccato di almeno 400 metri, ma io non demordevo! Al quarto affondo deciso, in piedi sui pedali che neanche Pantani, dopo aver preso una discreta velocità, la mia povera catena se ne è uscita dai pignoni facendomi fare un volo d’altri tempi!!! Non ci ho capito più niente ed in un attimo mi sono trovato per terra! Gran premio finito!!! Per fortuna che il mio zaino ha attutito la caduta!

Li per li sono rimasto immobile, non sapevo se ridere o piangere!!!! Ad un certo punto mi si avvicina una signora che ha sentito il tonfo chiedendomi: – Daijobu? (tutto bene?) Daijobu desuka? – No Signora! Non va mia tutto ben!!! Go trentaquattro anni e son cascà in tera come un buteleto!!! Go un senocio sbuccià come non succedeva da anni e non capisso un casso de quel che te me disi!! Comunque grazie!!! Era una vita che non mi sentivo così vivo!!

Ho preso la mia bici (che poi è una  vecchia scassarola della suocera) e me ne sono tornato mestamente a casa!

Ora la mia domanda è… che sia il Karma che ha voluto darmi un ulteriore lezione? Sono atterrato giusto sul mac, se si fosse rotto avrei perso anche quel migliaio di foto nuove che ora possiedo!

Lo vogliamo fare questo ca..o di back up?!!!!

 

 

 

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Kyoto Marathon 16.02.2014

Kyoto MarathonDomenica 16.02.2014 ha avuto luogo la maratona di Kyoto. Penso si trattasse della terza edizione ma non ne ho la certezza, in rete non  sono riuscito a trovare nulla di ufficiale a riguardo. Non in Italiano o in inglese almeno. Ne sono venuto casualmente a conoscenza poco più di un mese fa, e  sin dal principio sono stato combattuto se parteciparVi o meno. Quando poi ho saputo che le iscrizioni erano chiuse ormai da tempo ho tirato un grossissimo sospiro di sollievo! Sapevo di non essere preparato ma allo stesso tempo sarebbe stata un ottima opportunità per stampare in maniera indelebile nella mia mente quarantadue lunghissimi chilometri  e centonovantacinque metri di questa affascinante città. Da una parte ci tenevo particolarmente perché giusto quest’anno ricorrono dieci anni dalla mia prima (e penultima!) maratona di New York, e sarebbe stato bello sancire il tutto con un’altra impresa, ma dall’altra, solo il pensiero di prendere parte nuovamente ad uno strazio simile non mi avrebbe dato tregua per il resto dei miei giorni post iscrizione.

Ho deciso comunque di partecipare come contorno e sono partito alla volta di Sanjo per rendere omaggio, incitare e salutare e i valorosi guerrieri a pochi metri dal traguardo.

Ero sopratutto curioso di vedere tutto ciò che ruotava attorno a questa manifestazione. New York nel suo giorno di gara è una festa incredibile e in cuor mio speravo lo fosse anche Kyoto, ma probabilmente, se davvero si è trattata solamente della terza edizione, è ancora troppo presto perché ciò accada. Una maratona è un evento che ha bisogno di parecchio tempo prima che venga metabolizzato dalla massa e considerato tale. Nella mia città per esempio, nonostante stia prendendo sempre più piede anche grazie ad atleti di grosso calibro attirati dalla bellezza del percorso e dalla sapiente organizzazione, maratona è ancora sinonimo di disagio, strade chiuse e traffico rallentato, e se mai qualcuno si trovasse ai bordi delle strade, non sarebbe li per incitarti ma per urlarti: “Mòete dialo can che ghe la partìa ancò e go da passar cò la machina mi!“. Vai a spiegarlo tu alla gente che invece maratona a New York significa festa, sinergia, allegria, solidarietà, feeling, parate, turismo, introiti e opportunità lavorative per molti. A Verona, ma in Italia in generale, se non c’è una palla di mezzo non esiste un motivo valido per fermare una città!

Sono arrivato al traguardo pochi minuti dopo l’arrivo dei primi che di fatto non catturavano minimamente il mio interesse. Chiamiamolo se vogliamo spirito di solidarietà, ma avendo corso entrambe le mie maratone in stato di semi incoscienza e senza un briciolo di preparazione, ricordo ancora perfettamente il dolore e la forza di volontà necessari per poter portare a termine un impresa del genere, e sono fermamente convinto che il tempo di arrivo al traguardo sia inversamente proporzionale al dispendio psicologico al quale si è sottoposti. Ero pertanto in netto anticipo, i miei eroi sarebbero arrivati solo qualche ora più tardi.

Ho motivo di credere che si possa imparare veramente tanto del carattere di una persona osservando con cura il  suo modo prepararsi ad un evento simile, non la gara fine a se stessa quindi ma anche i periodi precedenti e successivi. La mia maniera di relazionarmi ad essa infatti è stata praticamente identica a quella che utilizzo per approcciarmi alla vita. Curiosità,  umiltà, entusiasmo, ma anche sufficienza, incostanza, superficialità e sorriso perenne anche se non c’è un cazzo da ridere!

Non ci vuole un genio quindi per capire che se la vita fosse una gara ad eliminazione io sarei spacciato! Ne sono talmente consapevole che non Vi prenderei nemmeno parte, ma mi fermerei al bar adiacente la partenza ad aspettare la mia ora chiacchierando allegramente!

Fortunatamente però come prima accennato io accosto la vita ad una maratona anziché a qualsiasi altra manifestazione atletica in cui arrivare ultimi rappresenterebbe solamente una sconfitta. Nella maratona come nella vita la sola sconfitta possibile è la rinuncia o l’abbandono. Almeno io la vedo così. Non ho pretese particolari se non quella di portare a termine ciò che ho cominciato ed osservare  entusiasta tutto ciò che quei quarantacinque lunghissimi chilometri mi metteranno davanti. (Si lo so, sono 42,195 ma la maratona degli occhi è ben più lunga, comincia ai punti di ritrovo e finisce a quelli di ristoro collocati solitamente qualche centinaia di metri dopo l’arrivo!)

Personalmente non avendo avuto ambizioni di tempo, non mi sono preparato adeguatamente, ne la prima ne la seconda volta. Non conosco ancora il significato di lunghi, ripetute, carichi, defaticamento e  terminologie varie e non ho mai seguito nemmeno tabelle, se mi va corro, sennò no!

Così è come nella vita. Non ho mai avuto le idee chiare su niente ne tanto meno una vocazione. Non ho mai saputo cosa avrei voluto fare da grande, e non lo so tutt’ora.  Per questo non mi sono mai preparato adeguatamente con studi mirati o sacrifici in funzione di. Però devo dire che me ne frego altamente! Questo mio stato di precarietà mentale mi mantiene giovane e non mi ha mai creato disagi. Dò parecchio ascolto alle sensazioni, e se in maniera assolutamente non ponderata sento di dover fare una cosa la faccio,  poi quando mi trovo in balia degli eventi magari ci penso su, ma ormai è troppo tardi, e se anche non conosco il motivo che mi ha portato fino li, vedo come gestire la cosa e portarla a termine per trarne qualcosa che se anche apparentemente non mi da riscontri oggettivi, sono sicuro che inconsciamente lo faccia, e rimango tutt’ora dell’idea che in un futuro prossimo tutto mi tornerà chiaro!

La vita oggi mi ha portato in Giappone, a fare i conti con una lingua che non  conosco e con un ambiente differente dal mio, mentre quel 7 novembre del 2004 mi ha spedito a  New York, anche quella volta a fare i conti con una disciplina che fino ad allora ignoravo ed in mezzo a gente che conduceva uno stile di vita in quel periodo completamente diverso dal mio!

Ma torniamo alla Maratona di Kyoto! Ci sarà tempo un giorno per descrivere in maniera dettagliata la mia Maratona di New York e i motivi che mi hanno spinto a parteciparVi.

Dicevo prima che la maratona è come la vita, c’è chi la prende seriamente e chi no! Facendo io parte della seconda categoria, seguire l’arrivo dei primi atleti ha provocato in me un senso di forte noia, tanto che ho deciso praticamente subito di abbandonare la postazione ed andare a mangiare un boccone! Non è tanto per un discorso di invidia o complesso di inferiorità, quanto per un fatto di incompatibilità, siamo diversi, tutto qui!

I primi, ovvero quelli che  arrivano mediamente entro le tre, quattro ore, sono ossessionati dal tempo. Sono metodici, precisi, freschi, persino pettinati! Sono vestiti di tutto punto, tecnici, e già a quattrocento metri dall’arrivo mettono mano al cronometro per essere sicuri di stopparlo esattamente quel nano secondo in cui attraverseranno la linea. Guardano sempre e solo dritto davanti loro, le grida della folla apparentemente non li scompongono, corrono per se stessi e non interagiscono con la manifestazione. Che gli spettatori  siano li o meno quasi non fa differenza. (Chiaramente sto generalizzando ed enfatizzando, è noto che fa piacere a tutti essere osservati ed incitati e questo fa differenza eccome sulla prestazione di uno sportivo!).

