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Galeotto fu quel barbecue. (Una storia di positività)

il 30 febbraio 2018 un barbecue improvvisato nel retro di casa nostra cambio` le sorti di molti dei presenti, e prima di allora nessuno lo avrebbe nemmeno lontanamente immaginato!

Giardino oltretutto che fino a pochi anni prima non esisteva, o meglio si presentava cosi:

Praticamente una palude off limits a qualsiasi essere umano fatta eccezione di mia suocera  che armata di stivali e  cappello vietnamita osava addentrarsi una tantum dove regnavano incontrastate piante di dubbio gusto scelte da quest’ultima e zanzare tigre che Naoto Date scansati proprio!

Negli anni avevo chiesto svariate volte  a moglie e suocera il permesso di porre fine all’esistenza di quell’angolo d’inferno  cosi da permettere a mio figlio Rei, all’epoca Kai non era ancora nato, di poter uscire e giocare in quel misero fazzoletto di terreno  ma la risposta e` sempre stata negativa per svariati motivi a mio avviso senza senso pertanto quindi avevamo un giardino ma non potevamo utilizzarlo.

Potrei scrivere per ore attorno a questo aneddoto ma dal momento che non e` attinente al titolo del post la faro` breve. Successe che mia suocera dovette assentarsi da casa per un mese circa, al suo ritorno la palude non c’era più! 

Lavorando sotto traccia come un procuratore calcistico  durante la sessione  di mercato contattai più professionisti, esposi il mio progetto e fortunatamente uno di questi accetto` di aiutarmi nella realizzazione. Il risultato fu questo:

Devo dire che al ritorno mia suocera non fu tanto contenta quando si accinse ad aprire la porta vetro della sala per dar da bere alle sue piante notando con una punta di stupore che queste non c’erano più, ma col tempo e molti barbecue al suo attivo si ricredette ed anzi mi fece pure fatto i complimenti!

Ed e` di uno di questi Barbecue di cui io vorrei scrivere oggi!

La sorella di mia moglie viveva a Tokyo con la sua famiglia. Non ha sempre vissuto li, e` rimasta a Kyoto fino ai 30 anni lavorando nel ramo farmaceutico come da tradizione familiare. Era una donna in carriera. Partiva alle 6 del mattino da casa e tornava con l’ultimo treno a ridosso della mezzanotte. Una vita votata al lavoro, nessuno spazio per socialità, svaghi ed affetti ed infatti  allo scoccare della terza decade era ancora single.  30 anni in Giappone, specialmente per una donna e` uno spartiacque importante. Un dentro o fuori. Se a 30 anni sei donna e non sei ancora sposata qualcosa non e` andato per il verso giusto. Io e mia moglie ci siamo sposati “casualmente” quando lei aveva 29 anni e 9 mesi. Coincidenze? Io non credo!!

Ad un certo punto la  svolta: – “Mamma, papa`, mi dispiace deludervi ma io voglio cambiare vita. Sogno di avere una famiglia tutta mia e mi sono resa conto che continuando a percorrere questa strada non ci riuscirò mai. Lascerò il lavoro e troverò qualcos’altro”. Pochi mesi dopo era advisor alla Tsuji, la scuola di cucina più rinomata del Giappone. Qualche anno più tardi Anna, cosi si chiama la sorella di mia moglie, avrebbe avuto due figlie con Ito, insegnante di cucina francese conosciuto ad un party post  lavoro e si sarebbero sposati dopo la nascita della loro prima figlia. A 37 anni era quindi ufficialmente rientrata nei canoni giapponesi che si confanno ad una donna della sua eta` ovvero sposata e con figli a carico.  Felice? Non e` rilevante in questa società.

Si vabbè ma sto cazzo di Barbecue?

Dammi tempo cribbio! Voi giovani volete tutto e subito! Vai su Tic Tok a guardare le adolescenti nude se non hai tempo di aspettare ma sappi che questo nutrirà la tua conoscenza come un chewing-gum all`ora di pranzo mentre se avrai pazienza, dopo la lettura di questo racconto sarai sazio di buoni propositi e spirito di intraprendenza.

Alla Tsuji di Osaka con Anna lavorava come segretaria  Miyako, anch’essa single e anch’essa in cerca. Anna e Miyako strinsero subito amicizia e la consolidarono nel tempo nonostante Anna chiese poi il trasferimento alla sede di Tokyo per congiungersi a Ito che lavorava li.

Vissero a Tokyo per 5 anni mantenendo comunque i rapporti con Miyako che nel frattempo era ancora in cerca.

In Italia si dice “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”. In Giappone la Pasqua non esiste e il Natale nemmeno quindi loro sostituiscono il Natale con il Capodanno e la Pasqua Vaffanculo. A fine anno si usa riunirsi tutti nella casa di famiglia di provenienza per passare qualche giorno assieme. E cosi successe anche per il capodanno del 2018. Noi, la famiglia di Anna e Ryoichi, il fratello minore di mia moglie con relativa consorte. Il 30 Dicembre Anna decise di invitare questa famosa sua amica che ancora lavorava ad Osaka per un barbecue a casa nostra.

Vedi che se aspetti alla fine ci arriviamo?

Miyako non e` originaria di Osaka bensì` di Hakata un isoletta nella prefettura di Ehime facente parte di un arcipelago che ha come  peculiarità il fatto di essere totalmente collegato tramite ponti. Sono zone rurali del Giappone rimaste abbandonate a se stesse, popolate solo da anziani autoctoni che vivono di chiacchiere e agricoltura  mentre i giovani come appunto Miyako purtroppo per la maggior parte se ne vanno a cercar fortuna  altrove ma a trovare stress  frustrazioni En & Xanax! Ultimamente pero` visto il boom di turismo in Giappone pre covid, il governo stava e sta comunque facendo grandissime campagne di promozione dei territori rurali incentivando i giovani a ripopolare queste zone proponendo loro vantaggiosissime agevolazioni   per chi decide di investire in nuove attività che possano far girare la ruota del turismo anche li e non nelle solite mete che ormai sono sature e snaturate quasi quanto Venezia.

