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Campeggio in Giappone

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Sono appena tornato da qualche giorno di campeggio con la mia famiglia e dopo piu`​ di 2 anni di assenza da questo blog mi e` tornata la voglia di scrivere qualcosa.

Ci sono poche cose del Giappone che mi piacciono cosi tanto come il campeggio inteso come esperienza totale.

Sono sempre stato un campeggiatore, passione probabilmente trasmessa dalla famiglia di provenienza con la quale fin da piccolo ricordo di interminabili viaggi da Verona a Sibari in Calabria a bordo di uno scassatissimo Fiat 238 fiat 238 (chiaramente  senza aria condizionata) adibito a camper alla meno peggio da mio padre dove io e i miei 2 fratelli eravamo “costretti” per tutto il viaggio sul materasso di un letto costruito nel vano posteriore  senza finestrini in quanto autocarro con la paura  che ci potessero fermare da un momento all`altro. 15 interminabili ore ad una velocità di punta degli 80 km/h stipati come delle sardine in mezzo a viveri di ogni tipo  per raggiungere un non ben definito spiazzo di pineta a ridosso di una spiaggia pubblica ma isolata. Ai tempi questa pratica prendeva il nome di “campeggio libero” mentre ai giorni d`oggi trattasi chiaramente di “abusivismo”. Pero` non sporcavamo e le immondizie ce le riportavamo a casa tanto per essere chiari! Vabbe, pipi` e pupu` quelle….. ma comunque erano altri tempi eh! Piu a misura d`uomo se vogliamo o forse essendo parte dei ricordi fanciulleschi mi risulta tutto piu` bello e romantico! Alla fine forse eravamo solo una famiglia di scrocconi che si divertiva a cagare in giro per l`Italia ma a noi piaceva cosi e comunque questa cosa ha dato il via al mio amore per il campeggio che poi e` continuato  in adolescenza con gli amici al mitico “Lido di Volano”, si e` consolidato nei  2 anni in giro per l`Australia a bordo di un23634920416_4bf976d3b9_o.jpg Nissan Uravan giallo dell`82​ e prosegue tutt`ora con la famiglia che mi sto creando qui in Giappone.

E chiaro che il campeggio per sua natura richiede sacrificio, spirito di adattamento e se poi andiamo a fare 4 conti non e` che poi sia tanto piu` economico di altre vie di pernottamento. Magari un tempo forse ma ora non piu` se si contano tutte le spese accessorie e le possibilità di alloggio alternative che il mercato della sharing economy ha iniziato ad offrire. E` stata quindi una bellissima sorpresa quando una volta arrivato in Giappone ho scoperto che anche la famiglia di provenienza di mia moglie aveva lo stesso background (vabbè loro a pagamento, mica abusivi) e tutti adoravano il campeggio. Anche da queste piccole cose ti rendi conto di quando all`inizio di una relazione ci si sceglie un po` a scatola chiusa, certo, ci sono un paio di cose che ti fanno impazzire dell`altro ma tutto il resto lo ignori perche` in quel momento non ha importanza. Due cuori e una capanna insomma. La conseguenza pero` e` che quando i due cuori si stabilizzano la capanna incomincia a farsi sempre piu` importante e quando il brio della passione lascia spazio alla noia della routine,  allora i gusti fino a poco tempo prima insignificanti come la passione per il mare piuttosto che la montagna, campeggio piuttosto che hotel, serata in discoteca o partita a carte in famiglia ma anche musica pop o rock and roll durante un lungo viaggio in macchina possono essere motivo di frizioni o magiche pozioni salva coppia. In questo caso quindi devo dire che mi e` andata molto bene. Avere una passione comune, una di quelle da condividere per forza di cose assieme e all`interno della quale poter crescere i propri figli tramandando loro i  valori a noi piu congeniali non ha prezzo.

Sono ormai piu di 4 anni quindi che con famiglia  mi diverto a campeggiare in giro per il Giappone. Senza contare quelli in cui sono stato piu volte penso che ormai una ventina di campeggi buoni li ho girati ma forse anche di piu.

Si lo so che adesso parte il conto… 4 anni.. 20 campeggi almeno senza contare i doppioni… ma questo non lavora mai?!!

La verità e` che qui in Giappone la gente campeggia prevalentemente durante il week end o a cavallo del loro giorno libero e quindi la norma e` una notte, due al massimo! Facendo il conto quindi 20 campeggi visitati ad 1 notte per uno fa addirittura meno di un mese in 4 anni!

Nei miei trascorsi in Italia il campeggio era sinonimo di vacanze e questo voleva dire almeno 15 giorni di permanenza nello stesso campeggio. Di conseguenza in Italia il campeggio e` costruito e pensato per agevolare interazioni, intrattenere relazioni, delle mini città insomma con tanto di bar, piscine, ristoranti, area giochi e qualsiasi cosa sia utile per aggregare e perché no farci spendere delle belle serate ascoltando buona musica o in compagnia di animazione.

In Giappone e` tutto l`opposto. Di base la società giapponese e` molto piu fredda e riservata e i giapponesi tendono ad isolarsi quando si trovano in contesti diversi dalla loro normalità e il campeggio non fa eccezioni. Nonostante questo a me piace molto. Campeggiare in Giappone personalmente mi da molto piu la sensazione di stare contatto con la natura. I campeggi qui sono spartani, senza nulla che possa in qualsiasi modo aiutare a creare inquinamento acustico e quindi niente bar, discoteche, ristoranti all`aperto… campeggio puro e crudo. Senza fronzoli. Spesso a ridosso di fiumi, spiaggie, laghi e montagne, chi va in capeggio qui in Giappone va con lo scopo di isolarsi, magari passare una bella giornata con amici e famigliari ma nel completo rispetto della privacy altrui. Non e` inconsueto trovare infatti viaggiatori solitari, arrivati in moto o a piedi e sono sempre i miei preferiti.. super organizzati, in pace con se stessi, mi basta osservarli per provare un benessere interiore che provo solo quando passeggio lungo il fiume Kamo a Kyoto.

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Sabato 3 Novembre 2018 in una delle mie consuete passeggiate sul Kamogawa

Non essendo illuminati artificialmente, nella maggior parte dei campeggi la vita segue i ritmi solari e facendo qui buio sempre molto presto, ci si riallinea volentieri a quei ritmi che probabilmente dovrebbero essere per noi i piu congeniali. Quindi sveglia presto, cena verso le cinque sei del pomeriggio e massimo alle nove  già non si sente volare una mosca. Non e` una scelta, e` che la luce ti porta a questo, e io non me ne dispiaccio per nulla.

Sara` che in questa fase della mia vita sono molto sensibile a tutto cio che e` il ribilanciamento dell`individuo ma a me questa cosa riconcilia davvero tantissimo.

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Ma la cosa che piu mi fa impazzire e` cio che si scatena all`imbrunire. Campeggio in Giappone e` prima di tutto sinonimo di falo`, non esiste infatti famiglia o gruppo presente all`interno del campeggio che non passi le ultime ore della serata, in silenzio o in convivialita attorno ad un focolare. Girarsi ed ammirare tutti questi focolari sparsi ma ordinati in un tratto di natura completamente sprovvisto di illuminazione e` qualcosa che mi scalda il cuore ogni volta. Da provare assolutamente.

In Italia non ho ricordi di questo tipo. Non vorrei dire una cavolata ma secondo me in certi campeggi e` pure illegale accendere fuochi mentre qui e` il doveroso fine serata. Tutto e` pensato per far si che venga a ricrearsi questa situazione. Dal merchandising alle locandine passando per i bbq portatili appositamente studiati per essere usati al duplice scopo… tanto che ormai si può dire che sono diventato un esperto e potrei tenere un blog solo parlando di brand e materiale da campeggio.

Fondamentalmente quelli che vanno per la maggiore qui sono quattro, Snow Peak, Logos, Coleman e Captain Stag. Ed in ordine di elencazione descrivono un po la condizione sociale ed economica del campeggiatore. Si perche` in Giappone il campeggio e` anche un po una parata dove in molti fanno a gara ad avere l`attrezzatura piu` bella e piu` costosa. Campeggio qui e` anche mostrare. Senza spocchiosita`, ci mancherebbe, nessuno ti farà` mai notare cio che possiede a parole, ma non e` raro sentire commenti dagli altri campeggiatori mentre si dirigono ai bagni per esempio del tipo… “cavoli quello li ha tutto snow peak” dev’essere pieno di soldi.. o cose di questo tipo!

Per farla breve Snow Peak e` il marchio leader, ingiustificatamente costoso per molte cose a mio avviso se non per il fatto di poter dire “io posso permettermelo” che di fatto quindi ne  giustifica il prezzo! Io ho comprato il barbecue/fire pit della Snow Peak usato ad un asta su Yahoo Auctions perche` e` quello che essendo probabilmente il piu versatile  va per la maggiore. A dire la verità` ne ho comprati 2.. uno usato tantissimo per me e uno per la sorella di mia moglie che ne era interessata. Il secondo annuncio diceva cosi: Vendo Snow Peak Fire Pit L size nuovo mai usato. Comprato ad inizio estate per fare campeggio con gli amici ma purtroppo non ho amici e nessuno e` mai voluto venire con me. Piu che comprarle il bbq avrei voluto abbracciarla e invitarla a campeggiare con noi ma purtroppo abitava distante e quindi mi sono limitato all`acquisto ma senza chiederle lo sconto! Pesantissimo, indistruttibile, qualità costruttiva eccellente e ripiegatile. E` un must. Forse uno su 4 possiede questo modello. Tra porta braci, griglia e portagriglia siamo sui 300 euro, ma si fa presto ad arrivare ai 500 euro con pochi accorgimenti. In Italia nemmeno lo vendono anche perche` da noi non avrebbe successo in quando fuochi non se ne fanno e l`altezza da terra e` minima. Qui fondamentalmente si svolge tutto a 30 centimetri da terra mentre da noi parte tutto da almeno un metro.

