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La mia casa in Giappone.

Questa non è casa mia! E' quella del mio vicino! Ma visto che noi l'albero non ce l'abbiamo ho messo la foto della sua!

Questa non è casa mia! E’ quella del mio vicino! Ma visto che noi l’albero non ce l’abbiamo ho messo la foto della sua!

Come è fatta una casa giapponese? Come la vivono i giapponesi?
E che ne so! Mica le lo viste tutte io!

Però conosco quella dei miei suoceri nella quale attualmente vivo, e visto che oggi fuori piove, la palestra è chiusa ed io non ho voglia di studiare, mi sono deciso a descriverla prima che le principali differenze tra una casa italiana ed una giapponese mi risultino irrilevanti.

Per la precisione io abito ad Uji, una città del Giappone che è stata inglobata nella periferia meridionale di Kyōto. Appena ci ho messo piede qualche anno fa pensavo sbagliando che non la conoscesse nessuno, invece è abbastanza famosa in tutto il Giappone per svariati motivi, tanto che nel 1994 è stata inserita dall’UNESCO fra i patrimoni dell’umanità. Forse perché già sapevano che un giorno sarei arrivato io!!!

In particolare, il nome di Uji è legato al Byodo-in, un tempio costruito nel 1052 che è presente anche sul retro delle monete da 10 Yen, (noi dietro alle 50 lire avevamo un uomo nudo che porgendoci il culo smartellava chissà che cosa…. mah!!!) e per alcune varietà di thè di altissima qualità, tra le più rinomate di tutto il Giappone, nonché il souvenir più venduto ad Uji.

Io mica ci dovevo venire ad abitare qua! Sarei dovuto andare in centro a Kyoto ma il destino ha voluto invece che mi ritrovassi ai margini di una città che sta ai margini di Kyoto! E vabbè! Prendiamola come viene!

Casa mia, o meglio dei miei suoceri, si trova esattamente in una zona residenziale dove le case sono tutte uguali l’una con l’altra, talmente uguali che per poter uscire a fare la mia solita corsetta bisettimanale ci ho impiegato quasi due mesi tanta era la paura di perdermi! E chi mi conosce bene sa che non sto scherzando, il primo giorno delle  superiori  chiesi all’insegnante di poter andare al bagno e tornando non sono più stato capace di trovare la strada perché non ricordavo nemmeno la sezione, mi riaccompagnò un bidello dopo aver cercato su tutti i registri il mio nome!! Sfortuna vuole che quasi un anno fa ci sia stato lo straripamento di un canale qua vicino che causò un inondazione che ha costretto praticamente tutti gli automobilisti del mio isolato a cambiare autovettura e, da bravi giapponesi, il 90% di questi, compreso mio suocero, ha comprato la macchina più in voga del momento nella tonalità più in voga del momento, ovvero la Toyota Prius blu sky! Ecco perché, il fatto che io non abbia orientamento, unito al fatto che le case sono tutte uguali, aggiunto al fatto che le macchine sono tutte uguali, sommato al fatto che le vie non hanno nome e che i cani qui li tengono in casa per non disturbare la quiete pubblica … mi ha reso praticamente interdetto per tutto quel tempo!

La via di casa mia

La via di casa mia

 Adesso però ho imparato a riconoscere l’albero del mio vicino e la nostra targa che è 25 25. P.S. In Giappone la targa dell’auto è personale. E’ una combinazione di numeri e lettere e gli ultimi 4 numeri che sostanzialmente sono quelli che compaiono sulla targa, se paghi tipo 50 euro in più li puoi scegliere! Se vendi l’auto l’acquirente è costretto a cambiare targa!

Esteticamente è molto carina e ben tenuta! La struttura è in legno e la parte esterna è interamente ricoperta da pannelli di plastica dura che simulano una facciata di calcestruzzo. In questa maniera l’aspetto delle case riesce a mantenersi immacolato negli anni.
Il tetto spiovente con le tegole zen (si lo so, le tegole zen sono una cazzata ma essendo identiche a quelle che si trovano nei templi per  me sono zen!!!) grigie è tipico dell’immaginario nostro giapponese e per questo mi piace molto.