 Ad Hakata la famiglia di Miyako ha parecchi campi di limoni ed arance che per la maggiorate rimangono a marcire sugli alberi in quanto i genitori non hanno più le forze necessarie per svolgere il lavoro che un tempo amavano fare.

Quando i giapponesi entrano in contatto con uno straniero che vive in Giappone ne rimangono spesso affascinati e scattano una serie di domande susseguite da vari iiiiiiii naaaaaaa eeeee sugoooooooiiii eeeee kakkoiiiiiiiii che corrispondono a segnali di ammirazione anche se spesso da ammirare non c`e` proprio un bel niente. 

E cosi` successe anche il giorno di quel famoso Barbecue che tu non hai pazienza di ascoltare! 

Superata la diffidenza iniziale Miyako mi chiese nonostante immagino lo sapesse già da quanto tempo fossi in Giappone, cosa mi spinse a decidere di vivere a Kyoto, che lavoro facessi oltre alle varie domande di rito su quale fosse il mio piatto preferito giapponese e quali cartoni animati guardassi in Italia.

Il fatto che da straniero sprovvisto di abilita` linguistiche io mi sia cimentato fin da subito nell’impresa di aprire un attività in proprio la colpi` molto. Il mio ottimismo e la passione che mettevo nel raccontarle gli esordi nel mondo dell’imprenditoria giapponese la spinsero a riflettere molto sul contrapposto stato di paralisi della sua vita in generale, almeno cosi mi riferi` mia cognata dopo aver ricevuto una telefonata da Miyako.

– Anna, ho pensato molto al racconto di Andrea e Mayumi e cosi ho deciso, voglio tornare a Hikata e rilevare l’azienda di famiglia. La vita ad Osaka non mi soddisfa più. Venite con me? Con i miei campi, la tua promozione e le abilita` in cucina di Ito potremmo mettere su qualcosa tutto nostro, non e` fantastico?

Anna a differenza mia e di mia moglie e` un tipo molto deciso e risoluto. E` il classico tipo che se entra in un negozio e vede una cosa che le piace la compra, non sta nemmeno li a pensarci, la prende e va alla cassa. Non che butti via i soldi anzi, solo e` molto più pratica del sottoscritto il quale va in negozio, la prova, torna a casa, va vedere se in altri negozi la trova a meno, ci sogna un po su, ne legge le recensioni su internet, se riesce anche qualche tutorial su youtube poi quando torna al negozio spesso quella cosa non c`e` più!

E cosi Anna dopo aver comprato quel capo di abbigliamento che io invece mi sono fatto sfuggire  decide  che può essere una buona idea e durante la Golden Week di Aprile decidono di andare tutti assieme a vedere Hakata. Anna e` entusiasta dell’idea più che del posto cosi torna a casa e mette in moto la macchina delle praticità. Prende in prestito libri dalla biblioteca comunale, fa corsi, studia, si lavora le bambine cominciando a sondare il terreno su una vita stress free, chiede consigli in giro ma nel frattempo Miyako si tira indietro, non se la sente ancora. Anna ormai e` lanciata, torna ad Ehime per un altro sopralluogo e decide che, sfumata la collaborazione con Miyako, l’isola migliore per loro sarà Omishima, la principale dell’arcipelago.

Anna da Marzo 2020 vive ad Omishima con la famiglia in una villetta con orto adiacente facente parte di un progetto promosso dal governo per persone che vogliono imparare a coltivare il terreno in attesa che il loro progetto prenda forma. E` felicissima e non tornerebbe indietro per nessuna ragione al mondo. Sembrano ringiovaniti di 10 anni, hanno sempre molte cose da raccontarci e il loro entusiasmo e` contagioso.

Nel frattempo Miyako ha deciso! A fine anno si licenzierà dalla Tsuji ma vi rimarrà un anno ancora come studente. Tornera` poi nella sua Hakata, prendera` in mano i campi di famiglia e si aprirà un cafe specializzato in dolci preparati con gli agrumi dei suoi terreni e per questo per un anno studierà il modo migliore per prepararli.

Quest’anno anche Ryoichi ha deciso di mollare il suo lavoro nel ramo farmaceutico per fare qualcosa chi più lo appassiona, ovvero lavorare nell’ambito della contabilità.

Tutto e` bene quel che finisce bene? Col cavolo! Noi che abbiamo dato il via a tutto ciò lavoriamo nel turismo e in questo periodo  come si può ben immaginare non siamo messi benissimo, anzi! Ma va bene cosi! E`il bello della vita! Siamo focalizzati su un altro progetto che a breve racconterò, (e` un anno che  lo dico!) e rimaniamo comunque positivi nonostante siamo consapevoli che anche il 2021 sara` un disastro.

Se invece volete sapere (ma chi che non ti legge nessuno?!) cosa faranno Anna e Ito ad Omishima dovrete attendere la prossima puntata!

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Pensieri in semi liberta`. Il futuro del settore immobiliare (secondo me).

Vanlife

Essendo in vena di previsioni mi piace pensare che nel mio prossimo futuro ci sia ancora spazio per la tipologia di abitazione che più preferisco. E poi le case del futuro ancora non le hanno fatte, come facevo a fotografarle?! Quindi ecco qui il mio van del passato! Nissan Uravan 1982

 

La previsione più azzeccata della mia vita risale a  quando da ragazzino ipotizzavo un futuro in cui  avremmo vissuto l’epoca dell`utilizzo anziché quella del possesso. Non ricordo esattamente  che anni fossero, so che cominciavano a circolare i primi computer connessi a internet sui quali ovviamente non esistevano account da inserire e profili social tanto più  che di personal non avevano proprio nulla in quanto l’esperienza di utilizzo era la medesima per qualsiasi utente. Office e Word erano senza abbonamento ma ti dovevi comprare i cd o floppy con le varie licenze peraltro costosissime. In quel periodo dentro di me pensavo: Ma perché se io ho comprato una licenza  o installato un gioco sul mio PC di casa e poi me ne vado in un internet point al mare non posso usare una macchina che abbia esattamente le stesse configurazioni che io ho a casa? Quando accendo il mio computer ho come sfondo desktop una foto del mare con le palme e l’altalena. Ho le mie icone rapide sulla sinistra e le mie foto preferite sulla destra. Vorrei poter accedere da qualsiasi apparecchio in circolazione tramite apposite credenziali esattamente al mio pc in ogni parte del mondo, con la mia cronologia, le mie impostazioni, la mia velocità di puntatore mouse ecc… chiedo tanto? In effetti si, chiedevo tanto se consideriamo che si tratta di una richiesta vecchia di almeno 20 anni ma vedo che pian pianino ci stiamo avvicinando! Purtroppo di questa previsione in parte azzeccata non posso farne un vanto perché non avendola mai messa nero su bianco “anch`io posso andar da lei e dirle polizia” cit. Andrea Alongi che pochi capiranno ma che spero mi farà fare parecchie risate quando la rileggero` tra 10 anni. Tra 20 invece  entrerò anche io  nel gruppo di quelli che non la capiscono  in quanto avro` presumibilmente dimenticato!

