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5 Anni in Giappone

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa prossima settimana, a casa nostra,  si terra` la commemorazione del quinto anno dalla morte di mio suocero. Quando mia moglie me lo ha ricordato non ci potevo credere. Io che alla domanda “da quanto vivi in Giappone?” sono appena passato dal “tre anni” a  “quasi quattro anni” non pensavo che se ne fossero andati in realtà più` di cinque, ma questo evento me lo ha ricordato impietosamente  perche` purtroppo accadde poche settimane dopo il mio arrivo a Kyoto. Sara` che il mio livello giapponese fa ancora cosi schifo che il mio cervello si rifiuta di pensare di essere qui da tutto questo tempo ma la realtà e` questa, insindacabile, 5 anni. Anni di gioie, dolori, tormenti, sofferenze, crisi mistiche, insomma, non mi sono  fatto mancare nulla.

In quest ultimo periodo poi mi riscopro piu inquieto del solito e allora  ho deciso di metter nero su bianco i miei pensieri per fare un bilancio della situazione sperando che questo possa aiutarmi in futuro rileggendomi e nel presente a far chiarezza su quale sia davvero la mia situazione e la direzione che ho deciso di intraprendere.

Il  quinto anno in Giappone coincide anche con i miei 39 di vita e visto che la matematica non e` un opinione il prossimo anno saranno 40! Gli anni tondi si sa portano sempre a fare un bilancio della propria vita e nel mio caso diciamo che mi sto prendendo con largo anticipo.

Di base fino ad oggi e` un bilancio più che positivo, ho viaggiato molto, ho fatto tantissime esperienze, sono sano, ho una bellissima famiglia e vivo in una delle città` piu interessanti al mondo in quanto ad arte, cultura, infrastrutture, turismo, sviluppo e chi piu ne piu ne metta.

Eppure come succede quando ci si rende conto di essere con molta probabilità già arrivati al giro di boa, ansia e  irrequietezza vengono spesso a bussare alla porta. Confucio diceva che tutti noi abbiamo due vite e che la seconda comincia quando ci rendiamo conto di averne soltanto una. Per anni per quel che mi riguarda e` stato cosi, dopo un bruttissimo incidente stradale all`eta` di 19 anni che mi ha visto uscirne miracolosamente vivo ma costretto sul letto di un ospedale per quasi un mese e su una carrozzella in fase riabilitativa c`e` stato un lungo periodo durante il quale ho veramente apprezzato tutto cio` che mi capitava consapevole che anche le giornate piu buie rappresentavano un regalo del destino. Oggi purtroppo questa gratitudine si e` un po affievolita e mi ritrovo spesso a fare i conti con la mia anima la sera prima di addormentarmi cercando una soluzione, un punto d`incontro, un confronto, un compromesso, insomma.. qualcosa purché mi lasci dormire. Io penso che la soddisfazione di un uomo nei confronti della propria esistenza si misuri anche dalla velocità con la quale riesce a prendere sonno la notte e se tanto mi da tanto, in questo periodo nonostante razionalmente non abbia nulla di cui lamentarmi, qualcosa dentro di me non lascia che io riesca a definirmi completamente soddisfatto. Ci sarebbero molteplici studi a riguardo e io immagino ne conoscerò solo un infinitesima percentuale ma  una delle motivazioni potrebbe risiedere nel fatto che l`uomo di natura sia nato con il solo istinto di sopravvivenza, siamo nati per non morire, non per essere felici, e quindi quando raggiungiamo la prima che di base per noi occidentali e` spesso garantita, ci troviamo spaesati in cerca di un obbiettivo diverso o qualcosa che ci dia lo stimolo per andare avanti.

Ripeto, io di base non posso lamentarmi, diciamo che il mio nuovo obiettivo sono anche riuscito a trovarlo nella sfera lavorativa e questo mi tiene piu vivo che mai, pero` non sono sicurissimo del contesto in cui e` incastonato.