Mi pare di capire che la casa abbia poco meno di trent’anni. Prima abitavano qui vicino, poi si è liberato un appezzamento di terreno ed hanno deciso di costruirla dal nulla.
Da queste parti, dove la maggior parte delle case sono completamente in legno, non è inusuale costruirsi la casa dal niente. Spesso a chi vende conviene addirittura demolire preventivamente la propria abitazione, se in modeste condizioni, per poter spuntare un prezzo di vendita del terreno migliore.
Proprio qui vicino ne hanno appena rasa al suolo una che esteticamente era davvero carina ed immagino che ci sia già un ipotetico compratore perché da pochi giorno hanno tolto i paletti di recinzione che ne impedivano l’ingresso . Non vedo l’ora che inizino i lavori di costruzione per carpire qualche segreto che mi potrà essere utile in futuro.

Casa nostra, a causa degli spazi ridotti è lunga e stretta, (ma non fatta a barchetta!!!) per questo come la totalità delle case qui intorno è su due piani. La zona notte sopra e la zona giorno sotto.
Siamo fortunati, dice mia moglie, perché abbiamo pure un pezzo di giardino! Praticamente due metri per cinque, che poi in realtà non ci puoi fare niente perché le mura della casa dei vicini cominciano in linea d’aria a tre metri dalla fine della nostra. Il parcheggio è obbligatorio. In Giappone se non hai uno spazio privato all’interno della tua proprietà dove poter parcheggiare l’auto non avrai diritto a comprarla. Quando vai dal concessionario, non sto scherzando, devi portare un documento che dimostri la proprietà di un posto auto. Altrimenti vai di bici perché qui non è permesso parcheggiare in strada!
Ecco, i posti auto si vede che hanno quasi trent’anni da queste parti. I modelli d’auto col passare degli anni sono indubbiamente diventati più ingombranti e spaziosi e la maggior parte del vicinato non riesce nemmeno più a chiudere il cancello lasciandolo quindi perennemente aperto. (Sono cancelli tipo a soffietto però, non rompono le palle da aperti!).

