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Bilancio personale 2018

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“La maggior parte delle persone sopravvaluta quello che si può fare in un anno e sottovaluta ciò che si può ottenere in dieci anni.”                     Tony Robbins

Adattandola alla mia persona diciamo che tendo a  sopravvalutare quello che posso fare in un giorno e a sottovalutare ciò che posso fare in un anno. Ci sono periodi infatti che preso dall`entusiasmo del momento pianifico la mia giornata sin dalla sera prima infilandole dentro una marea di “blocchi”  da 50 minuti che poi immancabilmente non rispetto. Magari parto anche bene, ma poi arriva quel blocco un po` ostico e come dice la parola mi blocco e mando in vacca tutto!
Il periodo in cui mi sono sentito piu orgoglioso nell`arco di quest`anno sarà durato poco piu di un mese e la mia giornata era cosi composta:

5.30 a.m. Sveglia sull`onda dell`entusiasmo seguito alla lettura del libro “The Miracle Morning”.

5.30-6.00 Lettura di almeno un capitolo di un libro prima di alzarmi dal letto.

6.00-6.15 Esercizi fisici a corpo libero, con bastone, pesi, ecc.

6.15-6.30 Colazione il più possibile sana.

6.30-7.30 Studio lingua Giapponese e controllo veloce mail di lavoro.

7.30 Sveglia del piccolo Rei con tutto quel che ne consegue fino all`asilo.

9.00 Da qui in poi la routine subiva variazioni in base agli impegni lavorativi pertanto smetteva di essere routine ma fondamentalmente  provavo almeno ad inserire tre blocchi nell`arco della giornata nei quali mi sforzavo di studiare cose nuove.

Questo succedeva  in estate, qui a Kyoto faceva un caldo bestiale e svegliarsi il mattino non era poi cosi difficile come lo e` adesso quando fuori dal piumone ci sono in media 10 gradi visto che il riscaldamento di notte nelle case giapponesi non si accende. Di questi tempi uscire dal letto e` già di per se una grandissima vittoria. Qui più si abbassa la temperatura e più si aggiungono strati di coperte quindi oltre allo sforzo psicologico ce ne vuole uno  fisico per alzare la  montagna di piume e far entrare il freddo polare. Ecco, se potessi chiedere qualcosa a Babbo Natale, in lizza ci sarebbe anche la possibilità di alzarmi naturalmente alle 5 del mattino e magari con una voglia irrefrenabile di fare una corsetta alle prime luci dell`alba.

Ovviamente poi si sa, alla fine noi uomini penderemmo sempre per chiedere qualche centimetro in piu la sotto, come cantava Manuel Agnelli con i suoi Afterhours prima di diventare un giudice ad X Factor:  “Voglio avere un grosso uccello, Forse non sarà importante, Ma in foto è proprio bello”.

Pero`​ ecco.. se i regali fossero due… svegliarsi presto al mattino non vedendo l`ora di andare a correre sarebbe il mio secondo desiderio!

Tornando al topic di questo post devo dire che l`anno che volge al termine e` stato caratterizzato per me da un forte senso di frustrazione di sottofondo per tutte le cose che avrei voluto fare, mi son ripromesso di fare e che in realtà non ho fatto, non perché non ne fossi capace ma proprio perché non le ho nemmeno iniziate. Quindi magari davvero non ne sono capace ma fino a quando non comincio non posso saperlo. Sicuramente in questo 2018 ho vinto il primo premio come re della procrastinazione.

Non che io non abbia fatto nulla anzi, ma ci sono moltissime cose che mi sono messo in agenda convinto di aver voglia di voler imparare ma che di fatto consciamente tendo sempre a posticipare preferendo impiegare il tempo che avrei dovuto dedicare loro con le cose piu disparate come togliere la sporcizia che si crea tra le fessure della custodia delle mie Airpods che tanto ci ho provato mille volte e lo so che non va via, ho cercato anche su internet nei vari forum dedicati e non ci riesce nessuno! Perche` e` un problema comune questo, mica ce l`ho solo io!

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Solamente nell`anno passato ho comprato due corsi Online, uno chiamato “Liquid Business Formula” che promette di rivelarti la formula per rendere liquida la tua attività, qualunque essa sia  ed un corso su Photoshop adatto sia ai principianti che agli esperti. Inutile dire che non ho ancora aperto ne uno l`altro! Ecco questa e` la perfetta sintesi del mio 2018. Tanto entusiasmo, zero perseveranza.

A tal proposito mi tornano spesso alla mente le parole della mia “nonnastra” (la seconda moglie di mio nonno paterno) che soleva dirmi spesso due cose:

“Chi più sa, meno sa” e poi ancora “Chi più spende, meno spende”.
Ora potete capire come possano suonare questi due detti alle orecchie di un bambino di 10 anni… niente più che semplici contraddizioni. Col tempo pero` imparai a capirle entrambe e mai come in questi tempi in cui mi sto avvicinando a questo affascinante mondo che e` per me il business marketing, più studio e più mi accorgo di essere indietro e questo produce a periodi alterni due risultati contrapposti, o mi ci butto a capofitto, conscio del gap da recuperare oppure mi scoraggio ed evito l`argomento per giorni interi salvo poi rinsavire e riprendere da dove avevo lasciato. Inoltre, essendo sempre cresciuto con insegnamenti diametralmente opposti alla frase “chi più spende meno spende” mi sono accorto di aver perso in questi anni  da aspirante imprenditore possibilità di guadagno altissime per aver fatto tutto da me in ambito lavorativo credendo di risparmiare quando avrei potuto delegare con ritorni molto maggiori rispetto ai soldi investiti. Ma se non altro, su entrambi i fronti ci sto lavorando. Il primo passo e` sempre prendere consapevolezza delle cose, il secondo e` metabolizzarle e il terzo e` l`azione.