Il secondo marchio in ordine di prestigio e` Logos. Non e` caro come Snow Peak ma sicuramente piu degli altri due. Logos come Snow Peak punta al design ma con piu brio, molto colorata e con tinte spesso sgargianti ma mai volgari, a differenza di Snow Peak che rimane su tinte sobrie come bianco, crema e grigio. Diciamo che Snow Peak e` la Apple del campeggio mentre Logos e` un po un marchio da “alternativi”. Io, essendo nella vita reale piu` Snow Peak, in quanto vesto sempre monocolore, sobrio e senza particolari accessori che possano farmi contraddistinguere, in campeggio sono molto piu Logos, mi piacciono i suoi colori accesi e il suo stile un po indo americano. Di Logos ho  recentemente comprato un tavolino che circonda il BBQ  che pero` essendo rifinito in legno devo sempre stare attento che le braci non saltino sulla superficie  senno` me lo bruciano (come e` successo dopo meno di 1 ora dal primo utilizzo cazzo!) e mi perdo parte del rilassamento post giornata! Dovrò` trovare un rimedio a tutto ciò!

Nella prima foto BBQ e Tavolino Snow Peak in metallo. Nella seconda il  BBQ Snow Peak abbinato al mio tavolino nuovo Logos che da li a 2 ore avrebbe subito le prime 3 mini bruciature! Sicuramente molto piu` pratico il primo ma io sono innamorato del secondo e del romanticismo che mi sprigiona quando la sera mi siedo attorno al fuoco ascoltando buona musica triste mentre sorseggio un buon bicchiere di vino o una tazza di Roiboos Tea.

Coleman e` il marchio con il miglior rapporto qualità prezzo. Ottima fattura e buon prezzo. Potrebbe essere paragonato a Zara forse o anche a qualcosina in piu viso che negli ultimi anni sta facendo passettini sempre piu ampi per avvicinarsi al blasone di Logos. Un po come la Volkswagen che da auto del popolo sta diventando un qualcosa non tutti possono permettersi.

Captain Stag e` il  vero marchio del popolo. Lo si trova dappertutto… nei centri commerciali, negli equivalenti dei nostri Leroy Merlin e Decathlon, insomma ovunque. Chi si avvicina al campeggio e non e` sicuro che possa piacergli compra Captain Stag, salvo poi andare in capeggio la prima volta, sentirsi a disagio e ripiegare poi per un marchio che sia piu` consono al prezzo che il suo stipendio gli permette di acquistare! Di base non e` male, anzi. Solo il brand e` associato al cheap e non cura molto il design sopratutto in fatto di colorazioni con i suoi classici verde militare, blu e rosso. Noi siamo pieni di roba Captain Stag!

Da li in poi Southern Port e similari che fanno solo battaglia sul prezzo.

Se e` per quello noi siamo anche gli unici che quando vanno in campeggio sembrano degli scappati di casa. Sempre con abiti ormai in disuso perché “tanto se li rovino non mi dispiace buttarli” anche di due taglie piu grandi mentre tutti gli altri sono coperti dalla testa ai piedi di “Patagonia” Columbus” “North Face” e cosi via.

Una delle cose che mi piace di piu fare quando arrivo in campeggio e` quindi girare per i vari appezzamenti, sopratutto la sera cosi non si vede come sono vestito, e guardare un po che tipo di attrezzatura ha la gente e come la dispone. Qui infatti oltre che il camping
sta prendendo piede anche il Glamping che e` una sorta di campeggio con il lussio dell`hotel e questo fa si che i nuovi campeggiatori siano molto attenti all`arredamento dei loro spazi con tappeti, lucine colorate e tutto cio` che fino a poco  tempo fa non si era mai visto in un campeggio in quanto non necessario ma che nell`era di Instagram per molti diventa indispensabile.

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(Questo un classico esempio di “tutto Snow Peak”. Il valore di un attrezzatura del genere supera abbondantemente i 10 mila euro. In Italia personalmente non lascerei mai incustodita una cosa del genere per tutto il girono mentre qui e` la normalità montare tutto e poi andarsene per qualche ora)

E` bello vedere come impieghino ore ed ore a preparare il tutto per poi disfarlo il giorno successivo. Sono degli home stager mancati insomma!

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Spazio pubblico dove rilassarsi mangiando bevendo o guardando la tv dopo le terme. Ottimo per espettare i rispettivi compagni visto che nelle terme si entra rigorosamente nudi e separati tra maschi e femmine.

E poi ci sono le Onsen. Moltissimi campeggi hanno al loro interno o comunque poco distante da poterci comodamente arrivare in macchina dei piccoli bagni termali dove potersi rilassare durante la giornata ma sopratutto prima di andare a dormire. Chi e` gia stato in Giappone conosce l`importanza che ricopre un Onsen o Furo (bagni termali che a differenza degli Onsen non hanno acqua di sorgente naturale) a livello sociale per un giapponese. Lavarsi e rilassarsi all`interno di uno di questi e` un rito che per noi e` forse paragonabile forse solo all`aperitivo per un milanese! E anche qui silenzio! Non si va per socializzare. Ci si spoglia, ci si lava e ci si rilassa in queste vasche di acqua calda assieme ma ognuno per i fatti propri. Molti hanno anche un area dedicata a cielo aperto rendendoli cosi richiestissimi anche in primavera e autunno. Sono proprio questi i mesi migliori per campeggiare in Giappone se contiamo che l`estate, almeno qui a Kyoto e` una stagione pessima. Comincia con Giugno e la sua stagione delle piogge, per poi passare a Luglio ed Agosto con i suoi umidissimi 38 gradi centigradi per concludersi con Settembre stagione di uragani e tifoni! Insomma Marzo, Aprile, Maggio, Ottobre e Novembre sono assolutamente i mesi migliori per farlo considerando anche il fatto  che la natura da il meglio di se proprio durante quei mesi. Non a caso mentre io scrivo queste righe mia moglie sta cercando un campeggio per il week end che verra` ma pare che almeno nella zona di Shiga e lago di Biwako sia tutto al completo quindi toccherà fare un po piu di strada e dirigersi nella prefettura di Mie, nel Fukui o lavoro permettendo Shizuoka ai piedi del Monte Fuji.

Volevo concludere questo post con un po di foto di campeggi nei quali sono stato ma l`ordine dei miei album fotografici rispecchia in pieno la persona che sono…. e` tutto un casino! Potenzialmente qualcosa di buono c`e` ma e` nascosto in un mare di mediocrità e ora non mi riesce di trovare niente di particolarmente carino anche se so che c`e` e questo mi frustra ancora di più! Senza contare poi che nonostante da qualche tempo mi sia venuta “a parole” la passione della fotografia, quindi dopo aver comprato corpo macchina, obiettivi cellulare e tutto quello che ci va dietro, faccio sempre fatica a smettere di fare quello che sto facendo per prendere in mano uno strumento ed immortalare il momento. Di base le mie foto si limitano a descrivere il mio arrivo, l`attrezzatura da campeggio dopo averla montata e noi davanti all camping quando ce ne andiamo!

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Alzati e cammina!

enlight1No, questa volta non si tratta di Lazzaro. Non  e` la sua storia questa,  ma potrebbe essere quella di tutti noi.

Qualche settimana fa eravamo seduti a tavola per cena. Mia moglie, mia suocera, io.  Rei, mio figlio, se ne stava invece in disparte in un angolo della casa a giocare con delle cose trovate qua e la. Ha molti giochi, ma preferisce oggetti di uso comune come bottiglie di plastica vuote, scatole di cartone, trucchi e tutto ciò che gli capita sotto mano. Buono a sapersi, speriamo continui cosi.

Ad un certo punto, mentre presi dalle nostre cose l`avevamo per qualche istante distolto dal centro delle nostre attenzioni, senza proferir parola, quel piccolo marmocchio molla tutti i suoi giochi e senza sostegno alcuno si alza in piedi, ci guarda con aria divertita e comincia a fare 4 piccoli passetti verso di noi prima di cadere a terra. Il tutto in un attimo, senza incertezze. Appena caduto, accompagnato dalle nostra urla entusiaste e da applausi scroscianti ci riguarda, torna a sorridere e ripete la cosa.

Oggi una scena come questa passa quasi in secondo piano talmente e` frequente. Ma quel giorno no. Quel giorno ci ha lasciati tutti a bocca aperta perche erano i suoi primi veri 4 passi da solo!

Era nell`aria ormai da tempo, erano  settimane che camminava con noi mano nella mano ad indicargli la via sostenendolo costantemente o che si alzava in autonomia con l`aiuto dei muri di casa e si muoveva lateralmente come  fanno i granchi lungo tutti i perimetri che incontrava, ma appena si tentava di staccargli le mani dalle sue “certezze” bum… si buttava culo a terra. Si, non e` che cadesse per mancanza di equilibrio, si buttava proprio lui, probabilmente per paura.