Mi piace pensare che questi siano in qualche maniera quelli che tirano anche le fila della società, quelli che sin da piccoli sapevano già cosa fare, avvocati, commercialisti, broker, banchieri, gente cazzuta insomma, che se non ci fossero loro… ahimè! Persone da giacca e cravatta, quadrate, metodiche, abituate al sacrificio, insomma personalità a cui dare del Lei e magari perché no da invidiare anche. Però ecco, a livello emotivo ad uno spettatore  anti agonista come me, durante una gara non suscitano emozioni!

Non è cattiveria ma cavoli non ti battono un cinque neanche a morire, mica possono farsi due metri in più e perdere del tempo prezioso per il contorno! D’altronde sono puntuali, sapevi esattamente quando sarebbero arrivati, mica ti fanno aspettare come gli ultimi che chissà quando arrivano e se arrivano!

Kyoto Marathon suitE allora io sto con i miei simili! Vado a mangiare quando passate Voi e torno quando qualcuno sarà disposto a battermi un cinque per ringraziarmi dell’attesa, quando si girerà galvanizzato mentre urlo il suo nome, o quando lo vedrò arrivare, nonostante il caldo, nonostante la fatica, vestito in smoking per provocare delle emozioni al prossimo e trasformare una maratona in una festa!

Non me ne vogliano i primi, ma io sono affine ai pagliacci. Partecipo per l’essenza  e non mi batto contro il tempo.

Domenica, come nella mia vita ho scelto gli ultimi, e mi sono divertito! Ma Voi  primi della classe continuate a primeggiare perché il mondo ha bisogno di Voi, e qualche volta anche io!

P.S. Se mai ce ne fosse stato bisogno ho avuto la prova che la fotografia non fa per me! Sono uscito di casa con il solo telefonino nonostante possegga una discreta fotocamera  e sapessi già che avrei visto cose interessanti. A parte pochi scatti decenti ho perso l’attimo per scattare in ordine sequenziale: un corridore che a due passi dal traguardo e a pochi centimetri da me  è inciampato e si è accasciato al suolo esausto. Un corridore che ha finito la maratona a piedi nudi! (a febbraio!). Padre e figlio, suppongo, che l’hanno finita a braccetto. Una coppia che ha tagliato il traguardo mano nella mano e una serie infinita di costumi pittoreschi.

Tutti queste foto però sono impresse dentro di me in maniera più nitida di quelle che sono riuscito a scattare, perché fondamentalmente sono quelle che più mi hanno colpito facendo passare il resto in secondo piano.

Una menzione particolare a questo eroe, che ha dimostrato a tutti i presenti e al sottoscritto in particolare che nella vita non è determinante ciò che ti viene dato, ma lo sono le motivazioni che riesci a trovare dentro di te! Al passaggio dei 42,195 km il cronometro segnava cinque ore e mezza, Grobberio Andrea a 24 anni terminava la sua prima maratona un ora più tardi!!!

Kyoto marathon without legs

P.S. Per chi fosse interessato, la maratona di Kyoto 2014 contava oltre 16.000 iscritti nonostante la richieste pervenute fossero state ben tre volte superiori ed il tempo limite all’arrivo era di 6 ore.

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La mia casa in Giappone.

Questa non è casa mia! E' quella del mio vicino! Ma visto che noi l'albero non ce l'abbiamo ho messo la foto della sua!

Questa non è casa mia! E’ quella del mio vicino! Ma visto che noi l’albero non ce l’abbiamo ho messo la foto della sua!

Come è fatta una casa giapponese? Come la vivono i giapponesi?
E che ne so! Mica le lo viste tutte io!

Però conosco quella dei miei suoceri nella quale attualmente vivo, e visto che oggi fuori piove, la palestra è chiusa ed io non ho voglia di studiare, mi sono deciso a descriverla prima che le principali differenze tra una casa italiana ed una giapponese mi risultino irrilevanti.

Per la precisione io abito ad Uji, una città del Giappone che è stata inglobata nella periferia meridionale di Kyōto. Appena ci ho messo piede qualche anno fa pensavo sbagliando che non la conoscesse nessuno, invece è abbastanza famosa in tutto il Giappone per svariati motivi, tanto che nel 1994 è stata inserita dall’UNESCO fra i patrimoni dell’umanità. Forse perché già sapevano che un giorno sarei arrivato io!!!

In particolare, il nome di Uji è legato al Byodo-in, un tempio costruito nel 1052 che è presente anche sul retro delle monete da 10 Yen, (noi dietro alle 50 lire avevamo un uomo nudo che porgendoci il culo smartellava chissà che cosa…. mah!!!) e per alcune varietà di thè di altissima qualità, tra le più rinomate di tutto il Giappone, nonché il souvenir più venduto ad Uji.

Io mica ci dovevo venire ad abitare qua! Sarei dovuto andare in centro a Kyoto ma il destino ha voluto invece che mi ritrovassi ai margini di una città che sta ai margini di Kyoto! E vabbè! Prendiamola come viene!

Casa mia, o meglio dei miei suoceri, si trova esattamente in una zona residenziale dove le case sono tutte uguali l’una con l’altra, talmente uguali che per poter uscire a fare la mia solita corsetta bisettimanale ci ho impiegato quasi due mesi tanta era la paura di perdermi! E chi mi conosce bene sa che non sto scherzando, il primo giorno delle  superiori  chiesi all’insegnante di poter andare al bagno e tornando non sono più stato capace di trovare la strada perché non ricordavo nemmeno la sezione, mi riaccompagnò un bidello dopo aver cercato su tutti i registri il mio nome!! Sfortuna vuole che quasi un anno fa ci sia stato lo straripamento di un canale qua vicino che causò un inondazione che ha costretto praticamente tutti gli automobilisti del mio isolato a cambiare autovettura e, da bravi giapponesi, il 90% di questi, compreso mio suocero, ha comprato la macchina più in voga del momento nella tonalità più in voga del momento, ovvero la Toyota Prius blu sky! Ecco perché, il fatto che io non abbia orientamento, unito al fatto che le case sono tutte uguali, aggiunto al fatto che le macchine sono tutte uguali, sommato al fatto che le vie non hanno nome e che i cani qui li tengono in casa per non disturbare la quiete pubblica … mi ha reso praticamente interdetto per tutto quel tempo!

La via di casa mia

La via di casa mia

 Adesso però ho imparato a riconoscere l’albero del mio vicino e la nostra targa che è 25 25. P.S. In Giappone la targa dell’auto è personale. E’ una combinazione di numeri e lettere e gli ultimi 4 numeri che sostanzialmente sono quelli che compaiono sulla targa, se paghi tipo 50 euro in più li puoi scegliere! Se vendi l’auto l’acquirente è costretto a cambiare targa!

Esteticamente è molto carina e ben tenuta! La struttura è in legno e la parte esterna è interamente ricoperta da pannelli di plastica dura che simulano una facciata di calcestruzzo. In questa maniera l’aspetto delle case riesce a mantenersi immacolato negli anni.
Il tetto spiovente con le tegole zen (si lo so, le tegole zen sono una cazzata ma essendo identiche a quelle che si trovano nei templi per  me sono zen!!!) grigie è tipico dell’immaginario nostro giapponese e per questo mi piace molto.

Mi pare di capire che la casa abbia poco meno di trent’anni. Prima abitavano qui vicino, poi si è liberato un appezzamento di terreno ed hanno deciso di costruirla dal nulla.
Da queste parti, dove la maggior parte delle case sono completamente in legno, non è inusuale costruirsi la casa dal niente. Spesso a chi vende conviene addirittura demolire preventivamente la propria abitazione, se in modeste condizioni, per poter spuntare un prezzo di vendita del terreno migliore.
Proprio qui vicino ne hanno appena rasa al suolo una che esteticamente era davvero carina ed immagino che ci sia già un ipotetico compratore perché da pochi giorno hanno tolto i paletti di recinzione che ne impedivano l’ingresso . Non vedo l’ora che inizino i lavori di costruzione per carpire qualche segreto che mi potrà essere utile in futuro.

Casa nostra, a causa degli spazi ridotti è lunga e stretta, (ma non fatta a barchetta!!!) per questo come la totalità delle case qui intorno è su due piani. La zona notte sopra e la zona giorno sotto.
Siamo fortunati, dice mia moglie, perché abbiamo pure un pezzo di giardino! Praticamente due metri per cinque, che poi in realtà non ci puoi fare niente perché le mura della casa dei vicini cominciano in linea d’aria a tre metri dalla fine della nostra. Il parcheggio è obbligatorio. In Giappone se non hai uno spazio privato all’interno della tua proprietà dove poter parcheggiare l’auto non avrai diritto a comprarla. Quando vai dal concessionario, non sto scherzando, devi portare un documento che dimostri la proprietà di un posto auto. Altrimenti vai di bici perché qui non è permesso parcheggiare in strada!
Ecco, i posti auto si vede che hanno quasi trent’anni da queste parti. I modelli d’auto col passare degli anni sono indubbiamente diventati più ingombranti e spaziosi e la maggior parte del vicinato non riesce nemmeno più a chiudere il cancello lasciandolo quindi perennemente aperto. (Sono cancelli tipo a soffietto però, non rompono le palle da aperti!).