Il 2018 non e` comunque da ritenersi un anno negativo per il sottoscritto, anzi… nonostante tutte le premesse legate a cio` che avrei voluto e non sono riuscito a fare direi che ho fatto anche tante cose buone.

Assieme a mia moglie siamo riusciti a portare le nostre madri in Australia facendo vedere loro il posto in cui ci siamo conosciuti. Pensandoci bene non e` per nulla una cosa scontata. Molti si accorgono del valore dei propri cari solo una volta scomparsi dando per scontate cose che scontate non sono. Molti altri magari già lo comprendono ma non hanno il tempo, il coraggio o le possibilità economiche per controbilanciare tutto l`amore che hanno ricevuto e continuano a ricevere incondizionatamente. Fortunatamente nel mio caso non e` cosi. Ho sempre capito l`importanza di queste relazioni e sopratutto il valore che queste ricoprono in funzione del tempo. Avendo noi a malincuore vissuto l`esperienza di accompagnare il suocero nei suoi ultimi giorni di vita abbiamo imparato quanto sia importante godersi i propri affetti nell`immediato e non posticipando ad un ipotetico quanto spesso purtroppo improbabile giorno in cui non avremmo più problemi economici, quando il mutuo si sarà estinto, quando i figli saranno grandi, perché potrebbe essere ormai troppo tardi.

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Un altra cosa positiva e` aver messo in cantiere un secondo figlio. Sara` pronto a Febbraio! Certo questa era la parte più facile ma e` comunque da annoverare nella colonna delle cose belle.

Ho mantenuto la forma fisica. Anzi forse ho perso addirittura un chilo da Gennaio scorso. Anche questo, alla soglia deli 40 anni e` tutt`altro che scontato.

Mi sono avvicinato ad uno stile di vita molto più minimalista rispetto al passato, sono ancora in transizione ma questo vorrei spiegarlo meglio in un post dedicato.

Dal punto di vista lavorativo nonostante io mi senta di aver fallito dal lato gestionale perché appunto certe cose avrei potuto farle meglio forte anche dei molti soldi investiti in formazione diciamo che qualitativamente sono sempre rimasto su standard elevatissimi. E` stato il nostro miglior anno di sempre a livello di occupazione e fatturato e continuiamo ad avere due tra gli appartamenti vacanze più popolari di tutta Kyoto. Airbnb ce lo ha ricordato cosi:

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Ho avuto successo quindi? A giudicare dalle parole di John Wooden, uno dei più grandi coach di basket di tutti i tempi direi di no.

Il successo non ha niente a che vedere con la fama o la fortuna. Il successo è fare del proprio meglio, è la pace dello spirito, quella soddisfazione personale che si raggiunge quando ci si è sforzarti di fare il meglio di ciò che si è capaci di fare. Solo tu puoi giudicare se hai avuto successo.”                                                                                                                                      

Riassumendo il tutto in poche righe direi benissimo per quel che riguarda affetti e salute, benino il lato lavorativo ma assolutamente male la gestione del tempo. Il fatto di non essere riuscito a delegare alcune fasi del mio lavoro si e` ripercosso sulla qualità della mia vita, sul tempo dedicato alla mia famiglia e sulle mille escursioni che avrei voluto fare con loro ma che non ho potuto per colpa della mia malagestione. Questo e` sicuramente uno degli obbiettivi per il 2019 quando Rei avrà gia 4 anni e i ricordi cominceranno ad avere una valenza fondamentale per il proseguo della sua vita futura.

Ah, dimenticavo… e sono pure tornato a scrivere su questo blog!

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Digital Nomads meet up Kyoto!

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Digital Nomads meet up in Kyoto! Cosi diceva l`evento comparso sulla mia bacheca facebook qualche giorno fa.

Digital Nomads letteralmente tradotto in italiano significa “Nomadi Digitali” ovvero un nuovo stile di vita che si sta delineando in maniera sempre piu persistente di uomo lavoratore che non necessita di un luogo fisso in cui lavorare perche` può farlo ovunque grazie ad internet.

Un breve controllo alla mia agenda e mi accorgo che quel giovedì fortunatamente sono libero. Il meet up e` fissato per le tre del pomeriggio in un cafe  fuori mano in cui già sono stato perché ci lavorava un amico  qualche anno prima. Il mio unico impegno e` una lezione di giapponese il mattino dalle 10.30 alle 12.00 alla quale per nulla al mondo intendo rinunciare. L`insegnante del giovedì mi piace proprio, e` una signora giapponese che vive in Nuova Zelanda e sarà a Kyoto solo fino a fine dicembre, con lei sto imparando molto e non mi va di perdere una delle sue ultime lezioni. Consulto velocemente google maps e scopro che il cafe dista a piedi dal luogo in cui sarò a lezione esattamente 1 ora e 20 minuti. Perfetto! Giovedì danno bel tempo, gli aceri sono al loro massimo splendore… me la prendero` con calma cosi faro` pure qualche foto a caso in giro per la città!

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Alla fine la foto più bella che ho fatto e` stata ad un granchietto che girava allegramente per la città che poi ho preso e me lo sono scorrazzato per 20 minuti finche non ho raggiunto il primo fiume che ho trovato. Magari era pure un granchio di mare!!