La cosa che ci ha sorpreso maggiormente e` stata la naturalezza del  gesto.  E` successo tutto in un attimo e davvero sembrava come se fosse una cosa normale per lui alzarsi da terra in quel modo e cominciare a camminare.  E invece no, non l`aveva mai fatto prima. Non cosi. Non da solo.  Non l`aveva mai fatto prima, ma ne era già capace. Da li alle successive due ore era già in grado di farsi tutto il salotto da parte a parte.

Ma questa chiaramente non e` un esclusiva di Rei, i più fortunati di noi già lo hanno fatto e miliardi ancora di persone continueranno a farlo in futuro. E` solo che quando si dice che in realtà sono i grandi che imparano dai bambini forse ci si riferisce proprio a questo. Certo, lo sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento, e` solo che quando sei li, ed hai la fortuna di osservarlo proprio mentre succede allora capisci tante cose che per un bambino sono scontate e invece per noi, dopo anni di lavaggio del cervello per inserirci al meglio nella società non lo sono purtroppo più.

Innanzitutto che fondamentalmente siamo tutti uguali. Si pensa di essere un filino speciali, di essere migliori di quelli che ci hanno preceduto ed invece, quando arriva il nostro momento, nonostante si sia letto un sacco di libri e ci sia preparati moltissimo a livello teorico, all`atto pratico, costantemente ricadiamo negli stessi errori o modi di fare.

– Hei Rei, ma ancora non cammini? Guarda gli altri bambini come corrono! Loro ad 1 anno e 4 mesi già camminavano sai!

Certo, frasi dette scherzando, sovrappensiero, senza dar loro il giusto peso, tanto Rei non capisce…  Ma prima o poi capirà. E allora comincerò ad insinuargli il dubbio di non essere all`altezza della situazione, frutto del confronto e dei paragoni che a mia volta ho subito e mi hanno inculcato, ci vuole poco, bastano piccoli gesti, poche parole e il gioco e` fatto, la ruota gira e la storia si ripete.

Per fortuna pero` Rei ancora non capisce (oh ma quanto ci mette?!! Io alla sua eta` già capivo tutto eh!) e se ne frega delle mie parole facendo quel cavolo che gli passa per la testa quando ne ha voglia. E se anche prima era capace ma non aveva voglia di camminare, non ha forzato i tempi solo perché glie l`ho detto io! Benissimo, lezione recepita. C`e` un tempo per tutto ed ognuno ha il suo. Ne faro` tesoro.

Un altra conclusione a cui sono giunto in questi giorni mentre ripensavo all`accaduto e` che nessuno nasce imparato, ma non per questo deve desistere da ciò che la sua vocina interiore gli dice essere il suo obiettivo in quel momento. Che sia una camminata, una soluzione lavorativa o progetto per il futuro. Molte volte mi sono sentito dire, come tutti del resto, che non ero all`altezza, che non avevo esperienza, che non avrei potuto fare ciò che mi proponevo di fare e, come Rei, me ne sono stato seduto ad aspettare, a pensare, a non fare… poi pero` un bel giorno mi sono alzato di scatto e mi sono detto… seduto ero.. al massimo seduto ritorno! E proprio come lui, mi sono accorto una volta in piedi che quello che avrei sempre voluto fare, in realtà ero già capace di farlo, perché il mio percorso era già iniziato molto tempo prima, certo, peccavo di esperienza, quello si, ma le basi già le avevo e non me ne ero mai reso conto fino a quel momento. La verità, la mia verità adesso e` quindi che non si tratta semplicemente di camminare o non camminare. Non e` una spunta su un questionario.  Non e` che mio figlio fino a quel momento non sapesse camminare e poi di punto in bianco  si. E` che da quando  ha sentito l`esigenza dentro di se di provare a farlo l`ha fatto, ha cominciato, dapprima gattonando, poi aiutandosi con i muri e infine da solo per la gioia di noi burocrati della vita che finalmente abbiamo potuto barrare la casellina “si” invece che “no” sotto la voce “cammina?”

Ecco questo in sostanza mi ha ricordato. Certo, sono cose che sappiamo tutti ma sono anche cose che tendiamo a dimenticare, a far finta di non sapere con il passare del tempo, con i problemi che si accumulano, con pensieri sempre più negativi che alimentano paure sempre più grandi e ingiustificate. Ma la vita e` anche questo, un susseguirsi di esami, difficolta`, bivi, scelte,  azzardi e scommesse, ed io, che mi trovo in questo periodo di fronte ad una scelta imprenditoriale che potrà segnare in maniera importante il nostro prossimo futuro, grazie anche a questa piccola peste, per poter contraccambiare l`esempio qualora in futuro dovessero invertirsi le parti, ho scelto di continuare ad alzarmi e camminare.

E il prossimo figlio comunque lo chiamo Lazzaro! Rendera` tutto più facile!

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Matteo Renzi e la sua Ghost writer.

Renzi MarcolongoE’ vecchia di qualche giorno la notizia apparsa fugacemente sulle principali testate giornalistiche italiane di una giovane e bella Ghost Writer di nome Andrea Marcolongo che cessava il suo rapporto di collaborazione con il premier, altrettanto giovane per il ruolo ricoperto ma un po’ meno bello, Matteo Renzi.

La notizia, complici gli avvenimenti di Parigi, la vittoria della Roma ad Empoli grazie ad un rigore inesistente e la partecipazione di Rocco Siffredi all’isola dei famosi è passata però in secondo piano, o meglio… non se l’è filata nessuno!

Ghostwriter è un termine inglese che si traduce letteralmente in «scrittore fantasma» benché in realtà una traduzione italiana più calzante potrebbe essere scrittore ombra in quanto si tratta di un autore professionista pagato per scrivere libri, articoli, testi o suggerire spunti ufficialmente attribuiti a un’altra persona.

E’ assodato che celebrità e leader politici assumano spesso ghostwriters per scrivere o sistemare autobiografie, articoli, discorsi, monologhi propagandistici, come nel caso in questione.

Qui un paio di articoli riguardanti la notizia di alcune delle testate più autorevoli come Tgcom(non ridete!), Il Giornale, Libero, ed Il Tirreno. (Bisogna cliccare sopra a queste parole per poterli leggere… si chiamano link ipertestuali!).

Do per buono che queste notizie siano attendibili anche se di fatto penso che al giorno d’oggi verificare una fonte sia quanto di più difficile ci possa essere in rete. Qualche tempo fa, quando il giornalismo era ancora credibile (se mai lo è stato), ricordo che prendevo per vero tutto ciò che veniva riportato dagli organi di stampa, dalle televisioni, dalle radio o giornali senza nemmeno batter ciglio o verificare. Al giorno d’oggi fortunatamente o sfortunatamente non è più così! La rete è piena di falsi d’autore e distinguere l’articolo scritto da un professionista serio o un giornalista da tastiera pagato solo per fare odience con articoli tendenziosi è diventato sempre più difficile. Uno dei nostri più illustri corrispondenti esteri di guerra, Tiziano Terzani, già negli anni novanta quando la tecnologia cominciava a prendere il sopravvento lamentava la scarsa professionalità di molti suoi colleghi inviati in zone di guerra che anziché rischiare la pelle sul campo per rendersi conto di cosa si provasse a sentire l’odore dei cadaveri, redavano i loro articoli comodamente seduti di fronte alla televisione via cavo nella propria camera d’albergo. Decine e decine di articoli simili estratti da un unica fonte, spesso la CNN, che diventavano inevitabilmente l’unica verità non aggiungendo però alcun particolare di rilievo l’uno dall’altro.

Spesso ho la sensazione che succeda questo un po’ ovunque. Articoli fotocopia, uno uguale all’altro. Fonti omesse, particolari vaghi e io che sto di nuovo divagando!

Il punto al quale volevo arrivare io è un altro.

Non mi è mai piaciuta la politica. Trovo i suoi interpreti troppo distanti da me e di base sposo Enzo Iannacci quando affermava che “La politica l’è ‘na ruba spurca”.

Io penso che ognuno dei leader politici abbia di fatto, per natura ambizioni personali che nulla hanno a che vedere con il bene altrui. Un Leader è un narciso, una prima donna, un egocentrico assetato di potere e con complessi di superiorità.

Ne è un esempio Berlusconi, talmente colpito dal delirio di onnipotenza da imporre a Ronaldo, l’allora giocatore più forte del mondo giunto alle sue dipendenze di farsi crescere i capelli facendoli però accorciare ad El Shaarawy, non prima di aver imposto a Balotelli di togliersi gli orecchini o a Cerci di farsi la barba! Sono sicuro che scrivendo esempi di calcio molte più persone capiranno! Lui è così, invecchiando salta sempre fuori la vera natura delle persone, in questo caso non tanto vincere ed arricchirsi ma imporre!

Ne sono un altro esempio la Pivetti e Vladimir Lussuria che spenti i riflettori della politica hanno provato ad  accendere quelli televisivi con fortunatamente scarso successo tra reality e talk show. Ma come? Non era passione la vostra? Non sognavate un Italia migliore per tutti noi? Che ci fate a Bisturi e l’isola dei famosi?!

Non avevate degli ideali? Si ma, quali poi? E sopratutto, di chi? Vostri o dei Vostri Ghostwriters?

E’ si perché se invece che da Renzi, Andrea Marcolongo fosse stata assunta da Calderoli, ora le frasi celebri (se mai ce ne sono) associate a Renzi sarebbero attribuibili al secondo, anche se non penso davvero che quest’ultimo possa essere in grado anche solo di ripetere frasi di senso compiuto formate da più di tre parole.