All’inizio la cosa che mi ha colpito di più fu la sensazione di “falso” che si ha quando si vanno ad esaminare nel dettaglio i materiali con i quali sono state costruite queste case. Per noi che siamo stato abituati fin da piccoli ad essere circondati da legno massello, marmo come se piovesse, parquet e pavimenti ceramicati, muri di calcestruzzo, gronde in rame e chi più ne ha più ne metta, diciamo che la delusione può essere forte! Qui fondamentalmente le gronde sono in plastica finto rame, e i pavimenti di laminato, linoleum, finto legno oltre a qualche rara eccezione di vero parquet e tatami nella zona notte e ciò che all’apparenza sembra marmo all’interno delle case, al 90% si rivela plastica! Forse perché il marmo è pesantissimo ed essendo case di legno hanno bisogno di essere costruite con materiali leggeri. Le pareti divisorie sono spesso sottili come o di cartongesso e ricoperte da carta da parati che da noi è decenni che non si utilizza più! Con questo non voglio dire che sia meglio o peggio, anzi… se vogliamo, visto che qui si usa camminare obbligatoriamente scalzi in giro per la casa, il linoleum e il finto parquet sono più funzionali per mantenere  ad una temperatura decente i nostri poveri piedi, e la carta da parati, che qui è un po’ più gommosa della nostra, con un colpo di spugna torna nuova.
Per chiudere il cerchio ecco arrivare la stanza da bagno! I servizi igienici in Giappone sono strutturati in maniera differente ai nostri e devo dire che francamente, ora che ci ho fatto l’abitudine li preferisco. Anche se meno gratificanti visivamente li trovo di gran lunga più funzionali. In effetti andare di corpo e lavarsi il corpo sono due operazioni distinte, che richiedono tempistiche e frequenze differenti, e sopratutto lasciano testimonianze olfattive differenti. Perché quindi inglobare tutto in un unica stanza? Ricordo che da piccolo nella mia famiglia di provenienza eravamo in cinque ed avevamo un solo bagno… Quando volevi lavarti nella vasca (e noi che una volta si aveva più tempo facevamo sempre il bagno, mai la doccia!!) era una tragedia… chi rimaneva fuori cominciava dapprima a bussare con garbo per entrare, magari dopo soli 5 minuti che eri entrato in vasca, poi ad urlare: -Apri!! Agitando contemporaneamente in maniera compulsiva la maniglia (questo suono ce l’ho ancora ben nitido in testa) ed in terzo grado partivano le minacce con annesse ritorsioni psicologiche del tipo ..”se non mi apri subito gli dico alla mamma che cosa hai fatto ieri”! Siccome queste difficilmente funzionavano in quanto nessuno al mondo è santo e la risposta spesso era …. “se tu gli dici quello allora io gli (ad associare il le ad una forma femminile l’abbiamo imparato dopo!!!) dico che tu…” allora si passava alla penultima fase che era quella del sequestro di beni materiali con successiva sevizia nelle camere del diretto interessato! Orsacchiotti e cassette musicali erano le prede preferite! Una volta io e mia sorella tagliammo persino un orecchio (ma non mi ricordo il motivo esatto) all’orsacchiotto di mio fratello!!! L’ultima astuzia, della serie o la va o la spacca era quella di inserire un foglio di carta sotto la porta del bagno, spingere con una matita o un ferro da calza la chiave dalla serratura e sperare che cadesse esattamente sul foglio di carta per poi recuperarlo in velocità trascinando la chiave con lui! Dopo di che era fatta! Tempo 20 secondi e si sarebbe entrati!!! Si lo so, si poteva chiaramente togliere la chiave dalla serratura una volta entrati, ma fondamentalmente stavamo giocando!!!
Comunque sia, quella che da noi è una sola grande stanza da bagno con i suoi contro qui sopra descritti, in Giappone sono due! C’è la stanza apposita per il solo wc, che ho ampiamente e scherzosamente descritto qui qualche tempo fa e la stanza dove lavarsi che praticamente è un box di plastica tutto di un pezzo contenente una micro vasca  chiamata ofuro ed il classico doccino.

Il colore viola dell'acqua è dato dai sali da bagno!

Il colore viola dell’acqua è dato dai sali da bagno!

La cosa che mi ha fatto più strano e se devo essere sincero anche ingiustificatamente un po’ schifo all’inizio è che in Giappone funziona un po’ come cinquant’anni fa da noi! La vasca da bagno ha un suo coperchio ed è elettronicamente tenuta a temperatura e livello costante (a casa nostra 42 gradi centigradi, praticamente mi si stacca la pelle ogni volta che ci entro!!) fin tanto che l’ultimo della famiglia non avrà finito di lavarsi. Non serve tenere monitorato il livello dell’acqua, una musichetta mediante apposito speaker posto in cucina ti avvertirà che la vasca è pronta all’uso. Succede quindi che quando entri nella stanza da bagno, prima ti fai una bella doccia, poi una volta lavato sollevi il coperchio ed entri nella vasca che ha il solo scopo rilassante. Va da se che l’acqua della vasca rimarrà sempre pulita e verrà quindi utilizzata per tutti i componenti della famiglia! In effetti, se penso a quanta acqua ho sprecato in gioventù per poi comunque darmi una risciacquata veloce appena uscito dalla vasca non è una brutta idea! Un altra cosa sorprendente è che, almeno a casa mia, la stessa acqua che si è utilizzata la sera prima per l’ofuro, verrà tramite un apposito tubo di plastica, aspirata il giorno successivo dalla lavatrice per effettuare il prelavaggio della biancheria! Quindi ancora meno sprechi!!! Il secondo lavaggio verrà chiaramente effettuato con acqua pulita! Ah, in Giappone le lavatrici non hanno programmi di acqua calda, funzionano tutte  solo con acqua fredda!!!

Immagine presa da internet

Immagine presa da internet

Un altra cosa che mi piace molto e che ahimè nelle case delle nuove generazioni sta praticamente sparendo a discapito dei tavoli normali è il Kotatsu. Un tavolino alto circa 50 centimetri da terra che è avvolto ai lati da una coperta termo riscaldata e che viene usato, almeno a casa mia per mangiare a colazione pranzo e cena. E’ praticamente l’equivalente del nostro tavolo da pranzo solo che praticamente si mangia seduti per terra o su dei cuscini vista l’altezza dello stesso. Una volta finito di cenare si rimane con le gambe al caldo a chiacchierare e guardare la tv! Da me è buffo perché quando mangiamo, noi tutti siamo seduti a terra eccetto il cane che è sdraiato sul divano della sorella di mia moglie che è finito a casa nostra dopo un trasloco ma che non usa nessuno tranne lui!

Essendo in legno questa casa è molto sicura ed elastica in caso di terremoti, ma di contro mi lascia quella perennemente sensazione di vivere in un camper che tanto mi ricorda i trascorsi australiani. Le scale per arrivare in camera mia al secondo piano (in realtà sarebbe il primo ma in Giappone il piano terra è considerato primo piano) sono ripidissime e scricchiolanti. Penso che se fossi stato adolescente in questa casa avrei avuto seri problemi di sopravvivenza dopo alcune serate giuste passate al pub! Da sobrio faccio fatica a scenderle senza scivolare e comunque riuscire a farlo senza far sentire agli altri che lo stai facendo è fisicamente impossibile. Così come è impossibile mantenere una certa privacy. Praticamente, anche in solitudine, qualsiasi cosa fai è intuibile, qualsiasi movimento viene percepito nelle stanze affianco e qualsiasi non movimento è perciò sospetto!! Ma ormai, anche di questo mi sono abituato. Ciò di cui ancora non mi sono abituato è vivere l’inverno qui!
In Giappone non hanno sistemi di riscaldamento come i nostri. Non esiste che tutte le stanze vengano scaldate contemporaneamente, evidentemente la considerano una bestemmia! Ogni stanza viene scaldata singolarmente e solo quando si è presenti nella stessa. Anzi, nel caso delle camere spesso una volta coricati si spegne ogni forma di riscaldamento preferendo aggiungere una marea di strati di coperte al letto, che rendono ancora più dura la pratica di alzarsi il mattino, piuttosto che lasciare accesi i riscaldamenti per tutta la notte. Gli elettrodomestici per scaldare un ambiente possono essere molteplici, dai condizionatori a pompa di calore, alle stufette elettriche passando per le ben più diffuse stufe a nafta che scaldano velocemente, consumano poco ma ti impuzzolentiscono la camera in una maniera impressionante! Chiaramente io uso quest’ultime!!
Concettualmente non è nemmeno sbagliato scaldare solo la camera che si utilizza, ma…. c’è un ma! Nonostante io sia tornato in Giappone ormai da tre mesi probabilmente il mio corpo è rimasto con il fuso italiano e come spesso mi capitava anche in Australia, mi sveglio dalle due alle tre volte a notte per fare pipì! In Australia era semplice, spesso dormivo in mezzo alla natura, bastava aprire la portiera del camper, fare un metro a piedi e pisciare ad una temperatura esterna di 25 gradi centigradi mediamente! Qui è tutto diverso! Devo alzarmi, spostare 15 chilogrammi di coperte, fare i conti con lo shock termico della mia camera, arrivare alla porta, fare queste scale infernali al buio per non destare sospetto e arrivare a tastoni fino al bagno. Li la temperatura è praticamente di 2 gradi centigradi ed ormai se devo essere sincero ho imparato a pisciare da seduto perché so che tanto ci metterei più tempo a cercarlo e convincerlo ad uscire!!! La tavoletta poi è termo riscaldata e il contatto freddo caldo delle mie natiche con lei mi provoca diavoletti e conseguente attacco di dissenteria! Insomma, in Giappone è un incubo se ti scappa d’inverno e di notte!!