Arrivo al meeting senza molte aspettative, io non sono nemmeno un nomade digitale, e` anni che non mi muovo da Kyoto e di base il mio business non e` liquido in quanto richiede ancora la mia presenza e manodopera  ma il concetto mi incuriosisce parecchio e causa investimenti collaterali e progetti futuri sono interessato a saperne di più quindi non vedo l`ora di sentire le storie dei partecipanti.

Si dice che se si e` la persona più intelligente nella stanza probabilmente si e` sbagliato stanza. Ecco già dopo le presentazioni, tanto per cambiare, ho capito di essere per distacco il più stupido della stanza! Buon per me, peggio per loro!

Siamo una decina. Azusa, l`organizzatrice e` una ragazza giapponese di Shizuoka, di passaggio a Kyoto con l`intento di capire se può essere la base per i suoi prossimi mesi invernali prima di ripartire per un altro viaggio. E` appena tornata da Chang Mai in Thailandia, quartier generale dei Nomadi Digitali nel mondo, di lavoro fa la traduttrice di testi ma essendosi appassionata di Yoga tra Australia e Thailandia ha deciso di approfondire la disciplina direttamente alla fonte. E cosi via… andrà a vivere per un po in india cosi nei ritagli di tempo potrà buttarsi a capofitto su questa sua nuova passione.

C`e` poi Nader, architetto libanese, autore di un libro auto prodotto dal titolo “Things I wish to knew 10 years ago” letteralmente “Cose che avrei voluto sapere 10 anni fa” venuto in Giappone per studiare lo stile minimalista delle case tradizionali giapponesi e praticare l`Aikido. Michelle, virtual assistance tedesca innamorata di Kyoto, Vicktoria, Sudafricana tutto fare, ex modella, film maker, ambientalista, vegana convinta, tuttofare ma non chiedetele di più perché non le va di parlarne, David, fotografo freelance francese e autore di testi, Aya, Giapponese cresciuta a Los Angeles, assistente alla produzione ad Hollywood nella sua vita precedente (ha 25 anni!) che ha mollato perché stanca di un sistema che va a rilento dove il suo momento sembra non arrivare mai, venuta in Giappone per conoscere meglio le sue origini e studiare cinematografia metafisica (quei film dove non ci si capisce mai un cazzo per intenderci.. presente i film di Nolan? Interstellar, Memento ecc… ecco quelli li!). Si mantiene con il dropshipping e sta studiando il mercato azionario ed immobiliare per poter continuare ad investire nei suoi sogni e diventare la prossima produttrice di film in cui non si capisce un cazzo!
E ancora Jonathan, cinese di provenienza  ma cresciuto in Canada, anche lui nel campo del turismo ma avendo studiato materie inerenti in una prestigiosa università gestisce circa una cinquantina di appartamenti in tutto il Giappone da remoto mentre sta pianificando di andare in Inghilterra e prendere una nuova laurea in filosofia per studiare se stesso. 27 anni! Io a 27 anni tiravo ancora i grissini sulla testa ai miei amici in pizzeria, e lo farei anche adesso se solo me li dessero in Giappone!

In fine Luca, non proprio un nomade digitale in quanto fisso in  Giappone da 17 anni che organizza tour super fighi in bicicletta nella natura di Kyoto e sogna in un futuro di poterlo fare a meta tra Giappone e Italia. Lo avevo già conosciuto qualche anno prima grazie al gruppo facebook “Kyoto Sayonara Sales”. Causa trasloco stava vendendo oggetti superflui e a me aveva  regalato libri di studio della lingua Giapponese che pero`non ho mai aperto!

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Insomma dopo queste premesse tra me e me penso, oltre a quanto sono un coglionazzo in mezzo a questa gente, (tra l`altro tutti a parte Luca più giovani di me) che spesso non do la giusta importanza alla città in cui vivo che comunque e` un crocevia di gente con storie interessanti come queste, certo, quest`oggi mi e` andata veramente di culo ma senza andare tanto distante io ogni Lunedi sera gioco a calcetto con ricercatori italiani, tedeschi e francesi, uomini d`affari canadesi, giapponesi, insegnanti coreani, scozzesi, inglesi e poi ancora turchi, argentini… la mattina vado a lezione di Giapponese con vietnamiti, filippini, israeliani, affitto appartamenti ad australiani, americani, taiwanesi. Queste cose io ormai le do per scontate ma non dovrebbe essere cosi. Non passa giorno che io non mi arricchisca culturalmente ed anzi, più passa il tempo più mi sento piccolo al cospetto di un ventenne qualsiasi e questo per una persona curiosa come me e` una vera e propria benedizione.

Col senno di poi potrei veramente scrivere un libro solo con racconti ed aneddoti emersi durante la serata ma chiaramente non lo faro`. La cosa che mi ha colpito di più e` il fatto che nonostante venissimo tutti da background differenti abbiamo tutti in comune alcuni capisaldi. Si sa, la vita e` una continua ricerca, non solo ricerca della tanto miticizzata felicita` ma ricerca in generale, felicita`, emozioni, serenità, sesso, amore, passione, siamo sempre alla ricerca di qualcosa e tutti noi presenti in quella stanza stavamo ancora cercando con l`entusiasmo dei bambini. Ho amici che conosco da una vita con i quali non potrei mai affrontare discorsi simili a quelli emersi quella sera. L`empatia in quella sala era palpabile. Ci siamo riscoperti aver letto gli stessi libri, percorso le stesse strade, esserci posti stesse domande ed avere anche moltissimi interessi in comune. Ci conoscevamo da pochi minuti ma siamo diventati intimi in pochissimo tempo. E` stato davvero fantastico.