Dall’articolo sopra postato di Tgcom si evincono messaggi scritti da Renzi alla Marcolongo con su scritto:

– Si va a Ballarò settimana prossima, idee?

Ma fammi un po’ capire, ma io chi sto votando? Renzi o la Marcolongo?

Ma che persona sei? Una che si batte per le proprie idee o una che ha come solo  obiettivo quello di primeggiare indipendentemente dagli ideali e pertanto paga (o anche no!) qualcun altro per farsi suggerire frasi più credibili di quelle che potresti pensare te? Capisco qualche aiutino in campo estetico, come il trapianto di capelli di Berlusconi, o avvalersi della consulenza di uno stilista o di un truccatore ma.. il pensiero no! Quello non si tocca! Quello dev’essere tuo e basta, riferimenti e citazioni comprese! Frutto delle tue letture ed esperienze. Metti il caso che “I have a Dream” non fosse di Martin Luther King… roba da rimanerci di merda!

Si chiama Marketing lo so, lo fa la Coca Cola, lo fa la Apple, lo fa Mc Donald’s, e la storia ci insegna che molto spesso la differenza non la fa il prodotto, ma la forza mediatica di tutto ciò che ci sta attorno.

Beh, posso dire una cosa? Che schifo! Che schifo che chi si spacca la schiena dieci ore al giorno per 4 spicci debba farsi abbindolare da un Mr. Bean che recita convinto le frasi suggeritegli da una ventiquattrenne peraltro a quanto pare mai pagata e senza un contratto vero e proprio. Che schifo che questa gente organizzi comizi coi soldi dei contribuenti mostrandosi disponibile e accondiscendente ma  una volta eletta non si degni di rispondere alle domande o alle critiche che vengono loro poste. Che schifo che un azienda in fallimento (l’Italia) tagli gli stipendi a tutti i suoi dipendenti tranne a coloro che dovrebbero risollevarne le sorti  ma che in realtà, avendone la facoltà, fanno l’opposto attingendo agli ultimi suoi risparmi per aumentare i propri capitali privati. Che schifo che ci sia ancora gente che si picchia per le strade in nome di persone del genere. Che schifo che ad una notizia come questa nessuna testata giornalistica si sia indignata ma abbia continuato a parlare del rigore di Empoli o di quanto resisterà Rocco prima di trombarsi la Caniggia. Che schifo che di fatto anche chi è indignato si trovi nell’impossibilità di non poter fare nulla. Che schifo che al giorno d’oggi sia più facile uniformarsi allo standard che la società ci impone per poter vivere meglio dando più importanza ad una partita di pallone che ad una notizia del genere.

Che schifo che la classe politica del mio paese mi faccia schifo!

Ecco, mi sono calmato!

Quando ero più giovane, per sfortuna o per fortuna ho passato per diversi periodi qualche mese in ospedale. Quando si sta veramente male fisicamente si è più sensibili a qualsiasi cosa. Si apprezza di più tutto ma poi, inevitabilmente, anche se ci si ripromette che non sarà così’, quando ci si rimette in sesto tutto torna alla normalità.

Un paziente che soffre non è mai una persona facile da trattare, non si sa mai cosa stia pensando, come stia realmente in quel momento ed è spesso, apparentemente senza motivo, irascibile. Io non ero un eccezione. Mi capitava di rispondere male ad un inserviente colpevole di aver usato modi o toni a mio unico insindacabile giudizio non consoni alla situazione. Chiaramente la maggior parte delle volte, se non tutte non era vero. Nessuno mi portò mai rancore per questo, nessuna vendetta, ne ripicca, tutti sempre estremamente gentili già dalla visita successiva. Spesso quindi mi capitava di pensare… ma guarda… calciatori e politici guadagnano milioni e loro, che davvero fanno un lavoro utile e davvero impagabile alla società che soffre, prendono uno stipendio che non è assolutamente commisurato al bene che fanno! Dovrebbero prendere di più, pensavo!

Poi però ho cambiato idea! Si lo so, sono sempre i soliti quelli che ci rimettono ma … No!  Dovrebbero ma è meglio che non guadagnino di più! Il lavoro dell’infermiere è un lavoro infame e purtroppo per natura umana tale deve rimanere! Turni strazianti senza sabati ne domeniche, anni di studi e tirocinii e pochissime gratificazioni ufficiali. Si sente spesso dire.. vai in quell’ospedale  che il dottore è bravissimo, ma mai .. vai la che gli infermieri sono premurosissimi!  C’è solo una cosa quindi che può spingere una persona a diventare infermiere, la passione! La passione per quel lavoro, la predisposizione ad aiutare il prossimo e lo spirito di solidarietà. Certo ogni tanto ce n’è uno che ammazza volontariamente i suoi pazienti per chissà quale motivo ma di contro c’è anche qualche aspirante politico bravo… la differenza è che in quel caso fanno fuori lui!

Mi domando quindi cosa accadrebbe se il lavoro dell’infermiere venisse pagato veramente per quello che in realtà vale, ovvero una barca di soldi…. sarebbe un macello! Sopratutto in tempi di crisi come questi, sarebbe sicuramente preda di avidi avvoltoi in cerca di denaro in tutti i modi. Tutto questo andrebbe a discapito dei pazienti. Ho spesso sentito di finti dentisti o falsi primari ma mai di falsi infermieri, coincidenza? Non credo!

E allora perché  non comportarci uguale anche con i politicanti? Ah già, perché sennò in caso contrario sarebbero più propensi alla corruzione. Bella questa!!! Andava di moda tanto tempo fa però! Sarebbe ora di aggiornarci! Perché non pagare ogni politico mille euro al mese come mediamente accade per altre occupazioni non qualificate, a salire qualora grazie al loro operato riuscissero ad elevare gli stipendi medi dei contribuenti? Si perché non mi pare siano richieste chissà che specializzazioni per esercitare tale professione anche se un corso di recitazione è sicuramente consigliato, quindi non vedo perché riempirli di soldi!

Un altra cosa che trovo inconcepibile è il livello di ignoranza! Fare il  ministro o comunque ricoprire un alta carica statale presuppone che si sia spesso a stretto contatto con esponenti esteri da ogni parte del mondo. Si sa che una mezza parola non detta o detta male può scatenare litigi o incomprensioni nella vita di tutti i giorni, figuriamoci a livello mondiale! Ma com’è possibile che un Renzi, un Prodi o un Berlusconi diventino presidenti del Consiglio con il loro livello di inglese? Come puoi pretendere di andare a parlare, negoziare, contrattare, insomma decidere delle sorti del tuo paese in ambito mondiale se non hai un livello di Inglese che ti permetta di poter capire tutto alla lettera? Ma stiamo scherzando?  Affidare il tutto ad un traduttore che magari traduce in maniera leggermente differente facendoti poi rispondere in un maniera leggermente ancor più differente un concetto che poi verrà tradotto ancora una volta in altre lingue … insomma… ambisci ad una carica istituzionale di questo genere? Devi avere una padronanza della lingua comune che sia migliore di quella di un cittadino medio britannico, non solo dovresti capire tutto, dovresti anche essere in grado di percepirne le sfumature, i toni, le probabili provocazioni, ne va delle sorti del mondo! Ma una cosa del genere sarebbe possibile solo grazie ad una forte motivazione di base, ad una passione che ci si porta dentro fin da bambini, la passione per la politica e non per l’arricchimento ed il potere grazie alla politica.

Volete sapere cosa ne penso di tutto ciò? Che schifo!

L’altro giorno guardavo in rete la prima puntata della nuova stagione delle “Invasioni Barbariche”, trasmissione televisiva di LA7 condotta da Daria Bignardi.(Se ci cliccate sopra vedrete la puntata su youtube). I primi due intervistati sono stati il Premier Matteo Renzi e Gipi, un fumettista, illustratore e regista italiano.  Indipendentemente dal contenuto delle loro interviste io Vi invito a valutare il loro modo di esporle. Agli antipodi. Sarò prevenuto ma il primo l’ho trovato falso, costruito e con un atteggiamento politichese, mentre campava all’aria frasi più vaghe di quelle di una cartomante, già sentito e risentito dai sui predecessori. Mentre il secondo, per me sconosciuto fino allora, mi ha dato immediatamente l’impressione di aver a che fare con una persona vera, sincera, ingenua forse ma onesta con se stessa che ponderava parola per parola facendone scaturire concetti che palesemente erano frutto di pensieri propri. Mi ha fatto quasi tenerezza. Purtroppo, il Premier Italiano non era il secondo, e in generale, penso non potrà mai essere una persona con le caratteristiche simili alle sue. In tal caso però, la politica comincerebbe ad interessarmi.

P.S. A dire la verità c’è un ragazzo giovane nel panorama politico italiano che in parte smentisce molte delle mie credenze, lo trovo onesto, sincero e approvo la quasi totalità delle cose che dice. Lui lo seguo con interesse e distrattamente faccia il tifo per lui pur essendo convinto che prima o poi anche la sua determinazione in questo mare di ipocrisia crollerà. D’altronde, chi è senza peccato scagli la prima pietra, anche se c’è un limite a tutto!

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Toka Ebisu Festival…. ovvero quest’anno divento ricco!!!