E quindi eccomi qua, a scrivere sul blog questa cosa che mi passa per la testa da anni ma che per pigrizia non ho mai trascritto se non accennato in sporadici messaggi di risposta a qualcuno sui social e che comunque in un certo qual senso e` l’evoluzione del pensiero di cui sopra.

Prefazione:

Siamo sempre più poveri, inutile negarlo. Poveri con un elevatissimo stile di vita, non poveri come i nostri nonni che non avevano materialmente nulla ma che a 18 anni potevano permettersi il lusso di una vita di sacrifici in cambio di un sogno chiamato casa di proprietà avverabile sotto forma di mutuo o semplice pagherò ad amici e parenti. Le nuove generazioni sono così povere da non poter nemmeno  permetterselo quel sogno lì, e allora vai di palliativi chiamati aperitivi, capi firmati, weekend romantici, cene stellate e chi più ne ha più ne metta. Vite social perfette ostentando ricchezze effimere ma impossibilitati a spiccare il volo con le proprie forze.

Il matrimonio non rappresenta più un traguardo, i rapporti di coppia sono sempre meno duraturi, uno stipendio medio insufficiente per permettere alla coppia di provare a conquistarsi la tanto agognata autonomia e due contratti a tempo indeterminato non danno la certezza di poter accedere ad un mutuo senza una garanzia genitoriale alle spalle.

Aggiungiamoci poi che il lavoro e` diventato precario per tutti e che anche un contratto a tempo indeterminato, qualora lo si riesca a trovare non e` più una sinonimo di sonni tranquilli in quanto difficilmente le imprese odierne hanno vita lunga come quelle a cui eravamo abituati fino anche ad un solo ventennio fa e il cerchio si chiude.

Si ma tutto sto preambolo che c’entra con il titolo del post? C`entra C`entra!

Se la massa non e` piu in grado di acquistare immobili chi lo farà? E soprattutto.. dove andremo tutti a vivere?

Semplice, stiamo entrando grazie anche al COVID  sempre più velocemente nell’epoca appunto dell`utilizzo anziché in quella del possesso o come dicono alcuni nella netflixizzazione della maggior parte dei settori economici mondiali, real estate incluso.

E qui inizia finalmente la mia previsione:

Gli spazi vitali privati si ridurranno drasticamente, cosa che sta gia sistematicamente avvenendo,  prima con l’abbassamento dei soffitti per passare  all’eliminazione dei cortili con camere più piccole e aumento di costruzione di condomini. In centro a Tokyo per un giovane, universitario o al suo primo impiego, e` normale vivere in 15 metri quadri per qualche anno.

Gli immobili saranno sempre più proprietà di pochi ma soprattutto di corporazioni. Non mi sorprenderebbe che anche Airbnb, qualora sopravvivesse a questo virus si lanciasse su tale mercato e già qualche avvisaglia pre co vid mi pare di ricordarla. Quando si riuscirà veramente a “Netflixicare” l’affitto a medio termine il gioco sarà fatto. Gli appartamenti d’oggi sono domotici con serrature elettroniche e controlli a distanza, questo metterà finalmente a dura prova i furbetti. Se il tuo contratto scade il 30 settembre alle 10.00, dalle 10.01 il codice per accedere all’appartamento sarà cambiato e tu non riuscirai più a rientrare evitando fastidiosi quanto  temutissimi abusivismi. Acqua luce e gas che saranno incluse nel pacchetto una tantum dell’affitto (quindi non intestate al privato) smetteranno di funzionare rendendo impossibile la vita all` occupatore abusivo che si vedrà pure negare aria e luce grazie alla chiusura automatica di finestre e tapparelle elettriche. Non appena si riuscirà a spostare la residenza con un click il gioco sarà fatto!

Ovviamente come dicevo prima gli spazi vitali saranno sempre più piccoli ma contestualizzati. Vedo grandi edifici di co living con appartamenti standard da 30 – 40 – 50 metri quadri all’interno di strutture a mo di centro commerciale. Tanti mini appartamenti e molti spazi comuni dove socializzare. Sarà normale fare 3 mesi qua, due là e così via. Cambio lavoro? Cambio casa! Basta ore nel traffico, prendo un appartamento a poche decine di metri dal mio nuovo posto di lavoro così risparmio tempo, denaro e cambio aria. Vivendo in spazi piccoli già attrezzati avremo pochissime cose di proprietà rendendo il trasloco un gioco da ragazzi. Si prepara la valigia e via! Ovviamente è una proiezione a lungo termine e avverrà prima in paesi in forte sviluppo industriale come qui in Asia, l’Italia essendo un  museo a cielo aperto è un po’ frenata in questo per via della sua bellezza che la vincola parecchio, non si buttano giù case a cuor leggero come nel resto del mondo per costruire edifici brutti ma più efficienti ed io, nonostante ci pensi continuamente, devo ancora capire se questo e` un bene o un male. Alla fine e` sempre un problema di burocrazia che non riesce mai a stare al passo con il presente. Dove la burocrazia e` più oppressiva come da noi, il cambiamento e` spesso impossibilitato, vedasi Uber. Ma torniamo a noi.