Uno dei concetti che mi ha colpito di più e` arrivato a fine serata da Aya, la ragazza giappoamericana appassionata di metafisica. Secondo il suo punto di vista il mondo e` troppo perfetto in ogni sua piccola espressione per essere tutto lasciato al caso. Non può essere che si nasce e si muore cosi, senza un motivo apparente. Secondo la sua teoria siamo noi, dal principio, a sceglierci il nostro destino in questa vita terrena, quel preciso genitore, quel compagno quel figlio, quella tragedia. Si ma quale sarebbe il senso di una vita infelice? Perché io dovrei scegliermi una vita di stenti e sofferenze obietta qualcuno. Tu giocheresti ad un videogame banale che hai già finito una volta? Ehm… no, non imparerei nulla di nuovo, mi annoierebbe.  Esatto. Il concetto e` proprio questo. Secondo Aya esistono mondi paralleli (un po come nel film interstellar che io non ho mai capito) e il nostro vero io ha mandato una sua versione sulla terra tipo come se fosse una vita in un videogame con la finalità di affinare quell`abilita` che gli serve nell` universo parallelo per poter procedere nella sua fase di maturazione. E quindi se ha bisogno di compassione, ragionevolezza, sopportazione, manda una sua versione sulla terra per farle vivere una vita di difficolta` allo scopo di formare il suo vero essere per un fine superiore.

Devo dire che li per li, da buon veronese ho pensato… ma sa casso disela sta qua?!! pero` poi con il passare della serata sono rimasto affascinato da questa versione della cosa. Innanzittutto Aya ha una cultura che io me la sogno. Ha parlato per tutta la serata con cognizione di causa, anteponendo spesso esperimenti scientifici per avvalorare le sue tesi e ha sempre ribattuto ad ogni obiezione che le veniva posta ed ora, se devo essere sincero, questa versione dei fatti mi piace sicuramente di più di quella classica inculcatami da bambino con un paradiso, un inferno e dieci comandamenti impossibili da rispettare per poter ambire alla vita eterna. La versione di Aya a mio avviso ha molto più senso e renderebbe questa nostra ricerca, questa nostra vita in costante salita molto più facile da digerire. Voglio assolutamente approfondire questa cosa. E poi l`ha spiegato in inglese, e l`inglese rende  sempre tutto più credibile!

 

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La casa della nonna!

OLYMPUS DIGITAL CAMERAEsattamente cinque anni or sono ero in partenza per trasferirmi a Kyoto e raggiungere mia moglie che era già arrivata da qualche mese. Le motivazioni di questa scelta furono molteplici, una su tutte  la malattia del suocero che conviveva con un cancro ai polmoni da quasi dieci anni ma che ultimamente a detta della madre di Mayumi stava leggermente peggiorando. Decidemmo pertanto di lasciare la nostra vita italiana per imbarcarci in una nuova avventura in modo da poterci prendere cura di lui fin tanto  che si sarebbe ristabilito.

Mamma e papà vivevano  nella zona residenziale di Uji, alla periferia di Kyoto. Qui i terreni costano meno e  nel tempo erano riusciti a permettersi una casetta su due piani con 4 stanze da letto in una zona non molto conveniente logisticamente ma di tutto rispetto. L`avevo descritta a suo tempo qui: La mia casa in Giappone.

La nonna materna di Mayumi era ancora in vita ma affetta da demenza senile da circa 15 anni. Praticamente un vegetale. Da più di un lustro durante le frequenti visite familiari alla casa di cura dove era ospite non riconosceva nessuno.  Aveva anche smesso di parlare. Sguardo basso a fissare il vuoto, nessun cenno di emozione, insomma, si trovava in quel genere di situazione che ogni volta che la si lasciava ci si interrogava sul senso di un esistenza di quel tipo e se fosse giusto da parte del genere umano far di tutto per prolungare una condizione di quel calibro, ma i medici dicevano che non soffriva e ai familiari tanto bastava. In passato si era dimostrata una persona piena di vita, intraprendente, coraggiosa, madre di 4 figlie e proprietaria di una Machiya (casa tradizionale giapponese) dove produceva e vendeva Tofu.

Quella casa, nel centro di Kyoto, a pochi passi dal Palazzo imperiale e affacciata su una delle principali vie di Kyoto, Kawaramachi, era quindi disabitata da almeno 15 anni, ed e` li che con il consenso di tutta la famiglia allargata, avremmo dovuto trasferirci io e Mayumi per cominciare la nostra avventura giapponese.

Avremmo! Una volta arrivati in Giappone infatti ci rendemmo subito conto della gravita` della situazione. Il leggero peggioramento delle condizioni di mio suocero si chiamava in realtà metastasi e di fatto aveva i giorni contati. Descrissi  quei giorni drammatici in un  vecchio post: La ricchezza di un uomo. Sta di fatto che una volta resisi conto della situazione, tutto il resto passo` in secondo piano e decidemmo di rimanere a vivere tutti assieme sotto lo stesso tetto per amore e per convenienza dal momento che il suocero necessitava di assistenza h24 e la suocera era visibilmente stremata. Appena passato a miglior vita la madre di mia moglie  fece un crollo repentino pertanto optammo per rimanere in quella casa quanto necessario affinché il tempo potesse se non altro lenire questo genere di sofferenze.