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Sono solito aspettare i miei clienti di fronte alla fermata dell’autobus che dalla stazione di Kyoto si ferma a Karawamachi Matsubara così da evitar loro quell’attimo di smarrimento una volta scesi dal bus mentre, cartina o smartphone alla mano, cercano di orientarsi per raggiungere gli appartamenti che di fatto poi distano meno di 30 metri da li.

Venerdì 9 gennaio facevo altrettanto. In realtà di questi tempi, col vento che tira qui a Kyoto sembro più un attentatore che un business man perché causa  freddo passo intere ore ad aspettare invano i soliti ritardatari all’interno di una cabina telefonica dall’altra parte della strada. Cellulare alla mano per ingannare la noia e spalle al telefono pubblico non devo dare una buona impressione a chi mi vede passare da quelle parti! Ma poi, al giorno d’oggi… le cabine telefoniche chi le usa più?!! Solo chi sta commettendo qualcosa di losco o uno che vuole ripararsi dal freddo secondo me! Nel mio caso un  tipo losco che intende riparasi!

Vabbè, torniamo nella cabina che è meglio!

IMG_7237 Ad incuriosirmi durante quelle ore passate ad aspettare sono state le svariate decine di persone incrociate con in mano un imponente ramo di bamboo tutto decorato con lustrini luccicanti, barchette e oggetti ornamentali mai visti prima. (e poi lo strano ero io solo perché me ne stavo in una cabina telefonica col cellulare in mano!!!)

Finito il check in decisi di indagare. Avere una moglie autoctona però rende tutto più facile, in meno di un minuto avevo già la risposta al mio quesito!

Tutte quelle persone tornavano dal Toka Ebisu festival.

Ebisu, raffigurato comunemente come un ometto basso e tarchiato, (simile ad  un Buddha ma  con la canna da pesca in mano) è una divinità.  La divinità protettrice del business, delle attività di pesca, della buona sorte nonché il guardiano della salute dei bambini piccoli.

Fin dal diciassettesimo secolo, quando Tokyo ancora si chiamava Edo, è usanza in Giappone recarsi agli inizi dell’anno nuovo, e più precisamente il 9,10 e 11 gennaio al Santuario (Shrine) dedicato a tale divinità per chiedere felicità fortuna e prosperità negli affari. Chiaramente non esiste un unico santuario dedicato ad Ebisu. Quasi ogni città ne possiede uno e quello di Kyoto, fortunatamente si trovava a  mia insaputa a pochissimi minuti a piedi dagli appartamenti che gestisco, nella parte meno turistica di Gion.

L’occasione era troppo ghiotta. Decidemmo quindi di fare un salto e vedere coi nostri occhi (miei più che altro visto che mia moglie ci era già stata in passato) di cosa si trattasse. (che bello raccontare al passato remoto avvenimenti di qualche giorno prima!!)

Durante il breve tragitto che ci separava dal Matsuri (festival) mia moglie tentava di colmare il gap tra me e  la tradizione locale spiegandomi in breve in cosa consisteva questa cerimonia.

Praticamente ogni anno persone di ogni estrazione sociale, ma prevalentemente business man o titolari di attività in proprio si recano al tempio di Ebisu per rendere omaggio (economico) in cambio appunto di buona sorte negli affari.

IMG_7230Per fare ciò, dopo una lunghissima coda all’entrata del Santuario, è usanza comperare un ramo di bambù da una delle 50 figlie della fortuna in abito bianco, da decorare successivamente con vari amuleti, monete ovali, pesciolini dorati, palline di riso che diventerà poi il proprio porta fortuna in ambito lavorativo per l’intero anno a venire. Coloro i quali avessero già pagato pegno alla buona sorte l’anno precedente arriveranno al Santuario con il ramo secco ed ingiallito vecchio di un anno e lo consegneranno all’entrata prima di acquistarne uno nuovo.

Dapprima la mia reazione da occidentale bigotto fu un sonoro  – “Ma che cazzata”! Ma ti puoi figurare se una divinità decreta il successo dei tuoi affari se compri un ramoscello di bamboo e ne determina l’afflusso in base alle decorazioni che deciderai di acquistare!

Devo dire che un po’ mi do fastidio da solo quando sono così.. anziché meravigliarmi e gustare il diverso la mia reazione è sempre quella di scherno e derisione in quanto tendo a dare un giudizio superficiale alla cosa basandomi unicamente sul mio pensiero. Ma questo è automatico. Non ci posso fare niente! Mi piacerebbe che la prima reazione anziché “Ma che cazzata” fosse un “WOW, che figata… ma chi lo comanda il cervello!!!

Comunque poi mi riprendo eh!

– Che dici, lo compriamo il ramoscello?

-Ma sei scema! Gli unici artefici del nostro successo siamo noi, non certo un ramoscello di bamboo!              E chi non potrà venire in questi tre giorni che fa, chiude bottega? E chi ha un business in Africa? Manco ce l’hanno da quelle parti un tempio di Ebisu! Perché buttare via i soldi!

– Perché è tradizione!

– E che cos’è la tradizione? Ignoranza tramandata?

– Non lo so, però fa bello!

Nel frattempo camminando scorgevo felicità e appagamento nelle facce di chi se ne usciva tutto fiero col  ramoscello e impazienza ed eccitazione in chi, fermo in colonna, attendeva il suo momento. Che bello, ho pensato, poter essere come loro!

– Allora? che si fa?

– Intanto mettiamoci in colonna, poi si vedrà! Noi siam così… eterni indecisi.. in una coppia c’è sempre uno che prende le decisioni e l’altro solitamente che approva o critica… noi no! Anche per scegliere una cosa banalissima come il posto in cui mangiare ci mettiamo delle ore facendo si che poi lo sfinimento scelga per noi!

– Si ma vedi un po’ cosa costa sto ramoscello che qua mi sa tanto di “inc***ta” sta roba.

– Vacca Boia!! (si mia moglie sa dire vacca boia!!) 3000Yen!!

– Cosa? 3000 Yen (circa 25 euro) per il solo ramoscello spoglio?!! Ma stiamo scherzando?!!

– E se poi le cose vanno male?

– Se non lo compriamo le cose forse andranno male in futuro ma se lo compriamo le finanze andranno male già da adesso!! Metti poi che dobbiamo pure ornarlo!! Ma poi… non si può comprare solo l’ornamento?

– Aspetta che chiedo.. 朝何フィブド??日です!(son caratteri scritti a caso che non pensiate che ho imparato il giapponese!) Dice di si!

– E porta fortuna uguale?

– Si si!

– E allora perché la gente non compra solo un ornamento invece che comprare tutto il Kit? Forse solo una cosa porta meno fortuna?

– Che palle anche tu però!! Forse perché non tutti sono spilorci come noi! Guarda che coda che c’è dietro di noi… che si fa? Che si compra? Dai dai..

IMG_7253– Questa! Bella sta barchetta, mi piace!

– Che c’è scritto?

– Fortuna e prosperità!

– Perfetto! Quanto costa?

– 1500 yen!

– 1500 yen? Per na roba del genere? Guarda che al negozio dell’usato forse la troviamo a meno sai!

– Basta! Paga e andiamo!

IMG_7234Confuso e Felice come una vecchia canzone di Carmen Consoli seguo il flusso della gente in fila e mi ritrovo affianco ad una parete in legno dove tutti passando bussano due colpi. Non so che significa, mia moglie è più avanti e non posso chiederle ma decido di bussare anche io. Son quelle cose che … se tutti si buttano giù da un burrone cosa fai ti butti  anche tu? Si! Mi butto anche io! O tutti o nessuno! E allora? Che poi non è che se non ho più fame devo ingozzarmi pensando ai bambini dell’Africa, lo so è triste ma cambia qualcosa se riesco a finire il piatto oltre al fatto che probabilmente dopo starò male? Sarò riuscito a salvarne qualcuno grazie al mio gesto eroico? Che cavolo di esempi ci riportavano da piccoli! E quindi si! Bussan tutti e busso anche  io! Mi va! Che poi manco mia moglie sapeva perché si sarebbe dovuto bussare ma l’ha fatto anche lei ed è ancora viva!

Religioni, usanze, tradizioni, non so che pensare. Ogni volta che mi faccio un idea poi alcuni avvenimenti me la smontano e nemmeno il tempo di ricostruirne un altra devo ripartire da capo!

Per il momento mi limito ad osservare brontolando in silenzio!

E’ servito comperare la barchetta? Per la gente intorno a me sicuramente si e se devo essere sincero anche per me! Intanto è bella, certo un po’ cara ma bella! Vale tutti quei soldi? Non lo so, ma dopo averla comprata mi sono sentito meglio, non come quando compro un qualcosa di firmato che non vale tutti quei soldi  e che poi, subito dopo averla acquistata mi sento in colpa, ma come quando non ho voglia di andare a correre ma poi ci vado e mi sento meglio!

Son quelle cose che non ci credi però le fai perché non si sa mai… e che quindi forse sotto sotto un po’ ci credi! Perché comunque, Dio o non Dio, Ebisu o non Ebisu, noi siamo qua, siamo reali e questo è comunque la prova che qualcosa esiste. Non penso che sua Entità possa mai chiedere 3000Yen per un rametto di bamboo ma mi è piaciuto stare al gioco, immedesimarmi nelle usanze del paese in cui ho scelto momentaneamente di vivere.

Per dovere di cronaca, nelle sei ore successive all’acquisto della mia bellissima barchetta ho chiuso due ottime prenotazioni e nei due giorni seguenti altrettante. Tanto che volevo andare anche a comprarne un altra visto che gli appartamenti sono due! C’è da dire però che questo mi capita costantemente quindi non posso ancora gridare al miracolo.