Il tutto sarà probabilmente connesso ad una propria identità virtuale  basata su tecnologia blockchain. Identità` non replicabile come un falso profilo facebook o youtube, ma univoca, un vero e proprio documento virtuale ad personam. Vuoi prenotare da me per 6 mesi? Mi appare lo storico dei tuoi pernottamenti passati così da capire se sei molesto, chiassoso, irrispettoso ecc. Anzi, in un portale 3.0 magari ti compariranno solamente le opzioni disponibili in base al tuo “ranking virtuale” per dirla alla black mirror. Questa identità quindi sarà molto importante in futuro perché tali agglomerati avranno un impatto sociale importante visto che all’interno di queste nuove strutture in un un futuro 2.0 nasceranno anche bar, palestre, cinema ecc.. e allora chi ce lo vuole un piantagrane nella propria comunità? ll tuo ranking virtuale avrà quindi funzione di filtro già dalla prima schermata facendoti comparire solo le opzioni da te prenotabili.

Probabilmente nasceranno vere e proprie nicchie, Coliving per giovani, anziani, cinofili, nerd, startuppers, appassionati di topolino, mamme single con asili privati dove lasciare i bambini, non pongo limiti alla fantasia. Immagina di essere un 30enne in sovrappeso appena lasciato dalla compagna che vuole dare un taglio al passato e rimettersi in forma, quale posto migliore per stimolarti h24 di una fitness coliving per 6 mesi dove tutto all’interno ti parla di fitness, sana alimentazione e sacrifici e dove invece del pub irlandese c`e` il chioschetto che vende solo angurie e spremute frequentato da sportivi intransigenti? Sei uno startupper alle prime armi ma non hai competenze che esulano dalla tua idea di web design,  marketing, o  business planning? 6 mesi di full immersion in una coliving hub dove entri startupper e mal che vada esci con la consapevolezza che il tuo progetto e` irrealizzabile ma almeno ora sai il perché forte di competenze che prima non avevi e con un plus di contatti che ti saranno utili nella vita.

Attenzione, non sto dicendo affatto che sara` un mondo migliore, anzi, come già sta accadendo da decenni a questa parte, sarà un mondo sempre meno a misura d’uomo, meno umano, dove tutti saranno al tuo servizio fintanto che paghi, ma che poi se per disgrazia da un giorno all’altro non potrai garantire la tua retta, verrai sbattuto fuori a calci in culo a seduta stante e chi lo fara` sara` al 100% tutelato dalla legge. Ci potrebbero anche essere scenari dove un proprietario, per tutelarsi stipulerà direttamente un contratto a garanzia delle tue rate con il tuo datore di lavoro per avere una sicurezza in più, cosa che accade già  similmente qui in Giappone dove spesso se arrivi tramite agenzia ti viene richiesta al momento della stipula del contratto di affitto anche un garante e il pagamento di una assicurazione supplementare che in caso di  negligenza si rifaccia sul garante da te indicato. Insomma, sarà sempre più difficile per la massa scendere dalla ruota del criceto, ma in compenso questa ruota sarà più bella ed efficiente che mai!

Disumano? Certo! Ma non lo e` comunque la vita di tutti i giorni? Non lo era così anche in tempi preistorici? Non dobbiamo più cacciare animali per sopravvivere ma cacciare soldi. E se non ci riesci alla lunga deperisci, vieni emarginato e muori! That`s it!

Io in questa cosa delle coliving settoriali ci credo molto, tanto che al netto delle mie capacità economiche che sono infinitamente limitate rispetto alle mie visioni ne sto costruendo una da zero qui a Kyoto. Staremo poi a vedere se il tempo mi darà ragione o un calcio in culo!

Sabato 18 Luglio 2020

Così parlò Andrea.
Un articolo per tutti e per nessuno.

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Pensieri in quarantena. Il futuro del turismo extra alberghiero (secondo me).

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Il Turismo per come lo abbiamo conosciuto fino ad adesso e` morto.

E menomale mi sento di aggiungere io!

Succede sempre  cosi quando ci siamo di mezzo noi umani. Siamo esperti nel rovinare tutto. E` inevitabile. Fa parte del nostro DNA.

Se il turismo fosse una torta e noi umani dei pasticceri la cosa suonerebbe un po` cosi`:

Le prime torte erano buonissime, fatte con ingredienti al 100% naturali,  latte di mucche allevate al pascolo, uova di allevamento a terra, farine macinate a pietra, insomma, un tripudio di sapori e genuinità tanto che ogni torta appunto per la propria unicità differiva leggermente dall`altra. Certo non erano bellissime da vedere perché il focus era sugli ingredienti quindi sulla sostanza e non sulla forma, preparare il tutto a regola d’arte costava tempo conoscenza e fatica e il risultato era autentico e sopratutto non era cosa da tutti.

Col tempo pero` sempre più gente moriva dal desiderio di provare una fetta di torta, anche chi i dolci proprio non li aveva mai considerati prima.

Ecco che sono entrati in gioco gli studiati, quelli che hanno una soluzione a tutto, quelli che la vita la imparano sui libri mica la vivono.

Le torte non bastano per tutti perché troppo dispendiose in termini di qualità e prezzo? Dove sta il problema, abbassiamo la qualità, abbassiamo il prezzo, standardizziamo il prodotto, lo rendiamo peggiore qualitativamente ma più attraente visivamente con campagne di marketing mirate, ingredienti provenienti da allevamenti intensivi, di inferiore qualità ma  più facili da reperire, ci concentriamo sulla forma anziché sulla sostanza, photoshoppiamo un po` e il gioco  e` fatto​. Sara` un successone. In poco tempo tutti vorranno una fetta della nostra torta standard. E ce ne sarà in abbondanza! Poco importa se la torta non saprà più di genuino come prima, diventeremo ricchi!

Questo non succede solo nel turismo, accade in tutti i settori  dove ci si possa fare del business sopra.  Vengono presi, riconfezionati, gonfiati, spremuti e poi una volta implosi eventualmente abbandonati nell’attesa della prossima onda. Succede nello sport, nella musica, nello spettacolo, ma io mi occupo di turismo e di questo parlo!