A distanza di 5 anni viviamo ancora tutti assieme ma questa e` un altra storia che racconterò prossimamente.

Ad inizio di quest`anno una chiamata improvvisa. Erano le undici di sera ed io ero impegnato su Yahoo Auction a fare un`asta per accaparrarmi il bbq Snow Peak usato al quale morivo dietro da un po`. Mayumi risponde, mette giù il telefono e scoppia a piangere. – Chiamano dalla clinica. La Nonna sta male. Dicono che dobbiamo raggiungerli urgentemente ma di non correre con la macchina che tanto potrebbe essere troppo tardi. E cosi fu. Si concludeva  nel peggiore dei modi per mia suocera un lustro di tempo nel quale si e` vista portare via a scadenza annuale marito, sorella minore anch`essa per cancro fulminante,   cane di famiglia e mamma.

Alla morte di quest`ultima, le 3 sorelle rimaste tra cui mia suocera si sono interrogate sul da farsi con la casa e visto che nessuno sembrava interessato a rilevare quella che ai loro occhi rappresentava più una gatta da pelare che  un opportunita` ci siamo fatti avanti noi. Unica condizione l`utilizzo dell`immobile o del terreno per riqualificarlo. Tutto anziché la vendita.

Era da tempo che  Mayumi ed io avevamo espresso interesse per quella casa. Fin dal primo momento che la vidi pensai che fosse situata in una zona perfetta per poterne fare una Guest House. A 10 metri dalla fermata dell`autobus, su una via principale, a 5 Minuti a piedi dal palazzo imperiale e meno di 3 da uno degli spiazzi più belli del fiume Kamogawa. Un potenziale incredibile. Si ma … 5 anni fa chi ce li aveva tutti quei soldi. La casa era fatiscente e gli investimenti necessari erano nell`ordine di centinaia di migliaia di euro. Fine della storia. Meglio farne un ritrovo alla meno peggio per amici e parenti. Una base da poter utilizzare all`occorrenza da chiunque della famiglia ne avesse bisogno.

Nacque cosi la “baracca di Marutamachi”. Con meno di mille euro di investimento e molto tempo a disposizione riuscii a tirare fuori un covo perfetto per le mie serate di svago e per le visite dei parenti fuori sede.

Ricordo che grazie al gruppo facebook chiamato “Kyoto Sayonara Sales” e tanta pazienza riuscii a recuperare sedie (Calligaris tra l`altro!!), tavolo, tavolino basso riscaldato chiamato kotatsu, divano, frigo, forno, tende… insomma praticamente tutto l`arredo necessario completamente gratis!! Si perche` qui in Giappone se vivi in centro ed hai necessita` di buttare determinata roba, devi pagarne lo smaltimento e allora molti preferiscono regalarla se proprio non riescono a venderla piuttosto che buttarla, e io mi sono rifatto casa!

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Quella casa  di fatto ora e` formalmente nostra. Le sorelle hanno rinunciato alla loro parte ed e` stata data carta bianca a me e mia moglie per poter farne ciò che ci pare, e non vedo l`ora di raccontarlo!

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“Se avete costruito castelli in aria, il vostro lavoro non sarà sprecato: e` quello il posto in cui devono stare. E adesso metteteci le fondamenta.”

Henry David Thoreau

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5 Anni in Giappone

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa prossima settimana, a casa nostra,  si terra` la commemorazione del quinto anno dalla morte di mio suocero. Quando mia moglie me lo ha ricordato non ci potevo credere. Io che alla domanda “da quanto vivi in Giappone?” sono appena passato dal “tre anni” a  “quasi quattro anni” non pensavo che se ne fossero andati in realtà più` di cinque, ma questo evento me lo ha ricordato impietosamente  perche` purtroppo accadde poche settimane dopo il mio arrivo a Kyoto. Sara` che il mio livello giapponese fa ancora cosi schifo che il mio cervello si rifiuta di pensare di essere qui da tutto questo tempo ma la realtà e` questa, insindacabile, 5 anni. Anni di gioie, dolori, tormenti, sofferenze, crisi mistiche, insomma, non mi sono  fatto mancare nulla.

In quest ultimo periodo poi mi riscopro piu inquieto del solito e allora  ho deciso di metter nero su bianco i miei pensieri per fare un bilancio della situazione sperando che questo possa aiutarmi in futuro rileggendomi e nel presente a far chiarezza su quale sia davvero la mia situazione e la direzione che ho deciso di intraprendere.

Il  quinto anno in Giappone coincide anche con i miei 39 di vita e visto che la matematica non e` un opinione il prossimo anno saranno 40! Gli anni tondi si sa portano sempre a fare un bilancio della propria vita e nel mio caso diciamo che mi sto prendendo con largo anticipo.

Di base fino ad oggi e` un bilancio più che positivo, ho viaggiato molto, ho fatto tantissime esperienze, sono sano, ho una bellissima famiglia e vivo in una delle città` piu interessanti al mondo in quanto ad arte, cultura, infrastrutture, turismo, sviluppo e chi piu ne piu ne metta.