All’inizio la cosa che mi ha colpito di più fu la sensazione di “falso” che si ha quando si vanno ad esaminare nel dettaglio i materiali con i quali sono state costruite queste case. Per noi che siamo stato abituati fin da piccoli ad essere circondati da legno massello, marmo come se piovesse, parquet e pavimenti ceramicati, muri di calcestruzzo, gronde in rame e chi più ne ha più ne metta, diciamo che la delusione può essere forte! Qui fondamentalmente le gronde sono in plastica finto rame, e i pavimenti di laminato, linoleum, finto legno oltre a qualche rara eccezione di vero parquet e tatami nella zona notte e ciò che all’apparenza sembra marmo all’interno delle case, al 90% si rivela plastica! Forse perché il marmo è pesantissimo ed essendo case di legno hanno bisogno di essere costruite con materiali leggeri. Le pareti divisorie sono spesso sottili come o di cartongesso e ricoperte da carta da parati che da noi è decenni che non si utilizza più! Con questo non voglio dire che sia meglio o peggio, anzi… se vogliamo, visto che qui si usa camminare obbligatoriamente scalzi in giro per la casa, il linoleum e il finto parquet sono più funzionali per mantenere  ad una temperatura decente i nostri poveri piedi, e la carta da parati, che qui è un po’ più gommosa della nostra, con un colpo di spugna torna nuova.
Per chiudere il cerchio ecco arrivare la stanza da bagno! I servizi igienici in Giappone sono strutturati in maniera differente ai nostri e devo dire che francamente, ora che ci ho fatto l’abitudine li preferisco. Anche se meno gratificanti visivamente li trovo di gran lunga più funzionali. In effetti andare di corpo e lavarsi il corpo sono due operazioni distinte, che richiedono tempistiche e frequenze differenti, e sopratutto lasciano testimonianze olfattive differenti. Perché quindi inglobare tutto in un unica stanza? Ricordo che da piccolo nella mia famiglia di provenienza eravamo in cinque ed avevamo un solo bagno… Quando volevi lavarti nella vasca (e noi che una volta si aveva più tempo facevamo sempre il bagno, mai la doccia!!) era una tragedia… chi rimaneva fuori cominciava dapprima a bussare con garbo per entrare, magari dopo soli 5 minuti che eri entrato in vasca, poi ad urlare: -Apri!! Agitando contemporaneamente in maniera compulsiva la maniglia (questo suono ce l’ho ancora ben nitido in testa) ed in terzo grado partivano le minacce con annesse ritorsioni psicologiche del tipo ..”se non mi apri subito gli dico alla mamma che cosa hai fatto ieri”! Siccome queste difficilmente funzionavano in quanto nessuno al mondo è santo e la risposta spesso era …. “se tu gli dici quello allora io gli (ad associare il le ad una forma femminile l’abbiamo imparato dopo!!!) dico che tu…” allora si passava alla penultima fase che era quella del sequestro di beni materiali con successiva sevizia nelle camere del diretto interessato! Orsacchiotti e cassette musicali erano le prede preferite! Una volta io e mia sorella tagliammo persino un orecchio (ma non mi ricordo il motivo esatto) all’orsacchiotto di mio fratello!!! L’ultima astuzia, della serie o la va o la spacca era quella di inserire un foglio di carta sotto la porta del bagno, spingere con una matita o un ferro da calza la chiave dalla serratura e sperare che cadesse esattamente sul foglio di carta per poi recuperarlo in velocità trascinando la chiave con lui! Dopo di che era fatta! Tempo 20 secondi e si sarebbe entrati!!! Si lo so, si poteva chiaramente togliere la chiave dalla serratura una volta entrati, ma fondamentalmente stavamo giocando!!!
Comunque sia, quella che da noi è una sola grande stanza da bagno con i suoi contro qui sopra descritti, in Giappone sono due! C’è la stanza apposita per il solo wc, che ho ampiamente e scherzosamente descritto qui qualche tempo fa e la stanza dove lavarsi che praticamente è un box di plastica tutto di un pezzo contenente una micro vasca  chiamata ofuro ed il classico doccino.

Il colore viola dell'acqua è dato dai sali da bagno!

Il colore viola dell’acqua è dato dai sali da bagno!

La cosa che mi ha fatto più strano e se devo essere sincero anche ingiustificatamente un po’ schifo all’inizio è che in Giappone funziona un po’ come cinquant’anni fa da noi! La vasca da bagno ha un suo coperchio ed è elettronicamente tenuta a temperatura e livello costante (a casa nostra 42 gradi centigradi, praticamente mi si stacca la pelle ogni volta che ci entro!!) fin tanto che l’ultimo della famiglia non avrà finito di lavarsi. Non serve tenere monitorato il livello dell’acqua, una musichetta mediante apposito speaker posto in cucina ti avvertirà che la vasca è pronta all’uso. Succede quindi che quando entri nella stanza da bagno, prima ti fai una bella doccia, poi una volta lavato sollevi il coperchio ed entri nella vasca che ha il solo scopo rilassante. Va da se che l’acqua della vasca rimarrà sempre pulita e verrà quindi utilizzata per tutti i componenti della famiglia! In effetti, se penso a quanta acqua ho sprecato in gioventù per poi comunque darmi una risciacquata veloce appena uscito dalla vasca non è una brutta idea! Un altra cosa sorprendente è che, almeno a casa mia, la stessa acqua che si è utilizzata la sera prima per l’ofuro, verrà tramite un apposito tubo di plastica, aspirata il giorno successivo dalla lavatrice per effettuare il prelavaggio della biancheria! Quindi ancora meno sprechi!!! Il secondo lavaggio verrà chiaramente effettuato con acqua pulita! Ah, in Giappone le lavatrici non hanno programmi di acqua calda, funzionano tutte  solo con acqua fredda!!!