Di questa cosa gia`  ne ebbi sentore sul finire della prima decade degli anni 2000 quando dopo la fine della mia prima esperienza australiana mi accingevo a fare il backpacker nel sud est asiatico. Backpacker (da Wikipedia)  è un termine inglese  utilizzato anche in italiano che significa letteralmente viaggiare con lo zaino e che sta a indicare un modo di viaggiare economico, spartano, low cost.

Gia`, viaggiare!!

A quei tempi noi viaggiatori ci si ritrovava virtualmente su vari forum online, il mio preferito, forse il più conosciuto era il Tripcentre di TripLuca. Facebook non c’era ancora o comunque non come lo conosciamo oggi, e su questi forum  si disquisiva di vari argomenti. Uno di questi era la differenza tra turista e viaggiatore. Noi chiaramente schernivamo il primo schifandolo a prescindere senza accorgerci invece (me ne resi conto dopo anni) che turisti lo eravamo anche noi. Pensavamo di essere viaggiatori e invece nella stra grande maggioranza dei casi eravamo semplicemente turisti di nicchia. Nel sud est asiatico, dove gia` la sapevano più lunga di noi ragazzetti occidentali nati nell agiatezza avevano capito tutto dal principio, avevano intercettato le nostre esigenze e  imparato a venderci  a caro prezzo per il servizio offerto l’illusione di poter dire e in molti casi scrivere di essere dei veri viaggiatori.

Bus Thai to Vietnam

Bus spacciatomi per super lusso che mi porto` nel 2008 dalla Thailandia al Vietnam. io e altri 2 disperati in mezzo ad una ventina di autoctoni! Il bus era pieno di scatoloni nella parte posteriore che poi sono stati scaricati a meta` strada. Non so cosa contenessero. Io dormivo al posto della valigia gialla!

Come me ne sono accorto? I nostri blog erano tutti uguali, differivano solo per capacita di scrittura ma visitavamo ciclicamente le stesse città, le raggiungevamo con gli stessi bus, dormivamo negli stessi ostelli, rincontravamo gli stessi backpackers più volte nell arco temporale del nostro viaggio ma nonostante tutto esordivamo  nei nostri scritti con: Eravamo gli unici occidentali presenti! Una volta resomi conto di ciò, non ricordo se a Chang Mai o a Koh Tao, comunque in Thailandia decisi di oltrepassare in solitaria il grande tendone del Truman Show e  visto che avevo un motorino a disposizione  provai ad avventurarmi per  mete alternative. Nel giro di 20 minuti mi trovai in un villaggio dove nessuno parlava inglese, tutti erano schivi o comunque non amichevoli come in Khaosan road a Bangkok, niente luce, niente acqua corrente ne strade asfaltate, io avevo fame e mi scappava la pipi! Niente ristoranti, niente bar, niente toilet. Nessuno che capiva cosa volessi, cosi dopo meno di un ora la mia avventura di viaggiatore fini` e tornai a fare il backpacker con buona pace del mio orgoglio sovversivo.

Ecco, col turismo di massa del post Airbnb e voli Low cost e` successo proprio cosi`. Hanno standardizzato il prodotto abbassandone la qualità e aumentandone la portata.  Ora possono permettersi di viaggiare anche quelli che se a Kyoto non trovano il caffe` espresso  e la pasta alla carbonara fatta rigorosamente senza la panna e` un delitto! Bellissime città come la nostra  Venezia, Bali, la stessa Kyoto sono diventate delle trappole per turisti completamente invivibili per i residenti e ultimamente a mio avviso anche per i turisti più accorti. Certo io sono uno di quelli che ci ha marciato sopra a questo business ma a mio modo di vedere le cose l`ho fatto in modo etico, in maniera artigianale anziché imprenditoriale prendendo solo il numero di appartamenti che potevo gestire fisicamente e aiutando ogni  cliente che lo richiedesse a pianificare la propria esperienza a Kyoto nella maniera che più si addicesse a lui, un po come fa un sarto che abilmente modella le sue creazioni sulle forme di corpi differenti.

Questo e` anche uno dei motivi che da anni mi spinge a voler cambiare città. Kyoto non mi piace. E il motivo non e` architettonico,  e` sopratutto questo. E` una città 2.0 creata ad arte per il turista dove per divertirti non puoi far altro che spendere. In centro gli affitti commerciali sono aumentati a dismisura e nessun artigiano o piccolo imprenditore può più sostenere tali costi, e` tutto in mano a multinazionali e franchise dove un caffe` costa 5 euro ma in cambio ti danno un locale da favola e una postazione perfetta per una foto instagrammabile come quella della tua influencer preferita che e` stata pagata profumatamente per fare la foto che tu e mille altri come te han copiato! Si ma la socialità? Quella non conta più nulla? Provate a intrattenervi a parlare con una barista di un franchise, ne rimarrà` traumatizzata, non e` nelle procedure! La gente ha bisogno anche di questo! Di una piazza per parlare, una figura tipo il vecchio oratorio, un circolo dove ricreare a costo zero anziché rinchiudersi in Karaoke, cafe o posti simili. Ci sarebbe il lungo fiume che e`davvero fantastico ma oramai l’estate non ci puoi più andare perché fa un caldo bestia e i giapponesi hanno paura del sole, l’inverno fa troppo freddo con l`aggravante del vento che invece a quanto pare d’estate va in ferie altrove, in primavera adesso subentra il Covid… che vita demmerda!

Ecco che allora io dico, ben venga questa crisi se può aiutarci a rifondare un futuro migliore post Corona.

Rimettiamo la vita al centro del nostro sistema economico. Rivalutiamo quanto e quale tipo di lavoro sia necessario per il benessere fisico ma soprattutto psicologico di tutti. Riorganizziamo la società attorno a beni essenziali e servizi utili a tutti anziché futilità. Basiamo politica e servizi sulla base di principi di uguaglianza e solidarietà. Vabbè no dai con l’ultima sparata ho veramente esagerato, fermiamoci alla penultima!

Detto cio` io non ho la sfera di cristallo ma  verosimilmente più questa crisi sarà persistente e più e` alta la probabilità che una volta passata questa minaccia non si torni al modello di business precedente.