Woody, il cane di famiglia!

Woody, il cane di famiglia!

Per il resto diciamo che è tutto quasi nella norma! Si, i soffitti sono un po’ bassi se paragonati ai nostri ma in realtà qui è tutto proporzionato! I tavoli son bassi, le sedie non ci sono, le persone son piccine e persino i cani che scelgono hanno le gambe proporzionate ai loro tavolini!! Questo qui a fianco è il mitico Woody, il cane di famiglia! 13 anni e non sentirli!!

La dispensa di casa mia!

La dispensa di casa mia!

Ah, io in cucina ho una botola sul pavimento che se aperta mi porta in una dispensa di un metro per un metro circa dove mettere il cibo a lunga conservazione!!! Anche questo è Giappone!

Ultima differenza che purtroppo ultimamente ho constatato e che non sta tanto nella casa quanto negli usi e costumi giapponesi è la celebrazione del defunto.  Questa funzione non avviene solamente il giorno del funerale bensì per il resto della loro vita. A casa mia, come praticamente in ogni casa giapponese, dopo la morte di mio suocero è arrivato un piccolo altarino di legno che noi abbiamo scelto di posizionare in sala, con all’interno parte delle sue ossa cremate, qualche foto e  giornaliere offerte di cibo. Non passa giorno che mia suocera non offra in dono a lui e ai suoi genitori scomparsi parecchi anni fa, del cibo e un buon bicchiere di thè caldo. Potrà sembrare assurdo ma così facendo a mio avviso il ricordo rimane più vivo e la presenza del compianto è percepibile più forte che mai. Io per esempio, in quella sala da pranzo, non riesco più a fare “cose” con mia moglie tanto avverto la Sua presenza. Potrà sembrare controproducente, ma  sotto questo aspetto sposo pienamente la filosofia giapponese.

Oh, ha giusto smesso di piovere! Vediamo se riesco ad alzare il culo dal pavimento ed andare a fare una corsetta!!!!

Ciao!

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Giapponesi brava gente? Truffe in Giappone.

Sembravano buoni! Avevo in mente di comprarli ma... secondo voi quanti ce n'erano dentro? Non mi sono fidato!!!

Sembravano buoni! Avevo in mente di comprarli ma… secondo voi quanti ce n’erano dentro? Non mi sono fidato!!

Nel nostro immaginario  il Giappone è considerato un paese che fa dell’onestà dei propri cittadini uno dei principali punti di forza. Un isola dove la criminalità è inesistente, la violenza è nulla e l’efficenza delle istituzioni eretta ai valori massimi. A parti invertite, l’Italia è ancora considerata il bel paese, dove la gente è allegra,  amichevole col prossimo e sempre pronta a far festa.

Gli stereotipi hanno questo potere! Rendono l’erba del vicino sempre più verde, o sempre più blu, come dicono qua in Giappone. Chissà perchè poi… avranno mica frainteso le strofe di una nota canzone di Rino Gaetano?!!!

Così come non è sempre vero che noi siamo tutti allegri e sorridenti,  (anzi ultimamente purtroppo sempre più tristi e incazzosi), anche per il Giappone non è tutto oro quel che luccica!

(15/12/20013 00.15. Mentre scrivo queste righe una cosa devo però confermarla… ha appena finito di tremarmi la casa! I terremoti in Giappone sono davvero una calamità con la quale si deve imparare a convivere!)

Ma torniamo ai luoghi comuni: E’ vero che non appena si mette piede in Giappone si è pervasi da un senso di sicurezza che non ci abbandona mai fino al ritorno a casa,(peggio ancora se si è costretti a tornare in treno dall’ aeroporto!!), ma è vero anche che da queste parti, tutto ciò che non è bene  accade in perfetto stile nipponico, in silenzio, in maniera composta, senza strilli o spargimenti di sangue.

Qualche tempo fa ho pubblicato un post dove descrivevo lo svolgimento di un funerale giapponese e mi ero ripromesso di integrarlo successivamente con un altro post dove avrei elencato  varie truffe nelle quali si può incappare quando ci si trova nella condizione di dover organizzare una cerimonia di quel tipo.

Come accennato sopra, al giapponese non piace dare in escandescenza, arrecare imbarazzo o mettersi in ridicolo di fronte alla massa. E’ inoltre diffidente di natura nei confronti di qualsiasi situazione esuli dalle normali procedure standard  pertanto difficilmente potremmo assistere a scenette modello napoletano con tanto di gioco delle tre campanelle o pacco del mattone. Nessuno presterebbe attenzione ad un estraneo che sta facendo qualcosa di inusuale ai margini di una stazione.

Ciò non toglie che le truffe siano all’ordine del giorno anche  qui. Sono solo strutturate in maniera differente, come diversa è la maniera di usare violenza sul prossimo e inversamente proporzionale è il concetto di efficenza delle istituzioni se visto dagli occhi di un cittadino giapponese piuttosto che un residente straniero.

La sensazione, una volta messo piede in Giappone, di essere entrati in uno dei luoghi più sicuri al mondo è data dal fatto che le violenze fisiche e verbali praticamente non esistono, o sono comunque confinate a piccolissime realtà. Perfino gli ubriachi nelle loro esternazioni alcoliche sono molto rispettosi  del prossimo e la loro vicinanza difficilmente provoca in esso quella palpabile sensazione di pericolo imminente che spesso avvertiamo (almeno io) nelle nostre città, quando camminando la sera incrociamo un gruppo di ragazzi alticci. Esiste qui però un altro tipo di violenza, difficilmente riconoscibile alla vista, ed è quella psicologica. Sul lavoro, a scuola, nei ranghi societari, la violenza psicologica in Giappone è presente in maniera predominante e arriva laddove quella fisica nemmeno si sognerebbe di arrivare. Uno schiaffo lo si riconosce subito, è violenza palese, nella gestualità, nel  immediato dolore, nel rumore, ma fortunatamente è confinato a se stesso, prima o poi il dolore passa e tutto torna come prima. Le violenze che molti lavoratori sono costretti a subire giornalmente dai propri datori di lavoro o dalla società hanno ripercussioni ben più gravi nel proseguo delle loro vite  e sui loro ego, ma tutto accade in silenzio, nell’anonimato, e quindi fondamentalmente, in perfetto stile giapponese. Tutto va bene insomma, al massimo che vuoi che accada, una manciata di minuti di ritardo del treno del lunedì causa suicidio, ma la città almeno è tranquilla, è un posto vivibile! Perchè la violenza rimane comunque una valvola di sfogo dell’essere umano, e se non è fisica… beh in qualche altra maniera bisogna sfogarla!

20/01/2014

Inizialmente avrei voluto dedicare queste righe solamente alle truffe perpetrate dai giapponesi in ambito funerario, pertanto mi sono deciso ad aspettare almeno 49 giorni dalla scomparsa di mio suocero così da chiudere definitivamente quasi ogni pratica con la ditta cerimoniante onde evitare ulteriori integrazioni o sorprese, ma siccome  nel frattempo ho riscontrato altri tipi di inganni ed alcuni atteggiamenti che mai avrei pensato, sopratutto nelle piccole cose, mi sono deciso ad allargare il raggio della mia polemica destinato a far vacillare almeno per il sottoscritto il binomio giapponesi, brava gente!

Ci tengo inoltre a fare un altra precisazione per non sembrare colui che appena mette piede in un paese diverso dal proprio ha già capito tutto di come va la vita da quelle parti e comincia a sparar sentenze.

Io non sto giudicando in nessun modo la società giapponese, semplicemente esprimo una mia opinione, chiaramente influenzata dai valori con i quali sono cresciuto che mi fanno vedere strana, migliore o peggiore una situazione in base alle esperienze vissute sin d’oggi dal sottoscritto.