Una cosa è certa già da ora, l’unico business sicuramente di successo è quello dei Santuari di Ebisu che in questo tre giorni hanno fatto incassi dell’altro mondo!

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Capodanno in Giappone.

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Ridi e scherza è passato anche questo 2014. Il terzo capodanno di fila speso in Giappone pareggiando così il conto con quelli Australiani. Chissà se l’anno prossimo sarà sorpasso?!!

In realtà è stato il primo festeggiato in maniera tradizionale in quanto  nel 2013 essendo impegnati a lavorare in un hotel sperduto nelle stazioni sciistiche di Hakuba non si fece un granchè… lavorammo fino a tarda sera e staccammo giusto in tempo per una doccia ed il brindisi di rito con due colleghe e coinquiline coreane prima di coricarci in attesa di un altra estenuante giornata lavorativa.

Il 2014 non andò meglio, anzi. La morte del suocero poche settimane prima destabilizzò chiaramente  l’ambiente facendo si che nessuno avesse voglia di perdersi in festeggiamenti. Non che ci fosse bisogno di conferme ma in Giappone c’è un usanza che vieta moralmente qualsiasi tipo di cerimonia  festosa nei quaranta giorni (ma non sono sicuro siano esattamente 40) successivi alla dipartita di un familiare dello stesso nucleo pertanto passammo la serata a casa non rinunciando però a celebrare in maniera sobria il mio 34esimo compleanno con una torta a sorpresa di uno dei miei cartoni preferiti da bambino.

Quest’anno invece ho finalmente ho potuto fare il giapponese medio e seguire moglie, suocera e cognato nelle varie tappe di quest’ultima giornata a cavallo del nuovo anno.

Io penso che il Capodanno Giapponese stia al Natale Italiano come il Natale Giapponese sta al San Valentino Italiano! Qui di base il Natale non se lo fila nessuno tanto che è pure un giorno feriale. Diciamo che ha le sembianze del nostro Halloween con le modalità esecutive del nostro San Valentino appunto. E’ una festa (vedi business) che gli si vuol inculcare a tutti i costi ma che loro non sentono appartenergli. Luminarie e giovani vestiti da Santa Claus cominciano ad abbondare ma è tutto uno scimmiottare di cose viste in tv… così, tanto per!  Le giovani coppie in amore cenano assieme la sera del 25  scambiandosi i regali mentre per i teenager è un motivo in più per far baldoria. E’ impressionante come già il mattino del 26 qualsiasi riferimento al Natale sia praticamente sparito ovunque!

Ma in realtà noi si stava parlando di capodanno!

Il veglione per il nuovo anno è una cosa molto più intima e spirituale se vogliamo. Da festeggiare preferibilmente in famiglia e senza gli eccessi tipici della nostra tradizione. I preparativi per questo evento cominciano qualche giorno prima. Innanzitutto ogni famiglia tradizionale ha un bel da fare nei giorni precedenti a preparare i Nengajō che altro non sono che cartoline di auguri per il nuovo anno! Mia moglie dice che grazie all’avvento sempre più prepotente della tecnologia questa pratica sta andando sempre più diminuendo tra i giovani ma resta comunque “di circostanza”  in caso si lavori alle dipendenze di qualcuno, in ambiti aziendali, familiari o di etichetta. Nel dubbio.. meglio mandarli!  Se ne possono comprare di già fatti ma a casa mia si opta ogni anno per il fai da te stampando foto o immagini carine. Non so quante ne abbiano stampate a casa mia ma visto che l’indirizzo va scritto rigorosamente a mano, ci hanno impiegato circa 3 giorni (ovviamente nei ritagli di tempo) per finire tutto! Per esempio in caso di nascite come è successo a mia cognata è quasi scontato ricevere una cartolina che abbia come soggetto il nascituro. L’anno prima invece ne eravamo esenti perché avendo subito un lutto in famiglia non è bene ricevere ne inviare Nengajō.

MochiE’ poi la volta dei Mochi! Il Mochi altro non è che riso stracotto, pestato a sangue in grossi mortai fino a farlo diventare della consistenza simile a quella di un impasto per la pizza. (Si fa per ridere eh! Mica lo si pesta a sangue veramente… lo si pesta e basta!) In realtà noi abbiamo la macchinetta elettrica a casa quindi ce lo pesta lei da sola! Poi con dei guanti (per via del calore) si divide questo impasto in tante piccole palline appiattite a mo di tigella e si lasciano raffreddare. Nei giorni successivi sti cavolo di Mochi ce li si sognerà anche di notte da tanti che si è costretti a mangiarne!  Pare una cavolata ma essendo molto molli e collosi, tipo gnocchi ma molto peggio, ogni anno almeno un paio di persone ci lasciano le penne per soffocamento! Il modo migliore a mio avviso è rosolati sulla piastra con aggiunta di formaggio fuso, salsa di soia e un alga di contorno… il top!

Fatto anche questo è ora la volta delle grandi pulizie! In Giappone pare si debba arrivare preparati e puliti al nuovo anno, quindi qualche giorno prima, a casa mia  fortunatamente solo due, si comincia col mettere a soqquadro la casa! Immancabile è il lavaggio dell’auto il 31! La via di casa mia dalle una alle tre del pomeriggio sembrava un autolavaggio cielo aperto. Che poi le macchine qua mica le lavano col sapone… un colpo di canna dell’acqua, un colpo di spazzolone a secco che fa più male che bene, risciacquo, asciugatina veloce e via.. auto parcheggiata più sporca di prima! Per uno come me che ha passato pomeriggi interi a lavare auto in una carrozzeria ai tempi delle superiori questo è un vero colpo al cuore! E il detergente? E la pelle di daino? E lo spray per gli interni? E il nero gomme? Ma va va vaaaa

Comunque sia, fatto anche questo! E finalmente giunto il momento di mangiare qualcosa!

IMG_7030La cena a casa nostra è stata molto spartana. Niente pietanze particolari, se non l’immancabile torta per il mio compleanno, ne tavola ornata in maniera speciale. Si è mangiato qualcosa di fronte alla televisione aspettando le undici per uscire tutti assieme e dirigerci al tempio vicino casa per il rituale suono della campana bene augurante.

Qui il veglione giapponese a mio avviso prende le sembianze del nostro natalizio. Dove sono cresciuto io, si era soliti aspettare la mezzanotte al di fuori delle varie chiese di paese per potersi scambiare gli auguri davanti ad una buona cioccolata calda per i più piccoli o un ottimo bicchiere vin brulè, (vino caldo) una volta finita la messa di mezzanotte.

Ecco, se al posto della chiesa mettiamo un tempio e al posto del vin brulè troviamo del sakè lo scambio è servito!

Siamo arrivati al tempio mezz’ora prima della mezzanotte che già la coda per suonare la campana era lunghissima. Tra una chiacchiera uno sbadiglio ed una foto, il tempo di guardare l’orologio ed ero già nel nuovo anno da sette minuti. Nemmeno un accenno di conto alla rovescia, ne organizzato, ne improvvisato da qualche gruppo di giovani… ci sono rimasto male! Non che sia molto sensato farlo, ma quando ci si abitua ad una cosa sin dalla nascita viene spontaneo farlo e ci si aspetta che anche gli altri lo facciano.. e invece niente!

Dopo altri dieci minuti è giunto finalmente il nostro turno di suonare la campana, non prima di aver pagato pegno ovviamente… Fatta l’offerta, suonata la campana ci dirigiamo finalmente nella zona alimentare dove teoricamente verranno offerti soba (una specie di spaghetti giapponesi che corrispondono alle nostre lenticchie in fatto di tradizione) e sakè. In realtà i soba li abbiam pagati e il sakè era finito!

IMG_7067Vabbè, comincia a far freddo… decidiamo di tornare a casa passando prima però da uno Shrine, (un Santuario). Questo mi piace di più, è molto più piccolo, più a misura d’uomo, allestito per l’occasione da volontari del vicinato che ridono e scherzano anziché mostrarsi seriosi e formali come i monaci del tempio precedente e sopratutto qui scorrono fiumi di sakè a gratis!!!! Se non fosse che a me il sakè fa proprio schifo avrei probabilmente optato per passare la notte con loro, e sono sicuro che al quarto bicchiere avrei anche cominciato a parlare giapponese!!

Questa notte le linee della metro rimangono in funzione perennemente, non chiudono mai. Sarà l’unico giorno dell’anno, così da permettere a tutti di uscire e tornare all’ora preferita visto che un altra usanza, anche se meno diffusa, è quella di salutare l’alba del nuovo anno  rimanendo svegli fino a mattina nei vari templi o santuari.

IMG_7068A metà mattina di capodanno  invece , vista l’ora non so se per colazione o pranzo si è mangiato l’Osechi-ryōri, una selezione di vari cibi giapponesi serviti su un particolare contenitore laccato che gli conferisce un aspetto “importante”. Questo piatto va sempre ordinato perché secondo la tradizione porta male cucinare, così come pulire, il primo giorno dell’anno. Mia suocera è una di quelle che alle tradizioni ci crede molto e ne ordina sempre di costosissimi. A me sinceramente tutte queste selezioni fanno lo stesso effetto del sakè! Però vabbè, son gusti!

In sostanza sarà ormai per l’età o  perché a me il capodanno in Italia ha sempre messo addosso una sorta d’ansia da prestazione, ma questo modo molto più pacato e spirituale di festeggiarlo non dispiace affatto.