Immagine presa da internet

Immagine presa da internet

Un altra cosa che mi piace molto e che ahimè nelle case delle nuove generazioni sta praticamente sparendo a discapito dei tavoli normali è il Kotatsu. Un tavolino alto circa 50 centimetri da terra che è avvolto ai lati da una coperta termo riscaldata e che viene usato, almeno a casa mia per mangiare a colazione pranzo e cena. E’ praticamente l’equivalente del nostro tavolo da pranzo solo che praticamente si mangia seduti per terra o su dei cuscini vista l’altezza dello stesso. Una volta finito di cenare si rimane con le gambe al caldo a chiacchierare e guardare la tv! Da me è buffo perché quando mangiamo, noi tutti siamo seduti a terra eccetto il cane che è sdraiato sul divano della sorella di mia moglie che è finito a casa nostra dopo un trasloco ma che non usa nessuno tranne lui!

Essendo in legno questa casa è molto sicura ed elastica in caso di terremoti, ma di contro mi lascia quella perennemente sensazione di vivere in un camper che tanto mi ricorda i trascorsi australiani. Le scale per arrivare in camera mia al secondo piano (in realtà sarebbe il primo ma in Giappone il piano terra è considerato primo piano) sono ripidissime e scricchiolanti. Penso che se fossi stato adolescente in questa casa avrei avuto seri problemi di sopravvivenza dopo alcune serate giuste passate al pub! Da sobrio faccio fatica a scenderle senza scivolare e comunque riuscire a farlo senza far sentire agli altri che lo stai facendo è fisicamente impossibile. Così come è impossibile mantenere una certa privacy. Praticamente, anche in solitudine, qualsiasi cosa fai è intuibile, qualsiasi movimento viene percepito nelle stanze affianco e qualsiasi non movimento è perciò sospetto!! Ma ormai, anche di questo mi sono abituato. Ciò di cui ancora non mi sono abituato è vivere l’inverno qui!
In Giappone non hanno sistemi di riscaldamento come i nostri. Non esiste che tutte le stanze vengano scaldate contemporaneamente, evidentemente la considerano una bestemmia! Ogni stanza viene scaldata singolarmente e solo quando si è presenti nella stessa. Anzi, nel caso delle camere spesso una volta coricati si spegne ogni forma di riscaldamento preferendo aggiungere una marea di strati di coperte al letto, che rendono ancora più dura la pratica di alzarsi il mattino, piuttosto che lasciare accesi i riscaldamenti per tutta la notte. Gli elettrodomestici per scaldare un ambiente possono essere molteplici, dai condizionatori a pompa di calore, alle stufette elettriche passando per le ben più diffuse stufe a nafta che scaldano velocemente, consumano poco ma ti impuzzolentiscono la camera in una maniera impressionante! Chiaramente io uso quest’ultime!!
Concettualmente non è nemmeno sbagliato scaldare solo la camera che si utilizza, ma…. c’è un ma! Nonostante io sia tornato in Giappone ormai da tre mesi probabilmente il mio corpo è rimasto con il fuso italiano e come spesso mi capitava anche in Australia, mi sveglio dalle due alle tre volte a notte per fare pipì! In Australia era semplice, spesso dormivo in mezzo alla natura, bastava aprire la portiera del camper, fare un metro a piedi e pisciare ad una temperatura esterna di 25 gradi centigradi mediamente! Qui è tutto diverso! Devo alzarmi, spostare 15 chilogrammi di coperte, fare i conti con lo shock termico della mia camera, arrivare alla porta, fare queste scale infernali al buio per non destare sospetto e arrivare a tastoni fino al bagno. Li la temperatura è praticamente di 2 gradi centigradi ed ormai se devo essere sincero ho imparato a pisciare da seduto perché so che tanto ci metterei più tempo a cercarlo e convincerlo ad uscire!!! La tavoletta poi è termo riscaldata e il contatto freddo caldo delle mie natiche con lei mi provoca diavoletti e conseguente attacco di dissenteria! Insomma, in Giappone è un incubo se ti scappa d’inverno e di notte!!