E’ molto importante capire la differenza fra giudizio ed opinione, che spesso sta nelle sfumature della letteratura italiana, e  nemmeno viene colta ma a mio avviso è di vitale importanza nel descrivere, approvando o meno una qualsiasi cosa, persona o pensiero nel pieno rispetto di ciò.

Dove c’è un opinione, è presente anche una forma di rispetto per quella altrui.

Dove c’è un giudizio, viene a mancare questa forma di rispetto e l’opinione altrui va a morire. Come spesso il proseguo di una conversazione civile.

Con un esempio banalissimo, se io esclamo:

– Tu sei un ignorante!

questo è un giudizio bello e buono! Tu che lo ricevi ti senti offeso perché non c’è via di fuga o dialogo. Sei un ignorante punto e basta!! Ma se io esclamo:

– Io penso che tu sia un ignorante!

beh, le cose cambiano! Chiaro, sempre un ignorante rimani per me! Ma mentre nel primo caso lo do per certo, e lo sentenzio con un giudizio, nel secondo esprimo una mia opinione lasciando aperte anche interpretazioni differenti da parte del prossimo. “Io penso che tu sia ignorante ma non è detto che tu lo sia”! Magari sono io che non riesco a capire le tue esternazioni! L’interlocutore poco attento si soffermerà solo sulla parola ignorante e in entrambi i casi riferirà…. Mi ha detto che sono ignorante! Ma non è così!

Un esempio che mi infastidisce parecchio è:

“La cucina italiana è la migliore del mondo.” Questo giudizio a mio avviso è privo di fondamento, indipendentemente dal soggetto, (poteva essere quella francese, giapponese o messicana) in quanto non argomenta sotto quali aspetti è la migliore, potrebbe essere la più saporita, ma non è detto che sia la più salutare. Se uno da più importanza al benessere fisico piuttosto che al gusto probabilmente si troverà in disaccordo. La trovo inoltre piena di arroganza e superficialità. Cosa si vuol rispondere ad una affermazione che lascia non spazio a repliche! Preferisco di gran lunga esternazioni del tipo: “La cucina che preferisco è quella italiana”. Si lo so, sono piccolezze, ma io onestamente queste cose le guardo, e mi ci soffermo parecchio. Da un esclamazione all’apparenza uguale ma detta in questi 2 modi diversi  riesco a capire molto sulla persona che ho di fronte!

Detto ciò torniamo alle truffe che sennò qua si fa notte!

Nel post precedente ho descritto in maniera dettagliata l’iter da seguire per organizzare un funerale in Giappone. Sintetizzandolo brevemente, possiamo dire che una volta accertato il decesso, si sceglie una ditta cerimoniale, l’equivalente delle nostre pompe funebri e ci si affida alle loro mani. Pensano praticamente a quasi tutto loro.  Dal contattare il comune di residenza per notificare la morte, ad allestire la struttura  dove avrà luogo il funerale passando per l’invio dei “regali di partecipazione” a parenti ed amici.

Se si guarda nella sua completezza, il funerale da queste parti è un business che mediamente tocca i ventimila euro a cerimonia, (dati forniti dalla ditta Cerema prendendo in esame una famiglia di ceto medio che non vuol farsi mancare nulla ma non fa nemmeno nulla di ecclatante). Si, a noi sembrano tantissimi ma qui davvero il funerale è una sorta di matrimonio dove si mangia e si dorme assieme ai famigliari più stretti, poi si mangia ancora durante  la cerimonia dei 49 giorni,  poi ci sono da pagare le controfferte in regali alle offerte economiche dei partecipanti, l’altare da installare in casa dove mettere a riposare le ceneri, insomma, capite bene che un business di così alte portate economiche generi concorrenza e parecchi occhi puntati.

Ecco perché non è difficile imbattersi in figure simili ai nostri agenti assicurativi che, anche se in famiglia tutti scoppiano di salute, ti suonano il campanello di casa proponendoti di diventare socio della tal ditta cerimoniale prima del tempo per usufruire dei vantaggi del caso. Con una piccola quota mensile obbligatoria da versare ogni mese dal momento della stipula si avrà uno sconto di tot. mila euro al momento della prossima dipartita, senza contare che tutte le rate versate dal quel momento in poi verranno scalate dal conto finale, un affare no?

Peccato che molti di questi agenti siano falsi! Noi stessi una volta avviate le pratiche con la ditta Cerema, siamo stati contattati da un funzionario di tale ditta per  avvertirci che era in corso una promozione last minute. Se avessimo pagato il conto in contanti quel pomeriggio (2 gg prima del funerale) avremmo ricevuto uno sconto di cinquemila euro sul prezzo finale! Chiaramente si rivelò una bufala! Il funzionario che ci era stato affidato per la funzione ci confermò che purtroppo questo genere di truffe sono all’ordine del giorno!

Un’altra cosa che mi è piaciuta poco, anche se non si tratta di vera e propria truffa ma solo di mancanza di buon senso è il continuo ritrovarsi nella cassetta della posta, sia nei giorni precedenti al prevedibile decesso che in quelli successivi una miriade di depliant stile “negozi expert” o “esselunga” che ci indicavano quanto sarebbe stato bello ed economico avvalersi del loro servizio funerario!

La sera precedente alla cremazione è una delle più pericolose per l’incolumità della casa di famiglia. Ormai nel quartiere si è sparsa la voce (anche tramite lettera da parte del comune di appartenenza) che il Signor tal dei tali è venuto a mancare e che i funerali si svolgeranno il giorno X alle XX, un po’ come da noi. Solo cha qui è tradizione risaputa che la notte prima del giorno X i famigliari dormano assieme al defunto per l’ultima volta all’interno della struttura atta ad ospitare la cerimonia. Questo per un malintenzionato si traduce in una sola cosa… la notte prima della sera X quella casa sarà disabitata! Le case giapponesi, almeno nel mio quartiere residenziale della periferia di Kyoto non sono esattamente a prova di ladro, anzi! Io non lo sono ma penso che potrei entrare senza nessuna difficoltà nella maggior parte delle case del vicinato. I cancelli sono alti al massimo un metro e comunque sia praticamente nessuno ha una serratura o un lucchetto. Le pareti sono facilmente arrampicabili e la maggior parte delle finestre non sono dotate di scuri. Molte sono ancora di plexiglass e i doppi vetri penso arriveranno nel 3000!!!

Ecco perché succede, ed è successo di sentire di furti proprio durante quella notte. A casa nostra fortunatamente non è accaduto nulla, anche perché nel dubbio mio cognata ha preferito rimanere a casa a dormire con il suo fidanzato per badare al cane che secondo loro, essendo vecchio,  non può sopravvivere una notte da solo!

Alle cerimonie ora tutto viene registrato. Chi sei, parente o amico di chi e che regalo porti. Tradotto in soldoni …. quanti soldi ci hai dato? Questo è importante perché a fronte di un offerta di cento euro dovrà corrispondere da parte della famiglia un contro regalo, non in denaro, del valore di almeno cinquanta euro. Fino a qualche decennio fa, mi raccontava un parente di mia moglie, le offerte avvenivano in busta chiusa e alla consegna di tale busta alla reception della struttura si riceveva  un pacco contenente il contro regalo, cosa che adesso avviene a posteriori e tramite posta. Questo faceva si purtroppo che parecchi matrimoni o funerali si portassero in dote anche qualche imbucato!

L’invio di questi contro regali salvo diverse disposizioni spetta alla ditta cerimoniale che, dopo aver rilasciato un catalogo alla famiglia stile “ikea” si incaricherà di spedire gli oggetti indicati alle persone corrispondenti. All’interno del catalogo ci sono per esempio kit di asciugamani di differenti qualità che vanno dalle venticinque alle duecento euro. In passato è stato dimostrato che alcune ditte cerimoniali facevano la cresta non solo sul prezzo di vendita dell’articolo, ma anche sul prodotto vero e proprio. Mettiamo il caso che io abbia ordinato per un mio parente un kit di asciugamani dal valore di cento euro (difficilmente quantificabile agli occhi del mio parente a meno che non abbia lo stesso catalogo!!). Il parente che riceverà il kit, penserà che quegli asciugamani valgano cento euro perché la sua offerta è stata di duecento euro! Semplice no? Ma purtroppo è accaduto e accade tuttora che vengano spediti intenzionalmente regali dal valore da venticinque euro per esempio a fronte di offerte del valore di cento euro che avrebbero dovuto ricevere invece un contro regalo di cinquanta. Solitamente nessuno verifica queste cose anche perché fa brutto che le due famiglie si chiamino per verificare il contenuto del pacco ed il suo effettivo costo, ma purtroppo succede anche questo!!!! In Giappone!!!

Proprio qualche sera fa seguivo (si fa per dire!! guardavo le immagini e mi facevo tradurre da mia moglie) alla televisione un programma che metteva in guardia i telespettatori sulle nuove truffe in circolazione perché pare sembrino aumentare sempre di più. Era una specie di “ultimo minuto” dove degli attori ricostruivano storie di recenti truffe andate a buon fine e non.