Se ci mettiamo poi che spesso e volentieri in Italia il primo di Gennaio è  sinonimo di hangover dovuti a bevute colossali durante la sera prima, non mi sembra vero svegliarmi il primo giorno dell’anno già pronto per affrontarlo nel migliore dei modi!

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Il mio 2014

Bye Bye 2014 WhatsApp Status Updates for WhatsApp Friends31 Dicembre 2014!

Sono le 10.00 del mattino del mio 35esimo compleanno e dopo aver differenziato l’immondizia mi prendo un’oretta di tempo per tracciare il bilancio di questo anno ormai concluso.

Sembra ieri che sono tornato in Giappone e invece è già passato più di un anno e attorno a me di cose ne sono successe talmente tante che mai come questa volta mi sento di fare un po’ il punto della situazione.

La partenza di questa mia nuova vita giapponese si è rivelata ben presto in salita. I programmi e le speranze in primis erano diversi ma tant’è, la vita fa un po’ quel che vuole e a noi non resta che piangerci addosso e puntare il dito alla sfortuna o rimboccarci le maniche e fare qualsiasi cosa per tentare di uscire dalla tempesta. Personalmente non è che faccia chissà che per uscirne, diciamo che se servono 2 energiche pagaiate io ne faccio solo una ridendo!

Mi piace ricordarmi che a gennaio del 2014 mi ritrovavo per l’ennesima volta a ripartire da zero, in una città nuova, con pochissime certezze in termini economici, una lingua da imparare, un lavoro da trovare, una compagna da mantenere e un età che sempre meno si concilia a questo genere di esperienze.

KyotoPer fortuna il Signore, tra le varie carenze, mi ha dotato anche di una grandissima dose di sana ignoranza e così, incurante di tutto quello che non avevo decisi di ricominciare da me, e la prima cosa che feci fu quella di iscrivermi in palestra! Si lo so, faceva strano anche a me prendere la bicicletta il mattino e senza avere ne un lavoro ne la padronanza della lingua, dirigermi in palestra e pagare per far fatica anziché venir retribuito, ma tant’è…. volevo fare così!

Sono sempre più dell’idea che ci sia una sorta di energia cosmica che premi i nostri sforzi anziché le nostre aspettative e faccia in modo che le cose vadano non come pensiamo di volere che vadano ma come in realtà facciamo in modo che vadano. Per esperienza personale ho notato che chi si lamenta si è già lamentato, si lamenterà ancora e avrà sempre un buon motivo per farlo, chi è nato ridendo morirà ridendo anche se la vita lo ha già messo al tappeto in più occasioni e chi spera al bar che la ricchezza gli piova dal cielo nonostante sia un disoccupato cronico troverà sempre due spicci per mantener elevato il proprio tasso alcolemico tanto da permettergli di sognare e millantarsi agli occhi degli avventori perché in realtà è quella la vita che gli piace fare e quindi si, non avevo un lavoro ma ho saputo ascoltarmi e avendo ben chiaro cosa volessi, decisi di cominciare prendendomi cura del mio io in primis che a mio avviso è il punto di partenza necessario per farsi trovare pronti ai vari appuntamenti che il destino fissa per noi.

A dire il vero tra una seduta e l’altra di palestra intervallavo anche qualche lezione di Giapponese ma con scarsi risultati. Ho sempre dato la colpa al lavoro… volevo convincermi del fatto che il non averlo mi togliesse serenità e di conseguenza non fossi libero mentalmente di apprendere ma in realtà già sapevo che era una cazzata, infatti ora che il lavoro fortunatamente ce l’ho non riesco a memorizzare nulla ugualmente perché con la testa sono sempre ai miei appartamenti! In poche parole, come si dice a Verona… Se un musso lo vesti da cavallo da corsa sempre musso rimane!

Vabbè, era comunque un inizio! A Febbraio già ero in grado di andare in palestra e a scuola da solo. Due bei passettini in direzione della felicità. Certo vedendo il mio fisico e sentendomi parlare Giapponese si direbbe che sono stati soldi buttati, ma il mio ego ne ha sicuramente gioito!

Mancava solo il lavoro… andati male un paio di colloqui decisi di prendere il toro per le corna e tentare subito quello che avevo in mente di fare solo in un secondo momento, a sicurezza economica e conoscenza linguistica acquisite… col senno di poi ringrazio il Signore di aver fatto in modo che questi colloqui mi andassero male, molte volte poi si entra in un tunnel di “non mi piace ma intanto va bene così” dal quale è difficile uscirne! Lo conosco molto bene, in Italia l’avevo pure arredato quel tunnel li! Ci misi circa 4 anni a mollare una situazione simile!

Sakura river Side. Secondo appartamento turistico.

Sakura river Side. Secondo appartamento turistico.

Preso il primo appartamento turistico a fine Marzo, siamo riusciti a bissare già ad Agosto e per me al momento  questo rappresenta il cardine sul quale si basano le mie intere  giornate. Per la prima volta sviluppo un progetto tutto mio (quando dico mio è intesa anche la mia famiglia senza la quale starei ancora alzando pesetti da un chilo in palestra, anzi neanche quelli perché per iscrivermi ho avuto bisogno del loro aiuto!) nella maniera in cui voglio io e la soddisfazione è impagabile. Finalmente riesco a fare ciò che mi piace e  quando ricevo la gratificazione dei  clienti mi sento proprio un uomo realizzato! Per me è diventato più un lavoro andare in palestra piuttosto che gestire il business!

Di contro lo studio della lingua è stato relegato in terza posizione ed è praticamente accantonato purtroppo!

A Settembre ho pure preso la patente giapponese! Non che ci voglia chissà che… basta convertire e di fatto ahimè perdere quella italiana e il gioco è fatto! Ora qui sono un principiante e giro con gli adesivi sulla macchina come facevo a 19 anni con la P in Italia sulla Innocenti Mini 90 di mia madre!

In sostanza non posso che essere soddisfatto, sono arrivato senza nulla se non l’amore e il supporto della mia famiglia allargata (giapponese e italiana) e senza rendermene conto sono riuscito ad inserirmi in una società che dista anni luce dalla nostra!

Ho un lavoro, qualche amico, degli hobby e guido pure l’auto… cosa volere di più!

In realtà come recita la seconda parte di questa bellissima frase di Einstein:

“Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose.”

adesso arriva davvero il difficile… se è vero che quando l’acqua ti arriva al culo impari a nuotare beh… diciamo che sono rimasto a galla ma ora anziché sbracciare mi sto attaccando sempre più alle mie certezze di un tempo… la palestra, il calcetto al lunedì (sia lodato Facebook che tra il migliaio di lati negativi ha anche qualche risvolto positivo e mi ha fatto trovare amici e ragazzi da ogni parte del mondo con la passione per il calcio giocato), insomma… sto riproponendo il mio “format” italiano anche qui!

2014 promosso a pieni voti dunque! Quello che vorrei per il 2015 a livello personale è di continuare su questa strada magari con un po’ di costanza in più…. studiare davvero la lingua (ahahahahaha!!) migliorare gli automatismi del mio lavoro e perché no espandermi un po’ e sopratutto smetterla con l’alibi del quando!

E’ si perché nella mia vita c’è sempre un quando tra me e la felicità. Felicità intesa come concetto ideale, quella duratura e costante che molto probabilmente nemmeno esiste ma che io in quanto uomo e sognatore continuo ad inseguire incurante che servano momenti di tristezza  perché ella possa improvvisamente comparire! Dicevo così anche all’inizio di quest’anno… ah ma vedrai quando avrò un lavoro… ah ma quando potrò guidare… ah ma appena riuscirò a parlare… si insomma … molti quando si sono anche avverati durante quest’anno mentre io sono rimasto sempre esattamente lo stesso! Che fregatura! Già lo sapevo che comunque avrei dovuto, devo e dovrò lavorare solo sull’io e non sul quando… si però QUANDO ci riesco… poi cosa faccio?!!!

Intanto mi volto indietro e mi godo questo ultimo giorno del 2014 con la consapevolezza di aver fatto un ottimo lavoro e di aver gettato le basi per un 2015 che sarà l’inizio di una nuovissima strepitosa avventura!

Buon anno a tutti!

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Il rovescio della medaglia.

Angel Boligan CorboIeri sera abbiamo incontrato una vecchia amica. Una ragazza di Tokyo conosciuta nel 2008 in Australia, anche lei in viaggio senza una meta ben precisa ma in cerca di nuove esperienze. Siamo entrati subito in sintonia in quanto all’epoca fidanzata con un ragazzo veneziano.

Dopo la breve parentesi australiana abbiamo avuto la fortuna di incontrarci ancora a Koh Phangan, in Thailandia, a Kuala Lumpur, in Malesia e successivamente a Kyoto, Venezia e Verona.

Dall’ultimo nostro incontro erano passati ormai quasi 3 anni.

Ricordo quando ero più giovane l’emozione nel rivedere gli amici del mare anno dopo anno o semplicemente i compagni di classe dopo le vacanze estive. Notarne i cambiamenti fisici, il diverso taglio di capelli, l’abbronzatura… riporre aspettative esagerate sul fatidico momento e sperare di non disattendere quelle altrui.