Se questa pandemia dovesse finire a Luglio penso che nulla cambierà, ma se dovesse perdurare un anno almeno come io penso accadra` ecco che la maggior parte di chi opera nel settore si vedrebbe costretta chiudere i battenti  e gli scenari futuri potrebbero cambiare radicalmente.

Provando ad immaginare con le dovute premesse:

Si viaggera` meno ma più consapevolmente. Basta con le toccate e fuga in capitali a caso  ma viaggi più lunghi, anche in virtu` del probabile aumento di nomadi digitali e smart workers e in maniera più ponderata.

Coliving. Ci credo fermamente.  Se la parola al momento non vi dice nulla sono sicuro che in futuro non sara` cosi. Ne parlerò approfonditamente in un altro post. Di base vedo nascere molte strutture ibride con spazi privati sempre più piccoli e spazi in comune sempre più grandi dove potranno alloggiare contemporaneamente turisti, smart workers, nomadi digitali e residenti tradizionali cosi` da ammortizzare il più possibile eventuali crisi di uno qualsiasi di questi  settori.

In ambito prettamente extra alberghiero  io mi auspico  che ogni Host, (gestore di attività extra alberghiera)  capisca che sarà sempre più rischioso in futuro vivere basando tutti i suoi introiti sul solo servizio di pernottamento a breve termine perché se sei un host (artigiano del settore)  per quanto tu possa essere bravo a ricavarti uno stipendio da un paio di appartamenti gestiti impeccabilmente in prima persona, se non hai una  unique selling proposition (esclusività di vendita come nel mio caso “appartamenti sul fiume”) prima o poi comunque ti arriva lo studiato Property Manager (imprenditore del settore)  che se ne prende in gestione 50  attorno a te, li standardizza ed inevitabilmente si abbassa  il prezzo di mercato in virtu` di un offerta maggiore​ ma a lui questa cosa tocca meno che a te perché il suo guadagnano lo realizza a tavolino sulla quantità, giocando coi numeri cosa che tu non puoi fare dal basso dei tuoi due appartamenti  e di conseguenza sei finito. Ma nemmeno lo studiato  dorme sonni tranquilli perché in caso di crisi di settore e`  il primo che muore avendo costi fissi esponenziali rispetto ai tuoi.

E quindi che si fa?

Si fa che nei miei sogni utopici ​mi piacerebbe che invece di ammassarci come delle sardine in appartamenti ottocenteschi arredati Ikea nelle principali città mondiali per poi comunque  finire tutti a fare colazione da Starbucks,  pranzo  da Mc Donald e  cena da Domino`s Pizza  cominciassimo a fare un turismo finalmente esperienziale e sopratutto ecosostenibile.

Turismo che?

Turismo esperienziale! Spiego:

Gianni ha la passione per l`agricoltura. Ha comprato una tenuta nel Chianti immersa nel verde con un grande orto adiacente. Se pernotti da lui, tra un bicchiere e l’altro ti insegna come cosa e quando coltivare e fai colazione con verdure di stagione. Cosa? In due giorni non impari niente? E chi ha detto che devi stare 2 giorni. Se sei uno smart worker puoi rimanerci un mese. Ha prezzi convenzionati e  magari se dai una mano   il cibo ti salta pure fuori gratis. Se non pernotti Gianni ha comunque il suo orto.

A Mario piace pescare. Ha una casa a Goro sul porto. Se prenoti da lui la mattina alle 5 andate a pescare le vongole con la sua barchetta. Se non lo fai  Mario continua a pescare  normalmente e le vongole le vende al mercato invece che metterle nei tuoi spaghetti!

Dario e` un fotografo freelance. Se pernotti da lui ti porta in giro per la città e ti insegna finalmente a padroneggiare iso tempi e diaframmi, senno` continua a fare le foto alla vicina di casa  a sua insaputa!

Nicola lo conosco personalmente. Abbiamo condiviso parte della nostra esperienza Australiana e questa cosa ci ha legato per sempre. Dopo essere tornato a casa si e` rimboccato le maniche ed ora ha aperto un pastificio artigianale a Silea, provincia di Treviso. Pastificio Borgoverde si chiama. Se vi capita passate a trovarlo! E no, Nicola non ha un alloggio turistico annesso, ma se mai lo avesse sarei il primo ad andarlo a trovare per cercare di carpirgli i trucchi del mestiere e poi magari portarmeli qua in Giappone.

Marcello e` uno YouTuber. Se dormi da lui ti insegna a girare e montare un video. Se non lo fai continua a fare la sua vita di Youtuber!

Marta e` un artista. Dipinge e ha la passione per lavorare la creta. Se dormi nel suo casale ti insegna come creare una tazza dal niente e ti ci fa scrivere pure il tuo nome.

Peppe ha una trailer con forno a legna e fa le pizze agli eventi in Australia. Hai sempre voluto imparare a fare le pizze? Se dormi da lui ti racconta vita morte e miracoli sul business mentre ti insegna il mestiere. Potete anche andare alle sagre assieme cosi impari anche a gestire la pressione! Come? Se arriva la finanza? Eh, so cazzi! Almeno, in  Italia so cazzi!!! In Giappone no per esempio. Per questo servirebbe una rifondazione profonda a partire dalla politica.

Ad Andrea piace la figa… vabbè ma perché devo sempre rovinare tutto… ero partito anche bene! Andrea e` sposato e la figa non la vede più!

Certo questo tipo di turismo in alcune realtà esiste gia ma non e` ancora pienamente valorizzato. Nei vari portali di prenotazione online esperienze e pernottamenti sono ancora  slegate.  Mi piacerebbe che i portali di nuova generazione unissero queste due cose dandone la giusta visione d`insieme. Chi c`e` davvero dietro quell’appartamento? Una ditta, una persona? Che persona? Cosa può insegnarti? Cosa posso portarmi a casa da un pacchetto del genere?

Insomma, si e` capito dai, il mondo che vorrei post COVID, nel turismo e in generale, e` un mondo più a misura d`uomo dove si rimetta di nuovo  al centro  la qualità a discapito della quantità. Un mondo incentrato sui rapporti umani e non sui report economici. Chiedo troppo?!

Si! Ciao.

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Pensieri in quarantena. E adesso?