Woody, il cane di famiglia!

Woody, il cane di famiglia!

Per il resto diciamo che è tutto quasi nella norma! Si, i soffitti sono un po’ bassi se paragonati ai nostri ma in realtà qui è tutto proporzionato! I tavoli son bassi, le sedie non ci sono, le persone son piccine e persino i cani che scelgono hanno le gambe proporzionate ai loro tavolini!! Questo qui a fianco è il mitico Woody, il cane di famiglia! 13 anni e non sentirli!!

La dispensa di casa mia!

La dispensa di casa mia!

Ah, io in cucina ho una botola sul pavimento che se aperta mi porta in una dispensa di un metro per un metro circa dove mettere il cibo a lunga conservazione!!! Anche questo è Giappone!

Ultima differenza che purtroppo ultimamente ho constatato e che non sta tanto nella casa quanto negli usi e costumi giapponesi è la celebrazione del defunto.  Questa funzione non avviene solamente il giorno del funerale bensì per il resto della loro vita. A casa mia, come praticamente in ogni casa giapponese, dopo la morte di mio suocero è arrivato un piccolo altarino di legno che noi abbiamo scelto di posizionare in sala, con all’interno parte delle sue ossa cremate, qualche foto e  giornaliere offerte di cibo. Non passa giorno che mia suocera non offra in dono a lui e ai suoi genitori scomparsi parecchi anni fa, del cibo e un buon bicchiere di thè caldo. Potrà sembrare assurdo ma così facendo a mio avviso il ricordo rimane più vivo e la presenza del compianto è percepibile più forte che mai. Io per esempio, in quella sala da pranzo, non riesco più a fare “cose” con mia moglie tanto avverto la Sua presenza. Potrà sembrare controproducente, ma  sotto questo aspetto sposo pienamente la filosofia giapponese.

Oh, ha giusto smesso di piovere! Vediamo se riesco ad alzare il culo dal pavimento ed andare a fare una corsetta!!!!

Ciao!

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9 commenti su “La mia casa in Giappone.

  1. Sono un’appassionata di viaggi e di architettura, quindi non potevo lasciarmi sfuggire il tuo articolo! Sono stata in Giappone ma ovviamente alloggiando in hotel è difficile scoprire le peculiarità della vita quotidiana giapponese, invece la descrizione della tua casa mi è piaciuta molto e mi ha incuriosito. 🙂 Immagino che sia stato un po’ traumatico all’inizio abituarsi a uno stile di vita così diverso!

    Angelica

    • Ciao Angelica,

      grazie del commento!
      Mah, devo dirti che non lo è stato poi così tanto. Più che altro al momento è davvero frustrante il non riuscire ad esprimersi in questa lingua con chi mi sta attorno. Questo si è traumatico! Ma sono esperienze che ho già vissuto e quindi so che tenendo duro ce la posso fare!

  2. Ciao Jobbe…. quando ti leggo mi viene in mente la canzone che girava quando siamo andati in Irlanda… Voglio vivere alla grande già!!.. Ciao stammi bene.

    • Ciao Mato! Io invece quando penso all’Irlanda mi vengono in mente la canzone dei black sabbath “paranoid android” ascoltata a tutto volume mentre sbattavamo contro lo specchio retrovisore di un altra macchina, il concerto gospel improvvisato in strada sulle “note” di stand by me che ha riscosso 0 euro, la rissa in camera alle 4 di mattina con conseguente minaccia della proprietaria di sbatterci fuori dal B&B (a dire il vero ci aveva proprio sbattuto fuori ma non sapere le lingue in certi casi aiuta!!) e le bevute colossali di Guinnes in ogni pub che si incontrava dopo le sei di sera! Che week end!!

  3. Tieni duro che ce la farai!!!

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