Ricordo i primi giorni di dialoghi a ruota libera per tentare di rimettersi in pari  passati a raccontarci un aneddoto dietro l’altro per colmare il vuoto di un anno di silenzi. Certo, con coloro i quali più si era in sintonia erano seguite al massimo tre o quattro lettere, rigorosamente con una goccia di profumo sulla carta, (io usavo Davidoff!!) gli auguri di Natale e Pasqua e forse anche una conversazione all’anno se si riusciva a superare lo scoglio della telefonata a casa. “Buongiorno sono Andrea di Verona, potrei parlare gentilmente con …….”. Mamma mia che ansia quegli attimi prima di prendere la linea …. e che bellezza!

Purtroppo oggi la facilità con cui la tecnologia ci permette di raggiungere ogni persona in qualsiasi momento ha banalizzato molti dei nostri rapporti, o per lo meno dei miei. Ci sono persone che non sento più da tempo ormai in quanto sono perennemente aggiornato sui loro status facendomi così, a torto, perdere l’input per alzare la cornetta e chiedere loro “dal vivo”…. Ciao! Come va?

Ieri purtroppo si è verificata una cosa simile! Nonostante il ” Mamma mia quanto tempo! Ma cosa sono passati, 3 anni?!!” non c’è stata particolare emozione nel primo impatto nonostante ne sia susseguita comunque una piacevolissima serata. Il fatto è che noi Keiko fisicamente non la vedevamo da anni ma virtualmente non l’avevamo mai lasciata, in quanto vista e sentita il giorno prima per accordarci su data e ora, ne avevamo seguito costantemente gli sviluppi su Facebook tanto da conoscerne con esattezza i luoghi delle vacanze negli ultimi anni, gli amici che è solita frequentare e addirittura i piatti degustati durante tutto questo periodo. Insomma, non c’era quasi più nulla da raschiare nel barattolo del “non sai cosa mi è successo in tutto questo tempo”! Praticamente è stato l’incontro tra conoscenti di sempre che si vedono per passare una serata assieme parlando del più e del meno come se il tempo e le distanze non li avessero mai divisi.

Questa condizione, tipica dei tempi moderni mi ha provocato tristezza. Nostalgia. Che bello era fantasticare su come sarebbe stato rivedere la ragazza che ti piaceva tanto e sognare che si accorgesse dei tuoi cambiamenti. Sperare che anche lei, in quei malinconici pomeriggi d’inverno, con la faccia sui libri ma la mente altrove stesse pensando proprio a te, nello stesso momento in cui anche tu, libro sulle ginocchia e piedi sul termosifone, pensavi a lei.

Che bello non sapere, nei propri momenti bui, che gli altri si stanno divertendo a differenza tua. Pensare di essere tutti assieme dormienti in un lungo letargo che ci risveglierà a ridosso delle vacanze estive per far si che ci si possa di nuovo divertire tutti assieme.

Che bello non sapere, che la ragazza dei tuoi sogni, nello stesso momento in cui tu la stai pensando, sta partecipando ad una festa e con aria divertita si tagga, si fa un selfie e commenta foto di decine di ragazzi decisamente più belli di te. Si perché prima era solo un Paolo, un Marco… adesso questo Paolo e questo Marco li può vedere, sviscerarne i profili… insomma, se vogliamo, fa ancora più male! E tu, impotente nella tua cameretta non puoi più nemmeno aggrapparti all’illusione che anche lei… struccata ed in pigiama, stia pensando proprio a te davanti ad una tazza di tè caldo ascoltando magari One degli U2. Eh no, non dev’essere facile essere adolescenti in quest’epoca!

Erano già arrivati i telefonini 1.0 a minare queste certezze… passi per l’sms che ha comunque un costo ed essendo giovani potrebbe essere stato proibitivo ma… “Se non mi fa uno squillino ora che la tecnologia ha soppiantato la telepatia… beh vuol dire che non mi sta pensando… o forse si dai… ma è troppo timida per farmelo per prima e sta aspettando che glie lo faccia prima io… si si, dev’essere proprio così! Ma io non posso farmi vedere interessato… rischierei di perdere  fascino ai suoi occhi… non è ancora il momento di farle sapere che mi piace…forse è meglio aspettare che me lo faccia lei…” e avanti così per mesi!! (Che magari nel frattempo s’ingroppava Alfredo… quello della canzone di Vasco, ma chi se ne frega… io non lo sapevo!!!).

Eh si… erano già i primi segnali di crisi per sognatori seriali come me! Ah quanti castelli in aria mi sono creato con la fantasia! E quanto peso ho attribuito ad alcuni squilli, inviati magari per sbaglio o per noia mentre si era al bagno. Io poi avevo l’abilità di vederci un mondo nascosto perfino in un semplice “Buon Natale!” (inviato col punto esclamativo, non con il punto e basta, capisci?!!!) ricevuto dalla persona giusta.

Tutti gli altri semplici “Buon Natale!” invece mi disgustavano! Almeno personalizzalo cavolo… va bene la Christmas card ma mettici se non altro il mio nome o evita il messaggio!

Che forza la mente eh!

Al cafè in cui ci siamo incontrati erano presenti per lo più giovani. Mentre Mayumi e Keiko di tanto in tanto si lasciavano andare in conversazioni in lingua madre io mi soffermavo ad osservare i ragazzi tutt’intorno a me. Facendo una statistica a tastoni posso affermare che nell’80% dei tavoli almeno uno dei partecipanti era distratto e di fatto estraniato dalla conversazione perché intento ad armeggiare con il telefonino. Io incluso. In  un buon 50% dei tavoli formati da una coppia soltanto, entrambi erano in silenzio, stato catatonico e sguardo fisso sul telefono.

D’altronde ormai è risaputo che la tecnologia ha questa paradossale capacità di avvicinare le persone distanti e allontanare quelle vicine.

“Si ma tu che cosa parli a fare che ce l’avevi pure tu il telefono in mano si potrebbe obbiettare!”

Angel Boligan CorboEd è giusto! Purtroppo sono diventato pure io schiavo della tecnologia, schiavo di una connessione che mi rende libero… pensavo… ed invece se non ho accesso ad internet per più di mezza giornata vado in astinenza e non riesco a pensare ad altro. Non solo perché mi serve per lavoro ma ho proprio bisogno di cazzeggiare in rete. Me ne rendo conto e non ne sono felice. E’ una droga a tutti gli effetti e io ne sono assuefatto. Non è che un alcolizzato non può dire che l’alcool è una merda solo perché beve anzi… appunto perché beve ha una visione molto più profonda della cosa.

Ricordo che in passato quando una serata stentava a decollare, magari perché formata da una compagnia mal assortita si doveva essere in grado di girare la situazione in una maniera o nell’altra e farla andare bene. I momenti di silenzio erano particolarmente imbarazzanti e mal tollerati da tutti. Si creava una sorta di aria pesante che andava assolutamente cambiata. Fortunatamente c’era sempre il carismatico di turno che con una barzelletta, un rutto o una battuta risollevava la situazione. O al limite c’erano le carte… ma non il poker “all in” o robe del genere dove non si parla e si nascondono le emozioni… c’erano la scala quaranta, canasta, merda…. insomma giochi di aggregazione. Oggi invece mi sembra che non siamo più in grado di farlo. Spesso e volentieri non siamo più disposti a dare una svolta ad un determinato momento della giornata, forse non perché non ne siamo più capaci, quanto perché manca la voglia, essendoci comoda l’alternativa. E l’alternativa è lo smartphone o telefono intelligente. Talmente intelligente che non arriva neanche fino a sera con una carica di batteria! Non mi diverto più con questi quattro che ho qui di fronte? Aspetta che faccio una partita on line o partecipo alla discussione di quel forum a cui sono iscritto! Legittimo certo… ma la mia impressione è che così finiamo per essere sempre più soli e in balia di noi stessi.

Anche la televisione mi sembrava perfino più a misura d’uomo un tempo! Ricordo che ai tempi della scuola c’erano di fatto che ne so 20 canali… ma quelli che andavano per la maggiore erano la rai e fininvest, oggi mediaset. La sera quindi si era soliti guardare un film tutti assieme (c’era una tv per casa, non una per stanza) che poi fondamentalmente si finiva sempre per guardare quello su canale 5 o italia 1. Retequattro faceva film belli solo alle 22.45 ma a quell’ora già di andava a letto! E quindi i primi 15 minuti della mattina successiva venivano impiegati per scambiarsi le opinioni coi compagni i classe sul film visto la sera precedente. Oggi tra internet, streaming e canali a pagamento la possibilità che qualcuno veda lo stesso programma di qualcun’altro, a meno che non sia un talent o un reality è bassissima, quasi nulla pertanto anche in questo frangente, si è spesso soli con la propria esperienza.

Certo, la tecnologia ha portato innumerevoli vantaggi…inutile negarlo, ha smascherato falsi miti e fenomeni da bar… ci ha semplificato la vita e migliorato per molti aspetti la qualità del nostro operato ma come ogni rosa ha le sue spine e il rovescio della medaglia a mio avviso è proprio questo. Tornare indietro non si può, e personalmente non me la sentirei nemmeno più ma sono infinitamente grato di aver avuto la possibilità di vivere la mia gioventù senza troppi fronzoli.

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P.S. Tutte queste bellissime illustrazioni sono opera di Angel Boligan Corbo, un fumettista cubano, divenuto famoso ai nostri tempi perché capace di cogliere in pieno gli aspetti della società moderna rappresentandoli in maniera irriverente, satirica, sadica ma incredibilmente reale. Se non lo conoscete dategli un occhiata. Ne ha create di fantastiche!

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