Alla soglia dei 40 anni posso affermare di essere un ottimo gestore extra alberghiero con ambizioni da imprenditore e questo incide tantissimo sulla mia soddisfazione personale. Da questo lato devo dire che mi sento vivo ed eccitato come un adolescente. Sono in continuo apprendimento, letture, seminari, webinar, libri, riviste di settore, insomma diciamo che lavoro e ambizioni sono il sottofondo perenne delle mie giornate e questo influisce tantissimo anche sul mio “non giapponese” in quanto ogni minuto libero preferisco investirlo sullo studio di tutto cio anziché approfondire la lingua giapponese che di fatto e` un po come un cane che si morde la coda perche` senza la possibilità` di interagire con figure professionali madrelingua come agenti immobiliari, consulenti, commercialisti ecc le mie ambizioni subiscono dei rallentamenti imbarazzanti dovendo sottostare alla disponibilità di mediazione di mia moglie che pero` ora e` madre e capisco benissimo che abbia  altre priorita`.

Ecco, proprio il fatto di non essere riuscito ad imparare il giapponese in questi miei 5 anni qui e` l`asso nella manica del mio subconscio che non mi lascia dormire. E non e` che io non mi ci sia dedicato del tutto, anzi, sono andato a scuola, lezioni private, ho comprato libri, trascritto alfabeti, ma sempre tutto senza passione, senza cuore, con un enorme senso di forzatura come quando andavo a scuola in gioventù  e mi toccava studiare cose delle quali non mi fregava assolutamente nulla. Insomma per me mettermi sui libri a studiare giapponese equivale a violentarmi. Nemmeno il fatto che mio figlio  ormai  parla solo in giapponese e io capisca il 30% di quello che dice riesce a far leva sul mio orgoglio quel tanto in più che basterebbe per passare dalla frustrazione all`impegno. Non e` assolutamente una bella cosa! Spero tra qualche anno quando rileggero` queste righe, di farmi una bella risata perche` allora vorrà` dire che questo blocco sarà` superato, ma se tanto mi da tanto mi sa che mi accendero` nervosamente una sigaretta che avrò nel frattempo cominciato a fumare mentre chiudero` imbarazzato il laptop!

Sono consapevole che non serva tormentarsi piu di tanto, Huxley nel  saggio “Le porte della percezione” scriveva che tutte le strade che una persona sceglie di percorrere nella vita hanno in comune il fatto che non portano da nessuna parte e si concludono comunque con la morte. Allegro vero? La differenza sostanziale sta nel fatto che se scegli la strada del cuore, potrà succederti di tutto ma fino a quando il tuo cuore continuerà` a battere per quella strada troverai una giustificazione e una soluzione a tutto perche` stai facendo cio che ti piace mentre se ne scegli un`altra rischi di passare tutta la vita passeggiando nella frustrazione con il rammarico che avresti dovuto scegliere un percorso differente incolpando sconosciuti, famigliari, datori di lavoro, la vita, le circostanze in modo da incattivirti anche se magari quella strada ti risulta comunque scorrevole.

Il Giappone per me e` un po questa seconda strada. Di buono c`e` che non do la colpa a nessuno se non a me stesso ma questo non allevia poi di molto la questione. Kyoto e` una città facilissima in cui vivere me ne rendo conto ma io purtroppo non vibro con lei, e di questo me ne dispiaccio. Non sono capace di farmi trasmettere niente per cui valga la pena emozionarmi anche se mi ha dato la possibilità di far nascere una famiglia  e un impresa dal futuro radioso.  Vivo in una bolla in cui tutto e` talmente semplice e sicuro da rendermi estremamente complicato andarmene non facendomi nemmeno capire bene se e` quello che voglio, quello di cui ho realmente bisogno. Mi sta dando tantissimo prendendosi di contro i migliori anni della mia vita.

Io il posto magico in cuor mio l`ho trovato,  ed esserci tornato per le vacanze all`inizio di quest`anno non mi ha fatto per nulla bene. Un posto dove la vita e`  rilassata, dove mi vedo giocare con i  figli e passare tempo di qualità a contatto con la natura facendoli crescere in un ambiente più a misura d`uomo dove i rapporti sociali contano ancora qualcosa tanto da essere secondi solo a quello con la natura appunto. Ma forse queste sono solo illusioni di una mente stanca che si illude  ancora che il paese dei balocchi possa esistere e non sia solo una proiezione del proprio subconscio. Sta di fatto che io, noi, in quel posto vibriamo, dimentichiamo i cellulari, viviamo la giornata nella sua interezza e ci addormentiamo esausti in un lampo.

“Se avete costruito castelli in aria, il vostro lavoro non sarà sprecato: e` quello il posto in cui devono stare. E adesso metteteci le fondamenta.”

Henry David Thoreau

 

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