Eppure come succede quando ci si rende conto di essere con molta probabilità già arrivati al giro di boa, ansia e  irrequietezza vengono spesso a bussare alla porta. Confucio diceva che tutti noi abbiamo due vite e che la seconda comincia quando ci rendiamo conto di averne soltanto una. Per anni per quel che mi riguarda e` stato cosi, dopo un bruttissimo incidente stradale all`eta` di 19 anni che mi ha visto uscirne miracolosamente vivo ma costretto sul letto di un ospedale per quasi un mese e su una carrozzella in fase riabilitativa c`e` stato un lungo periodo durante il quale ho veramente apprezzato tutto cio` che mi capitava consapevole che anche le giornate piu buie rappresentavano un regalo del destino. Oggi purtroppo questa gratitudine si e` un po affievolita e mi ritrovo spesso a fare i conti con la mia anima la sera prima di addormentarmi cercando una soluzione, un punto d`incontro, un confronto, un compromesso, insomma.. qualcosa purché mi lasci dormire. Io penso che la soddisfazione di un uomo nei confronti della propria esistenza si misuri anche dalla velocità con la quale riesce a prendere sonno la notte e se tanto mi da tanto, in questo periodo nonostante razionalmente non abbia nulla di cui lamentarmi, qualcosa dentro di me non lascia che io riesca a definirmi completamente soddisfatto. Ci sarebbero molteplici studi a riguardo e io immagino ne conoscerò solo un infinitesima percentuale ma  una delle motivazioni potrebbe risiedere nel fatto che l`uomo di natura sia nato con il solo istinto di sopravvivenza, siamo nati per non morire, non per essere felici, e quindi quando raggiungiamo la prima che di base per noi occidentali e` spesso garantita, ci troviamo spaesati in cerca di un obbiettivo diverso o qualcosa che ci dia lo stimolo per andare avanti.

Ripeto, io di base non posso lamentarmi, diciamo che il mio nuovo obiettivo sono anche riuscito a trovarlo nella sfera lavorativa e questo mi tiene piu vivo che mai, pero` non sono sicurissimo del contesto in cui e` incastonato.

Alla soglia dei 40 anni posso affermare di essere un ottimo gestore extra alberghiero con ambizioni da imprenditore e questo incide tantissimo sulla mia soddisfazione personale. Da questo lato devo dire che mi sento vivo ed eccitato come un adolescente. Sono in continuo apprendimento, letture, seminari, webinar, libri, riviste di settore, insomma diciamo che lavoro e ambizioni sono il sottofondo perenne delle mie giornate e questo influisce tantissimo anche sul mio “non giapponese” in quanto ogni minuto libero preferisco investirlo sullo studio di tutto cio anziché approfondire la lingua giapponese che di fatto e` un po come un cane che si morde la coda perche` senza la possibilità` di interagire con figure professionali madrelingua come agenti immobiliari, consulenti, commercialisti ecc le mie ambizioni subiscono dei rallentamenti imbarazzanti dovendo sottostare alla disponibilità di mediazione di mia moglie che pero` ora e` madre e capisco benissimo che abbia  altre priorita`.

Ecco, proprio il fatto di non essere riuscito ad imparare il giapponese in questi miei 5 anni qui e` l`asso nella manica del mio subconscio che non mi lascia dormire. E non e` che io non mi ci sia dedicato del tutto, anzi, sono andato a scuola, lezioni private, ho comprato libri, trascritto alfabeti, ma sempre tutto senza passione, senza cuore, con un enorme senso di forzatura come quando andavo a scuola in gioventù  e mi toccava studiare cose delle quali non mi fregava assolutamente nulla. Insomma per me mettermi sui libri a studiare giapponese equivale a violentarmi. Nemmeno il fatto che mio figlio  ormai  parla solo in giapponese e io capisca il 30% di quello che dice riesce a far leva sul mio orgoglio quel tanto in più che basterebbe per passare dalla frustrazione all`impegno. Non e` assolutamente una bella cosa! Spero tra qualche anno quando rileggero` queste righe, di farmi una bella risata perche` allora vorrà` dire che questo blocco sarà` superato, ma se tanto mi da tanto mi sa che mi accendero` nervosamente una sigaretta che avrò nel frattempo cominciato a fumare mentre chiudero` imbarazzato il laptop!

Sono consapevole che non serva tormentarsi piu di tanto, Huxley nel  saggio “Le porte della percezione” scriveva che tutte le strade che una persona sceglie di percorrere nella vita hanno in comune il fatto che non portano da nessuna parte e si concludono comunque con la morte. Allegro vero? La differenza sostanziale sta nel fatto che se scegli la strada del cuore, potrà succederti di tutto ma fino a quando il tuo cuore continuerà` a battere per quella strada troverai una giustificazione e una soluzione a tutto perche` stai facendo cio che ti piace mentre se ne scegli un`altra rischi di passare tutta la vita passeggiando nella frustrazione con il rammarico che avresti dovuto scegliere un percorso differente incolpando sconosciuti, famigliari, datori di lavoro, la vita, le circostanze in modo da incattivirti anche se magari quella strada ti risulta comunque scorrevole.

Il Giappone per me e` un po questa seconda strada. Di buono c`e` che non do la colpa a nessuno se non a me stesso ma questo non allevia poi di molto la questione. Kyoto e` una città facilissima in cui vivere me ne rendo conto ma io purtroppo non vibro con lei, e di questo me ne dispiaccio. Non sono capace di farmi trasmettere niente per cui valga la pena emozionarmi anche se mi ha dato la possibilità di far nascere una famiglia  e un impresa dal futuro radioso.  Vivo in una bolla in cui tutto e` talmente semplice e sicuro da rendermi estremamente complicato andarmene non facendomi nemmeno capire bene se e` quello che voglio, quello di cui ho realmente bisogno. Mi sta dando tantissimo prendendosi di contro i migliori anni della mia vita.