IMG_4912Versione veloce: Sto continuando a fare schifo!

Versione per il blog: Da due settimane a questa parte niente e` cambiato! Continuo a fare schifo, a mangiare schifezze e a non aver tempo di far niente! Io sicuramente ci metto del mio ma il fatto di avere due piccole bestioline iperattive in casa intralcia non poco i miei piani di rinascita. Bene, 4 righe in croce e cominciamo gia con le scuse!

Non sto studiando giapponese, non sto facendo esercizio fisico, non sto tenendo il diario ne aggiornando la tabella degli obiettivi, non mi sto svegliando presto e non sto leggendo per nulla.

Gli unici momenti di svago emotivo durante la giornata sono quando carico i bimbi sulla bicicletta elettrica e ci facciamo un bel giro lungofiume. Il Giappone ha dei posti fantastici per questo genere di attività.  Nel frattempo con Rei facciamo anche  House Watching, ovvero noi abbiamo rinominato cosi l’arte di esplorare quartieri nuovi alla ricerca di case che ci piacciono immaginando poi di costruircele uguali in futuro da qualche parte. Kai rimane attento sulla strada e non spiaccica parola!

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Al di la della frustrazione del momento devo pero` anche far fronte ad un problema molto piu importante. Il futuro della mia famiglia. E nella fattispecie il sostentamento economico nel medio e lungo termine.

Come già detto io lavoro nel turismo. Ho 2 appartamenti presi in affitto a lungo termine che subaffitto a turisti stranieri da ormai 6 anni a questa parte. Per fare ciò con le nuove leggi in vigore a Kyoto ho bisogno anche di un ufficio nel raggio di 800 metri da questi appartamenti. In totale sono 3 affitti da pagare che gravano mensilmente sulle nostre spalle più spese accessorie.

Il Turismo a Kyoto, cosi come nel resto del Giappone e del mondo intero e` fermo. E`uno dei settori che e` stato maggiormente colpito da questa pandemia e probabilmente sarà anche uno degli ultimi a risollevarsi.

Sui social impazza il toto riapertura e ognuno ha una propria visione della cosa ma fondamentalmente nessuno ha la risposta. 3 mesi? 6 mesi? 1 anno? 2 anni? Revenge spending? Progressiva ripresa? Niente sarà più come prima? Nessuno può dirlo con certezza e quindi mi ritrovo ad un bivio.

Che fare? Resistere aspettando che le cose migliorino intaccando il capitale accumulato negli anni o dimenticarsi del passato, mollare tutto, fare un lungo respiro e reinventarsi?

Non e` un scelta facile! Questo lavoro me lo sono cucito addosso dal niente quando sono arrivato. Airbnb non lo conosceva nessuno, case vacanze non ne esistevano e grazie alla mia perseveranza sono riuscito a mettere in piedi un business florido partendo da zero e mollare tutto ora che da anni sono tra le prime scelte di clienti disposti a spendere bei soldini per un esperienza unica beh, non sono scelte che si prendono a cuor leggero.

Di contro, ogni mese di indecisione ha un costo. Più aspetto e più perdo soldi e più perdo soldi e più questo potrebbe portarmi a perdere lucidità e spazio di manovra qualora decidessi di mollare tutto nei mesi a venire. Se cosi fosse, tanto vale farlo il prima possibile. Non sono mai stato un giocatore d’azzardo ma penso che il feeling  sia il medesimo che esso prova quando deve decidere se continuare a perdere sperando nella remota possibilità di fare il colpaccio prima che i soldi a sua disposizione finiscano o accontentarsi di quanto vinto fino a quel momento. Non ho ancora una risposta e quindi mi sono dato ancora un po di tempo per decidere. O meglio, una risposta penso di averla elaborata in questi giorni ma non sono ancora pronto fare tale passo. Il Turismo, il mio turismo fatto di clientela cinese per la maggior parte, non si riprenderà tanto facilmente. Ci vorrà almeno un anno perché i turisti possano tornare a pieno regime ma forse anche di più. Certo, una volta ripreso probabilmente molti dei miei concorrenti avranno chiuso i battenti e potrei avere la strada spianata ma e` anche possibile che questo non accada. Potrebbe esserci un graduale ritorno con prezzi sostanzialmente più bassi e i miei introiti di prima potrebbero non materializzarsi più. Il mio contratto di affitto poi non e` infinito e potrei vedermelo non rinnovato tra qualche anno non avendo cosi il tempo necessario per ammortizzare le perdite sostenute aspettando la ripresa dei mercati sebbene uno o due mesi buoni del periodo pre Covid mi basterebbero per coprire un anno di spese vive. Abbiamo anche giocato la carta della richiesta di riduzione momentanea dell’affitto causa pandemia alla nostra padrona di casa ma ci ha detto picche. Pare che i nostri principali concorrenti, una cordata cinese che qui a Kyoto detiene più di un centinaio di guesthouses siano gia andati a bussare alla sua porta chiedendo informazioni sugli appartamenti al momento in nostro possesso proponendole di acquisirli in caso di nostra disdetta pagandoli anche il doppio di ciò che stiamo facendo noi. Bluff o no sicuramente il giorno che ci scadrà il contratto dovremo comunque fare i conti con questa cosa. Si sa, il pesce piccolo e` più rapido e arriva prima ma quando si sveglia  il pesce grosso quello piccolo ha come unica alternativa quello di andarsene alla stessa velocità con cui e` arrivato alla ricerca di altri lidi inesplorati.

E allora che si fa?

Si parte da un po più indietro.

Qualche giorno fa seguivo una lezione gratuita di giapponese online. La nostra Sensei ci ha chiesto di preparare un piccolo discorso in giapponese, il Topic era la vita dopo il COVID-19. Argomento scelto da me tra l’altro.

Questa la mia risposta: Chiaramente tradotta in italiano che sarà breve e concisa per potersi adattare al mio livello di Giapponese. Anzi magari riuscissi a tradurre senza l’aiuto di Google Translator tutto ciò, comunque questo e` quanto ho scritto:

“Questa pandemia da Corona Virus non e` solo negativa. Rimanere a casa per tanto tempo senza poter fare quello che si vorrebbe porta consiglio.