La più famosa rimane sempre quella chiamata io io! Dove ad essere presi di mira sono spesso anziani soli e psicologicamente instabili. Si chiama così perché allo squillare del telefono l’interlocutore risponde semplicemente … io, sono io! senza lasciare indizi, al che l’anziano ipotizza il nome di un figlio o un parente lontano e il truffatore conferma dicendo che non può dilungarsi troppo in spiegazioni, che è urgente e che ha bisogno di una grossa somma di denaro. Giocano sulla velocità, sull’effetto sorpresa e tempestano l’anziano di chiamate ogni 10 minuti per non lasciargli il tempo di organizzarsi mentalmente e scoprire il raggiro. Una volta si facevano mandare i soldi direttamente su conti correnti ma ora grazie a controlli più severi dicono che manderanno un amico fidato a prelevare i soldi per loro!

Ci sono poi i finti esattori delle tasse che hanno scoperto un ammanco e chiedono un condono immediato onde evitare sanzioni penali, finti assicuratori, falsi investitori, insomma dai, diciamo che sotto questo aspetto ci si sente finalmente a casa!!

Non potevano mancare anche le truffe stradali, come quella dello specchietto retrovisore o del falso incidente. In questi casi, anche se il malcapitato autista capisce che si tratta di una bufala spesso preferisce pagare una cifra bonaria, di solito non superano mai qualche centinaia di euro, piuttosto che rischiare  grattacapi più seri. Il giapponese odia il confronto e spesso sembra che questo genere di truffa sia legato a clan della yakuza o figli degli stessi. Anche a mio suocero capitò una cosa simile proprio pochi anni fa. In una stradina stretta incrociò una vettura e nel mentre un ragazzo in motorino calciò appena la macchina di mio suocero tanto da provocare un rumore da contatto. Il ragazzo dell’auto si fermò e disse che per colpa di mio suocero il suo specchietto era scoppiato e di favorirgli 100 euro altrimenti avrebbe chiamato la polizia. Lui, passato lo shock iniziale, immaginò che si trattava di una truffa anche perché la macchina era già danneggiata di suo  mentre la propria era immacolata ma preferì comunque pagare per non avere questioni. Purtroppo è un ragionamento comune a molti. E se sei straniero, mi dicono, conviene fare così anche a te perché al 99,9% il torto sarà tuo. Fortunatamente queste cose non capitano spesso e sono relegate in alcune aree note delle città, ciò non toglie che accadano!

Assodato tutto ciò, mi sono messo nel mio piccolo ad osservare alcuni micro dettagli che solitamente possono passare inosservati ma che non hanno fatto altro che confermare quanto emerso finora. Per esempio ho notato che quasi tutte le strutture pubbliche che mi circondano sono costruite e pensate per arginare il più possibile qualsiasi fenomeno di mala società, come se di base sapessero che se il cittadino ha la possibilità di fare il furbo, facilmente lo farà. Della serie… l’occasione fa l’uomo ladro!

Sono piccole cose davvero, però per esempio…

I parcheggi… in Giappone, a differenza che in Italia è vietato parcheggiare in strada. Ci sono parcheggi a pagamento ovunque e l’auto va necessariamente parcheggiata li. La maggior parte sono automatizzati, con la classica sbarra oppure dispongono di un sistema che rende pressoché impossibile “rischiarla” come si dice da noi. Ovvero si parcheggia l’auto superando delle barriere metalliche poste a metà del proprio posto auto. Dopo qualche minuto, un sensore che ha rilevato un attraversamento di peso superiore ad un certo limite, fa alzare queste barriere facendo si che tocchino il fondo della propria vettura. Solo tramite pagamento del posto auto corrispondente nel parchimetro apposito queste barriere torneranno nella posizione iniziale e ci sarà possibile riprendere la marcia! Geniale no?

Autobus. Prendere l’autobus in Giappone non è come in Italia. Si entra da una sola porta, quella anteriore e si esce dalla stessa porta. Sia al momento dell’entrata che in quello dell’uscita dovremo esibire il nostro biglietto all’autista, nonché controllore, per verificare tramite macchinario apposito che il prezzo del biglietto sia compatibile alla lunghezza della corsa.

In palestra. Nella palestra dove vado io, all’ entrata c’è un grande porta ombrelli. Diverso da quelli che abbiamo noi nei quali infili  in un calderone il tuo e poi preghi sperando di riuscire a trovarlo, sempre se ti ricordi come è fatto! Qui ad ogni ombrello corrisponde un buco e un apposito lucchetto, ecco quindi che una volta lasciato il tuo ombrello preleverai la tua chiave e sarai sicuro di riscattarlo all’uscita. L’entrata è obbligatoriamente accompagnata da una tessera, se non ce l’hai non entri. Se è scaduta, non esiste il “ti porto i soldi la settimana prossima”, non entri. Negli spogliatoi gli armadietti si aprono e si chiudono con la medesima tessera e in bella mostra c’è un ampio porta giacche che grazie ad un ingenioso sistema con filo di acciaio da infilare nella manica della giacca e successivamente ad un lucchetto, l’assicura in modo che nessuno possa portartela via.

E allora io mi sono chiesto…. ma se i giapponesi sono così onesti, perché tutte queste precauzioni? Non sarà che sono onesti perché non possono fare diversamente?!!!

A fianco alla sala pesi c’è uno stanzino con 6 poltrone massaggianti. La sala pesi è immensa e quindi c’è spesso la fila per potervi accedere, anche perché il servizio è incluso nel prezzo. Ecco perché prima di entrare c’è una lavagna magnetica dove scrivere la propria iniziale, l’orario di entrata e l’orario di uscita. Ad ognuno è concesso un massimo di 20 minuti continuativi di massaggio al giorno. Quindi se sono le tre del pomeriggio io in corrispondenza della poltrona libera, per esempio la 6, dovrò scrivere: A 15.00 : 15.20 . Una volta finito il tempo uscirò e cancellerò il mio nome e tutto il resto liberando di fatto la sedia numero 6. Ho notato, e ci sto sempre più attento perché mi piace molto monitorare questa cosa, che, a differenza mia che data la mia condizione di straniero  arrotondo sempre in difetto, un cliente su cinque ( la maggior parte sono anziani), se arriva alle 15.00 si guarda intorno e scrive 15.10 : 15.30, rubando così di fatto 10 minuti ad un ipotetico successore. Oppure scrivono corretto ma finiscono cinque minuti più tardi comunque. Ce n’è una in particolare che, poco prima che finiscano i suoi 20 minuti se ne esce furtivamente aspettando il momento adatto e con aria circospetta aggiunge spesso altri 20 minuti!!!

Sono tutte piccolezze è vero, ma questo  a mio avviso la dice lunga sul perché tutto è impostato affinché non ci siano margini di furbata! Appena è possibile ecco che anche il Giapponese si riscopre Italiano!!!

E allora forse è vero che nonostante indubbie differenze culturali tutto il mondo è paese. Bisognerebbe capire soltanto  se il sistema migliore per far andare avanti una società è quello basato sulla fiducia, come in Italia, dove si è arrivati al punto che non ci si fida più di nessuno, tanto che se si paga il biglietto dell’autobus ci si sente quasi delle mosche bianche perché non lo fa nessuno e tanto non ci controlla nessuno o quello basato sul controllo e la repressione come in Giappone dove tutto agli occhi del mondo sembra funzionare alla perfezione ma nel quale ci si sente sempre di più come Winston Smith protagonista del celebre romanzo di George Orwell 1984.

Per la mia breve ma significativa esperienza di vita penso che la soluzione non sia tanto da ricercare nella fiducia piuttosto che nella repressione quanto nell’uguaglianza sociale e nella possibilità di un individuo di raggiungere la propria indipendenza e realizzazione personale attraverso i mezzi che la società gli consente legalmente di utilizzare. Si perché alle volte la trasgressione è semplicemente un’infantile forma di protesta derivata da frustrazioni personali e presunti  torti subiti da parte della società nei nostri confronti

P.S. Continuate a leggere questo blog perché è il migliore del mondo!

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Un funerale giapponese

Come si organizza un funerale in Giappone? Dove si svolge? Quanto dura?

Ho avuto la sfortuna di partecipare ad un funerale giapponese dopo sole due settimane dal mio ritorno a Kyoto. Se da una parte è stata un esperienza interessantissima e formativa, dall’altra parte trattandosi di una persona a me molto cara, ne avrei fatto volentieri a meno.

Ho riscontrato parecchie differenze tra un rito funebre classico italiano ed uno giapponese pertanto ho deciso di riportarle qui per non perdere il ricordo di questa istruttiva, seppur dolorosa, vicenda.
Nel caso in questione si è trattato di un funerale con rito buddhista, di gran lunga il più diffuso nell’isola a discapito di quello shintosista.