Io il posto magico in cuor mio l`ho trovato,  ed esserci tornato per le vacanze all`inizio di quest`anno non mi ha fatto per nulla bene. Un posto dove la vita e`  rilassata, dove mi vedo giocare con i  figli e passare tempo di qualità a contatto con la natura facendoli crescere in un ambiente più a misura d`uomo dove i rapporti sociali contano ancora qualcosa tanto da essere secondi solo a quello con la natura appunto. Ma forse queste sono solo illusioni di una mente stanca che si illude  ancora che il paese dei balocchi possa esistere e non sia solo una proiezione del proprio subconscio. Sta di fatto che io, noi, in quel posto vibriamo, dimentichiamo i cellulari, viviamo la giornata nella sua interezza e ci addormentiamo esausti in un lampo.

“Se avete costruito castelli in aria, il vostro lavoro non sarà sprecato: e` quello il posto in cui devono stare. E adesso metteteci le fondamenta.”

Henry David Thoreau

 

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Campeggio in Giappone

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Sono appena tornato da qualche giorno di campeggio con la mia famiglia e dopo piu`​ di 2 anni di assenza da questo blog mi e` tornata la voglia di scrivere qualcosa.

Ci sono poche cose del Giappone che mi piacciono cosi tanto come il campeggio inteso come esperienza totale.

Sono sempre stato un campeggiatore, passione probabilmente trasmessa dalla famiglia di provenienza con la quale fin da piccolo ricordo di interminabili viaggi da Verona a Sibari in Calabria a bordo di uno scassatissimo Fiat 238 fiat 238 (chiaramente  senza aria condizionata) adibito a camper alla meno peggio da mio padre dove io e i miei 2 fratelli eravamo “costretti” per tutto il viaggio sul materasso di un letto costruito nel vano posteriore  senza finestrini in quanto autocarro con la paura  che ci potessero fermare da un momento all`altro. 15 interminabili ore ad una velocità di punta degli 80 km/h stipati come delle sardine in mezzo a viveri di ogni tipo  per raggiungere un non ben definito spiazzo di pineta a ridosso di una spiaggia pubblica ma isolata. Ai tempi questa pratica prendeva il nome di “campeggio libero” mentre ai giorni d`oggi trattasi chiaramente di “abusivismo”. Pero` non sporcavamo e le immondizie ce le riportavamo a casa tanto per essere chiari! Vabbe, pipi` e pupu` quelle….. ma comunque erano altri tempi eh! Piu a misura d`uomo se vogliamo o forse essendo parte dei ricordi fanciulleschi mi risulta tutto piu` bello e romantico! Alla fine forse eravamo solo una famiglia di scrocconi che si divertiva a cagare in giro per l`Italia ma a noi piaceva cosi e comunque questa cosa ha dato il via al mio amore per il campeggio che poi e` continuato  in adolescenza con gli amici al mitico “Lido di Volano”, si e` consolidato nei  2 anni in giro per l`Australia a bordo di un23634920416_4bf976d3b9_o.jpg Nissan Uravan giallo dell`82​ e prosegue tutt`ora con la famiglia che mi sto creando qui in Giappone.

E chiaro che il campeggio per sua natura richiede sacrificio, spirito di adattamento e se poi andiamo a fare 4 conti non e` che poi sia tanto piu` economico di altre vie di pernottamento. Magari un tempo forse ma ora non piu` se si contano tutte le spese accessorie e le possibilità di alloggio alternative che il mercato della sharing economy ha iniziato ad offrire. E` stata quindi una bellissima sorpresa quando una volta arrivato in Giappone ho scoperto che anche la famiglia di provenienza di mia moglie aveva lo stesso background (vabbè loro a pagamento, mica abusivi) e tutti adoravano il campeggio. Anche da queste piccole cose ti rendi conto di quando all`inizio di una relazione ci si sceglie un po` a scatola chiusa, certo, ci sono un paio di cose che ti fanno impazzire dell`altro ma tutto il resto lo ignori perche` in quel momento non ha importanza. Due cuori e una capanna insomma. La conseguenza pero` e` che quando i due cuori si stabilizzano la capanna incomincia a farsi sempre piu` importante e quando il brio della passione lascia spazio alla noia della routine,  allora i gusti fino a poco tempo prima insignificanti come la passione per il mare piuttosto che la montagna, campeggio piuttosto che hotel, serata in discoteca o partita a carte in famiglia ma anche musica pop o rock and roll durante un lungo viaggio in macchina possono essere motivo di frizioni o magiche pozioni salva coppia. In questo caso quindi devo dire che mi e` andata molto bene. Avere una passione comune, una di quelle da condividere per forza di cose assieme e all`interno della quale poter crescere i propri figli tramandando loro i  valori a noi piu congeniali non ha prezzo.

Sono ormai piu di 4 anni quindi che con famiglia  mi diverto a campeggiare in giro per il Giappone. Senza contare quelli in cui sono stato piu volte penso che ormai una ventina di campeggi buoni li ho girati ma forse anche di piu.

Si lo so che adesso parte il conto… 4 anni.. 20 campeggi almeno senza contare i doppioni… ma questo non lavora mai?!!

La verità e` che qui in Giappone la gente campeggia prevalentemente durante il week end o a cavallo del loro giorno libero e quindi la norma e` una notte, due al massimo! Facendo il conto quindi 20 campeggi visitati ad 1 notte per uno fa addirittura meno di un mese in 4 anni!