Sono contento della mia vita? Se potessi fare cio che voglio, cosa vorrei veramente fare? Dove vorrei vivere?

La mia risposta e` no. Non sono del tutto contento. Faccio il lavoro che mi piace ma non dove vorrei.

Conoscete il significato della parola ijyiu? Emigrare inseguendo un sogno. 13 anni fa ho lasciato l`Italia alla ricerca del posto perfetto dove aprire la mia attivita` sul mare, perche` mi piace il mare, mi rende felice averlo vicino.  Nel frattempo ho conosciuto mia moglie, tante cose sono cambiate e ora sono qui. Faccio quello che mi piace ma non dove mi piace. E allora ho deciso… non voglio sprecare altro tempo, voglio andare a vivere al mare! Per ora le alternative sono 2 “Fuerteventura in Spagna” o Miyazaki nel Kyushu a sud del Giappone. A Miyazaki sono stato quest estate e mi sono innamorato! 

Il mio piu grande problema e` la lingua. In 6 anni che vivo in Giappone non l`ho mai imparata. Se riesco ad impararla decentemente vado a Miyazaki, senno Fuerteventura.”

Ecco, riassunto brevemente il mio pensiero attuale riguardo al futuro. Nei prossimi “Pensieri in Quarantena” cercherò di analizzare cosa si cela dietro queste poche righe scritte di getto per un compito a casa. Un ennesimo salto nel vuoto alla ricerca di quella utopistica felicita` ricercata in lungo e in largo negli ultimi 20 anni in 3  continenti differenti consapevole oramai che ciò che cerco e` una porta che si può aprire solo dall interno. Ne sarò ancora capace a 40 anni suonati e con due figli a carico? E se si, cosa comporterà? Quando accadrà?

Staremo a vedere!

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Pensieri in quarantena. Produttività.

f81b89b1-12b8-468f-a26f-b9eb253682dbVersione veloce: Sto facendo schifo!

Versione per il blog:

Abito in Giappone dove la quarantena obbligatoria non e` ancora cominciata e pare che per cavilli costituzionali mai comincerà visto che al massimo possono invitare la popolazione a stare a casa ma non obbligarla.

Io comunque seguendo da molto vicino le vicende Italiane  e` gia da qualche mese che mi sono  auto imposto di uscire solo se necessario complice anche la totale mancanza di clienti dal momento che il turismo si e` fermato e con lui il mio lavoro di host.

Prima che tutto questo avesse inizio avevo una vita abbastanza regolare, innanzitutto pianificavo le mie giornate settimanalmente e questo faceva si che io agissi e non reagissi agli eventi quotidiani che fa tantissima differenza in termini di produttività. Tenevo un Diario online che aggiornavo giornalmente anche solo con poche righe al giorno senza badare tanto agli errori  e con parole chiave nei titoli cosi da essere facilmente consultabile in futuro​. Tracciavo le mie abitudini su una tabella anch’essa online semplice ma molto intuitiva, coloravo la casella di verde in caso di abitudine rispettata, di  rosso in caso di fallimento. Sembra una banalità ma grazie a questa cosa ho ridotto di parecchio il consumo di alcool e zuccheri dal momento che anche solo mezzo bicchiere di vino o un pocket coffe avrebbero influito sul colore della mia tabella. Di contro pero` la volta che sgarravo non bastava la bottiglia o la scatola di cioccolatini perché tanto ormai, rosso per rosso!

Una mia giornata tipo consisteva nello svegliarmi presto il mattino,  leggere per  30 minuti sotto le coperte, fare dieci minuti almeno di esercizio fisico, preparare la colazione secondo un rituale perfezionato nel tempo, portare Rei a scuola e poi andare a lavorare. Durante il tragitto casa lavoro e la pulizia degli appartamenti ero solito ascoltare podcast o audiolibri e la sera cercavo di non usare dispositivi elettronici (kindle a parte) dopo le 22.00 anche se devo essere sincero questa abitudine difficilmente sono riuscito a rispettarla.

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(Per entrambe le tabelle di cui sopra usavo e conto di riprendere presto Google Drive. E` gratuito, intuitivo, consultabile da Pc Tablet e Smartphone e sopratutto modificabile a mio piacimento).

Quando avevo questa routine giornaliera pensavo spesso che se avessi avuto più tempo a disposizione mi sarebbe piaciuto implementarla con dell` esercizio fisico in più, magari praticando Yoga e stretching dei quali avrei assoluto bisogno, meditazione, una mezzora di studio costante al giorno di Giapponese, una corsa ogni tanto e l’approfondimento di alcuni lati del mio business che solo al pensiero di affrontarli mi mettono K.O. psicologicamente.

Ebbene il tempo libero finalmente e` arrivato, e indovinate un po? Non solo non ho implementato nulla ma ho smesso di fare praticamente tutto ciò che ho elencato qui sopra. Passo le mie giornate a mangiare carboidrati, incollato ai social prigioniero di video che sapientemente l`intelligenza artificiale di Youtube e Facebook mi propongono sicuri che siano di mio gradimento nonostante siano anni luce differenti da ciò su cui avrei bisogno di focalizzarmi per rendere le mie giornate migliori e più produttive. In questi giorni sono spezzoni comici di vecchi cinepanettoni o stand up comedy intervallati da improbabili risse da strada o nelle location più disparate come fast foods, metropolitane locali ecc, condite con qualche incidente stradale ogni tanto, bellissimi trucchi di magia, incontri di Wrestling, UFC e magie di Ronaldinho. E va bene mi arrendo! Avete vinto Voi! A tal proposito mi sento di consigliare a chi come me e` vittima della stessa sorte “Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social” di Jaron Lanier. Ovviamente io non sono stato in grado di farlo ma e` comunque un libro illuminante. Reperibile anche in versione Audiolibro su Audible.

Per oggi tutto, la pigrizia non mi permette di scrivere di più ma visto il tempo a disposizione (che poi mica tanto con 2 figli di 4 e 1 anno che girano per casa e pretendono costante attenzione) conto di scrivere qualcos’altro nei prossimi giorni di quarantena autoimposta.

Buona Pasqua!

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