Mio suocero dopo settimane di agonia è spirato in casa. Nonostante fossimo al corrente della sua condizione, la morte ha la perfida abilità di coglierti sempre di sorpresa, non si è mai pronti a queste cose. Dopo i primi istanti di panico, lacrime e disperazione era già tempo di organizzare la sua cerimonia.
Sono cose che davvero esulano dalla concezione umana. Sei li, in stato di shock, inerme di fronte ad un corpo privo di vita che fino a qualche istante prima rappresentava tutto per te e ora non hai nemmeno il tempo di piangere che devi provare a riordinare le idee, alzare una cornetta, comporre chissà quale numero e cercare il bandolo della matassa.

Fortunatamente la clinica privata che teneva in cura mio suocero ci ha dato una grossissima mano in questo. Incapaci di trovare ulteriori soluzioni, la prima chiamata fu indirizzata a loro. A dire il vero, in cuor nostro era più viva la speranza che in qualche maniera sarebbero riusciti a far ripartire il cuore del nostro compianto piuttosto che una richiesta d’aiuto nel disbrigo pratiche, ma chiaramente questo non fu possibile. L’inserviente della clinica invece, una volta stabilito il decesso, con molta lucidità, senza chiedere nulla cominciò a dare il via a tutto ciò che ne consegue.

Senza rendercene conto, dopo nemmeno un’ora dal suo arrivo, il corpo di mio suocero era già stato amorevolmente lavato e vestito. Lettino speciale, macchinari e tutto ciò che potessero riportare la nostra mente alla sua sofferenza spariti (riportati in clinica da personale specializzato in quanto presi a noleggio) e mentre Mayumi ed io ci dirigevamo in comune e all’ospedale a dichiararne il decesso, l’inserviente istruiva mia suocera sulle varie compagnie di pompe funebri che qui hanno un ruolo veramente fondamentale per il proseguo di tutto. Nel frattempo mio suocero era stato adagiato su un futon (materasso tipico giapponese) in salotto dove stava cominciando la visita dei primi parenti.

Scegliere la compagnia di pompe funebri giusta non è molto facile, al contrario di quanto si possa immaginare, il Giappone è pieno di gente disonesta e senza scrupoli, ed affidarsi alle mani sbagliate può rappresentare un mezzo disastro in questi casi. (scriverò poi un breve post in cui descrivo una serie di truffe legate a questo mondo che possono capitare e ci potevano capitare!).
Fortunatamente il fratello di mio suocero in passato aveva lavorato nella più grande agenzia di cerimonie della zona e quindi, una volta contattato lui ed il direttore, con l’approvazione dell’inserviente che ne confermò la serietà, scegliemmo quella.

Da quel momento in poi saremmo stati affidati in tutto e per tutto da un tutor di riferimento per qualsiasi nostra esigenza.

Ricordo ancora mia suocera, mia moglie e i suoi fratelli, a 4 ore dalla morte, con gli occhi ancora gonfi di lacrime, seduti nella stanza accanto con lui, dove fino a poco prima risiedeva mio suocero, discutere impassibili sul da farsi davanti a cataloghi carte e via discorrendo. Chissà dove si trova la forza in quei momenti. Probabilmente, dal troppo dolore, la nostra parte sensibile per un attimo si disconnette dal resto del corpo e lascia che sia quella cinica e razionale a prendere il sopravvento, almeno per un pò.

La sera stessa, un funzionario della agenzia, di verde vestito, in maniera molto simile ad un nostro sacerdote, venne a casa nostra, e dopo aver allestito un piccolo altarino affianco al corpo di mio suocero, imbandito di fiori, incensi e del cibo, ci invitò tutti a pregare assieme e per lui.

Ovviamente, come da tradizione, in Giappone si prega in ginocchio, e i semplici cuscini di tutti i giorni non vanno bene per tale scopo. Vanno comprati quelli adatti… molto costosi!

Il giorno successivo mentre la famiglia veniva incessantemente tampinata dal tutor dell’agenzia, che oltre al lato organizzativo della cerimonia, spiegava in maniera molto esaustiva anche i successivi passi burocratici che avrebbero dovuto sostenere, quali cambio intestazioni utenze, chiusura assicurazioni varie ecc.. funzionari della stessa agenzia venivano ogni sei ore a cambiare il ghiaccio secco che nel frattempo era stato adagiato sulla salma per mantenerla in buono stato.

In quel giorno, il nostro comune di residenza, Uji, metteva una lettera nelle cassette delle poste di tutti i facenti parte, per annunciare il decesso e luogo della cerimonia.

Passate due notti dalla morte, decisi anche gli ultimi dettagli organizzativi, è tempo di lasciare la casa per dirigersi al luogo prescelto per la funzione, ovvero la sede dell’agenzia.

In Giappone questi luoghi sono immensi, molto più simili ad hotels a 4 stelle piuttosto che a luoghi di culto e preghiera. Anzi, direi proprio che quello in questione, non aveva nulla a che invidiare alle migliori Ryokan nelle quali sono stato in questi anni.

Veniamo subito accompagnati nella nostra stanza. Questo è il giorno dedicato alla famiglia nel senso più stretto del termine. Marito, moglie, figli ed eventuali cognati.
Secondo la cultura buddhista corpo e anima sono strettamente correlate tra loro, e si pensa, (ma lo si pensa davvero, l’ho percepito!) che l’anima del defunto rimanga accanto al corpo anche nei giorni successivi alla sua dipartita, per questo, sia le due notti successive al decesso, che questa precedente la cremazione, la famiglia non lascerà in solitudine il cadavere per un attimo. L’ultima notte, dormiremo tutti assieme a lui, nella stessa stanza. Trattasi infatti di uno spaziosissimo open space, in perfetto stile giapponese, completo di tutti i comfort, tv, frigo bar, jacuzzi e yukata per dormire.
La bara contenente il corpo del defunto è deposta in una specie di altarino all’interno di una nicchia ben illuminata e visibile da ogni punto della stanza. Anche qui, accanto ad incensi ed omaggi floreali, è il cibo a farla da padrone, con offerte di ogni genere in omaggio a ciò che piaceva al defunto in vita. Nel nostro caso, birra, sachè, frutta e riso l’hanno fatta da padrone.

Neanche il tempo di arrivare ed è già tempo di assistere al lavaggio del corpo. Questa pratica è in realtà facoltativa dato che da prassi viene comunque effettuata a poche ore dalla morte ma, come immagino sia opinion diffusa, inutile lesinare in questi casi.
Veniamo fatti accomodare in una stanza che ha più l’aspetto di una beauty farm piuttosto che di un obitorio. Luci soffuse, chromo e aromaterapia avvalorano questa mia convinzione.
Al centro della stanza una vasca da bagno con all’interno il defunto coperto solo da ascuigamani su petto e parti intime. L’iniziazione spetta a noi. Con la mano opposta a quella che usiamo nella vita di tutti i giorni (io sono mancino e quindi ho usato la destra) prendiamo un particolare mestolo in bamboo e dal basso verso l’alto (quindi dai piedi fino al petto) cospargiamo d’acqua il defunto senza mai interromperne il flusso e l’andamento. Una volta ciascuno.
Finito ciò due inservienti cominciano a lavare accuratamente il corpo con acqua sapone e shampoo. Gli vengono perfino tagliate le unghie di mani e piedi! Il contrasto tra la naturalezza di questi gesti ed il fatto che il corpo sia privo di vita e di li a breve verrà cremato mi lascia inizialmente perplesso.
Al momento della vestizione veniamo accompagnati fuori e saremo richiamati al suo cospetto dopo pochi minuti per adagiare all’interno della bara qualche affetto personale che possa ricordarlo. Occhiali, maglie preferite, cappelli sono ok. Materiali ad altro contenuto cartaceo o plastico non sono adatti e ne capirò poi il perchè.

E’ tempo di tornare in camera e prepararsi per la prima delle tante cerimonie che si susseguiranno in questi giorni.

Una volta vestiti di tutto punto, rigorosamente in nero, siamo pronti per essere accompagnati nella sala funzioni. Un enorme palco ricoperto di fiori e offerte in cibo avrà al suo centro la bara con il defunto. Durante questa prima funzione, parenti, amici e vicini di casa saranno presenti per un onorarne il ricordo e compiangerlo assieme alla famiglia.
Un banchetto verrà allestito in entrata a mò di giudici di X factor ed accoglierà ogni persona in arrivo registrandola con nome e cognome e catalogandone l’offerta. Si perchè essendo queste cerimonie più simili a matrimoni, anche ai funerali qui si usa fare un offerta alla famiglia per sostenere i costi della funzione.
Veniamo velocemente istruiti sul modo di intrattenere gli ospiti durante tutta la durata della cerimonia. Penso nello specifico di aver dovuto fare circa quattrocento inchini in due ore. Un pò come da noi quando si va a ricevere l’ostia, qui ad uno ad uno ci si alza per rendere omaggio alla salma cospargendo dell’incenso in polvere su una pietrina fumante, e per ognuno di loro, i familiari maschi, rimasti in piedi mentre tutti gli altri giacciono seduti, devono fare un inchino all’inizio rito e alla fine di questo rito.
Finita la cerimonia, il personale della struttura regalerà ad ognuno un sacchetto con dei souvenir recante la scritta: Ti sei trovato bene con noi? Tienici presente in futuro. – Ah, dove non arriva il business, aggiungo io!!!

A questo punto amici e colleghi salutano e se ne vanno mentre i parenti, compresi fratelli e cugini raggiungono la salma con i familiari più intimi nella loro stanza e cenano assieme. (noi l’avviamo fatto a base di sushi).

La notte verrà invece passata solo tra i familiari più stretti. Tradizione vuole che sia un veglione di gruppo, infatti nel nostro caso spenderemo quasi tutta la notte a bere, ridere e scherzare ricordando aneddoti divertenti passati assieme al defunto. Sembra assurdo ma in questi casi l’unione fa la forza e per quella notte siamo veramente riusciti a dimenticare il fatto che la Sua vita terrena fosse cessata e il ricordare tutto ciò non è stato mai doloroso.

L’indomani ci si prepara per la giornata più lunga e faticosa, a livello fisico, psicologico ed emozionale. Vuoi perchè la stanchezza comincia ad accumularsi, vuoi perchè praticamente non si è dormito un attimo la sera prima ma sopratutto perchè è il giorno in cui si andrà fisicamente a cremare il corpo facendo si che anche quella magrissima consolazione di averlo accanto svanisca per sempre.

Sono le otto de mattino. La direzione ci accompagna a fare colazione e nel mentre ci istruisce sul da farsi. La cerimonia di quest’oggi sarà più lunga e laboriosa. La vedova che il giorno prima aveva indossato un normale abito nero oggi dovrà indossare un kimono dello stesso colore. Per onor di cronaca sarebbe indicato che anche le figlie femmine lo indossassero, ma nel nostro caso non è stato fatto.
Torniamo alla sala preposta per le funzioni, dove questa volta a differenza della precedente è stato allestito un maxi schermo dove, a cerimonia ormai terminata, verranno proiettate, accompagnate da una musica del caso, le dieci fotografie più significative della vita del defunto, scelte dalla famiglia. Sono momenti veramente struggenti.

Strano ma vero, il secondo giorno di funzione fa la sua comparsa il fotografo ufficiale dell’evento! Avrà il compito di immortalare i momenti salienti della giornata facendoci poi pervenire l’album ricordo a casa! Si parte da una foto di gruppo tutti davanti alla bara, (cosa che non mi è piaciuta molto perchè per la nostra cultura dare le spalle a qualcuno non è mai bello e in quel caso ognuno di noi le dava al defunto per rivolgere invece le nostre attenzioni al fotografo) e si finirà con svariati primi piani di ognuno di noi parenti più stretti come a voler cogliere il dolore di quegli istanti.

La cerimonia prosegue praticamente in maniera analoga al giorno precedente (per uno che non sa il giapponese ovviamente!). Magari le parole usate sono differenti, anche se più che parole mi sembravano cantilene da parte dello stesso funzionario che aveva presidiato casa nostra il giorno del decesso la giornata precedente) con la sola differenza che ad un certo punto la bara, una semplice scatola di legno rettangolare di colore bianco con una porticina sulla parte superiore che se aperta ci permette di vedere il viso del defunto, viene posta al centro della sala senza copertura superiore per poter permettere ad ognuno di noi di poter accedere al compianto per l’ultimo saluto.
Metteremo quindi ora ad uno ad uno un mazzo di fiori attorno al suo corpo. Dopo di chè sarà la volta della frutta. mele, banane, meloni e arance preventivamente sbucciate e tagliate verranno poste accanto al corpo dai partecipanti. Solo i familiari più stretti invece intingeranno una foglia simile a quella d’ulivo nella birra e bagneranno le labbra al defunto.

Chiusa la bara è tempo di andare. Ancora qualche foto per i posteri mentre i maschi della famiglia adagiano la salma sul carro funebre e poi, la moglie sullo stesso e tutti i parenti su un pulmino organizzato, seguono la salma sulla collina per la cremazione. Agli amici ed ex colleghi non è consentito assistere pertanto se ne ritorneranno a casa.

Arrivati in collina verrà inserita la salma nel forno crematorio. Attenderemo i suoi resti in un bar strategicamente organizzato per l’occasione. Per un attimo ho avuto la presunzione di aver appena superato il momento più duro, quello del definitivo addio.

Passata poco più di un ora invece siamo richiamati nella zona forni. Entriamo in una piccola stanza e con mia grossa sorpresa sul tavolo è presente ciò che è rimasto della cassa e dei resti della salma.
Mi fa un certo effetto vedere lo scheletro di una persona ancora in parte riconoscibile e fumante.
Il coroner comincia con estrema naturalezza ad indicarci le parti sul tavolo. Queste sono le falangi, queste le rotule, questo l’osso pelvico, questa la dentatura, questo il cranio… vedete i buchi per gli occhi?! Sono rimasto senza parole… sul momento l’ho trovato di pessimo gusto.
Ecco svelato il mistero del perchè non fosse concesso bruciare materiale ad alto contenuto cartaceo e plastico. I residui avrebbero reso più difficile il riconoscimento e non solo delle ossa.
Ora la cosa più incredibile per me. Il coroner passa ad ognuno di noi delle bacchettine come quelle che si usano per mangiare il riso, solo molto più grandi, e ci invita ad uno ad uno a raccogliere dei frammenti ossei (chiamandoli nel frattempo per nome) e riporli nell’urna tombale. Le ossa più grandi, tipo le tibie verranno da lui frantumate con un piccolo cilindro di legno.
E’ una pratica molto particolare, il coroner ci informa infatti che fino a poco tempo prima, nel caso in cui, contro natura fosse stato un genitore a sopravvivere al figlio e non il contrario, allo stesso non sarebbe stato permesso di salire sulla collina perchè considerato troppo destabilizzante psicologicamente. Non stento a crederlo.

Basiti, più io che gli altri, torniamo alla base. Dopo un altra ora di preghiere per benedire le ceneri, è di nuovo ora di pranzare tutti assieme nel ristorante della struttura. L’urna contenente i resti del defunto viene posta su un altarino praticamente a capo tavola ed ogni portata viene offerta anche ed esso.

Finalmente arriva il rompete le righe. Ma non per noi. Sulla via del ritorno siamo seguiti dal tutor della struttura che verrà ad installarci un “altare” in sala con tanto di luci colorate e fiori in quantità. Questo altare dovrà rimanere li per ben quarantanove giorni, dopo tale periodo l’urna dovrebbe essere consegnata al cimitero che provvederà a trovarne collocazione al suo interno.
Ovviamente il tutor non se ne è venuto a mani vuote. Con se ha portato vari cataloghi da mostrarci tra i quali uno con i vari altarini post urna da mettere in casa per pregare il defunto. Cosa qui praticamente obbligatoria.

Tutto finito? Magari!

Ricordate i giudici di X Factor che presidiavano l’entrata catalogando ogni persona arrivata e relativo contributo economico?
Ecco, è usanza in Giappone, per ringraziare gli ospiti dell’offerta effettuata, fare un contro regalo solitamente della metà del valore dell’offerta ricevuta! E chiaramente anche qui il tutor aveva un catalogo! Si va dalle creme per il viso al set di asciugamani passando per candele profumate o sali da bagno. Ce n’è per tutti i gusti e tutte le tasche!

A distanza di una settimana quindi dalla cerimonia, siamo ancora presi dall’organizzazione!

Che dire, un altro funerale in Giappone? Piuttosto la morte!!

Scherzi a parte, se devo essere sincero ci sono delle cose che mi sono piaciute molto di questo rituale ed altre meno.

La cerimonia in se è troppo lunga e dispendiosa, in termini temporali, fisici ed economici.
Il business è fin troppo accentuato in certi suoi passaggi. Fotografo, souvenir con pubblicità della struttura e incalzanti proposte di futuri acquisti mi sono sembrati un tantino di cattivo gusto.
Il rituale delle ossa non so come giudicarlo. Se all’inizio l’ho trovato macabro ora sto cominciando a rivalutarlo.
Mi è piaciuto moltissimo invece il dormire tutti assieme con la salma (è una cosa che ti unisce moltissimo) e il donare ognuno un fiore ed un frutto al suo cospetto. In generale direi che la morte mi è sembrata meno tabù rispetto a come ero abituato a casa mia, dove un corpo privo di vita fa ancora un certo effetto. Mi è sembrato ci sia un contatto maggiore tra defunto e suoi cari rispetto ai nostri riti.
Le foto che passano sul maxi schermo sono molto strappalacrime però quel momento mi è piaciuto davvero tanto. Vedere in dieci istantanee una persona dalla sua giovinezza passando per le sue amicizie e la creazione della propria famiglia fino agli ultimi giorni è davvero toccante e ti fa ricordare che quella stessa persona non è solo quella del recente passato maè stata anche bambina, giovane e piena di speranze come te, padre o madre di famiglia, compagno di bevute, insomma, è la storia degli inizi della vita di tutti noi.

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