Nei miei trascorsi in Italia il campeggio era sinonimo di vacanze e questo voleva dire almeno 15 giorni di permanenza nello stesso campeggio. Di conseguenza in Italia il campeggio e` costruito e pensato per agevolare interazioni, intrattenere relazioni, delle mini città insomma con tanto di bar, piscine, ristoranti, area giochi e qualsiasi cosa sia utile per aggregare e perché no farci spendere delle belle serate ascoltando buona musica o in compagnia di animazione.

In Giappone e` tutto l`opposto. Di base la società giapponese e` molto piu fredda e riservata e i giapponesi tendono ad isolarsi quando si trovano in contesti diversi dalla loro normalità e il campeggio non fa eccezioni. Nonostante questo a me piace molto. Campeggiare in Giappone personalmente mi da molto piu la sensazione di stare contatto con la natura. I campeggi qui sono spartani, senza nulla che possa in qualsiasi modo aiutare a creare inquinamento acustico e quindi niente bar, discoteche, ristoranti all`aperto… campeggio puro e crudo. Senza fronzoli. Spesso a ridosso di fiumi, spiaggie, laghi e montagne, chi va in capeggio qui in Giappone va con lo scopo di isolarsi, magari passare una bella giornata con amici e famigliari ma nel completo rispetto della privacy altrui. Non e` inconsueto trovare infatti viaggiatori solitari, arrivati in moto o a piedi e sono sempre i miei preferiti.. super organizzati, in pace con se stessi, mi basta osservarli per provare un benessere interiore che provo solo quando passeggio lungo il fiume Kamo a Kyoto.

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Sabato 3 Novembre 2018 in una delle mie consuete passeggiate sul Kamogawa

Non essendo illuminati artificialmente, nella maggior parte dei campeggi la vita segue i ritmi solari e facendo qui buio sempre molto presto, ci si riallinea volentieri a quei ritmi che probabilmente dovrebbero essere per noi i piu congeniali. Quindi sveglia presto, cena verso le cinque sei del pomeriggio e massimo alle nove  già non si sente volare una mosca. Non e` una scelta, e` che la luce ti porta a questo, e io non me ne dispiaccio per nulla.

Sara` che in questa fase della mia vita sono molto sensibile a tutto cio che e` il ribilanciamento dell`individuo ma a me questa cosa riconcilia davvero tantissimo.

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Ma la cosa che piu mi fa impazzire e` cio che si scatena all`imbrunire. Campeggio in Giappone e` prima di tutto sinonimo di falo`, non esiste infatti famiglia o gruppo presente all`interno del campeggio che non passi le ultime ore della serata, in silenzio o in convivialita attorno ad un focolare. Girarsi ed ammirare tutti questi focolari sparsi ma ordinati in un tratto di natura completamente sprovvisto di illuminazione e` qualcosa che mi scalda il cuore ogni volta. Da provare assolutamente.

In Italia non ho ricordi di questo tipo. Non vorrei dire una cavolata ma secondo me in certi campeggi e` pure illegale accendere fuochi mentre qui e` il doveroso fine serata. Tutto e` pensato per far si che venga a ricrearsi questa situazione. Dal merchandising alle locandine passando per i bbq portatili appositamente studiati per essere usati al duplice scopo… tanto che ormai si può dire che sono diventato un esperto e potrei tenere un blog solo parlando di brand e materiale da campeggio.

Fondamentalmente quelli che vanno per la maggiore qui sono quattro, Snow Peak, Logos, Coleman e Captain Stag. Ed in ordine di elencazione descrivono un po la condizione sociale ed economica del campeggiatore. Si perche` in Giappone il campeggio e` anche un po una parata dove in molti fanno a gara ad avere l`attrezzatura piu` bella e piu` costosa. Campeggio qui e` anche mostrare. Senza spocchiosita`, ci mancherebbe, nessuno ti farà` mai notare cio che possiede a parole, ma non e` raro sentire commenti dagli altri campeggiatori mentre si dirigono ai bagni per esempio del tipo… “cavoli quello li ha tutto snow peak” dev’essere pieno di soldi.. o cose di questo tipo!

Per farla breve Snow Peak e` il marchio leader, ingiustificatamente costoso per molte cose a mio avviso se non per il fatto di poter dire “io posso permettermelo” che di fatto quindi ne  giustifica il prezzo! Io ho comprato il barbecue/fire pit della Snow Peak usato ad un asta su Yahoo Auctions perche` e` quello che essendo probabilmente il piu versatile  va per la maggiore. A dire la verità` ne ho comprati 2.. uno usato tantissimo per me e uno per la sorella di mia moglie che ne era interessata. Il secondo annuncio diceva cosi: Vendo Snow Peak Fire Pit L size nuovo mai usato. Comprato ad inizio estate per fare campeggio con gli amici ma purtroppo non ho amici e nessuno e` mai voluto venire con me. Piu che comprarle il bbq avrei voluto abbracciarla e invitarla a campeggiare con noi ma purtroppo abitava distante e quindi mi sono limitato all`acquisto ma senza chiederle lo sconto! Pesantissimo, indistruttibile, qualità costruttiva eccellente e ripiegatile. E` un must. Forse uno su 4 possiede questo modello. Tra porta braci, griglia e portagriglia siamo sui 300 euro, ma si fa presto ad arrivare ai 500 euro con pochi accorgimenti. In Italia nemmeno lo vendono anche perche` da noi non avrebbe successo in quando fuochi non se ne fanno e l`altezza da terra e` minima. Qui fondamentalmente si svolge tutto a 30 centimetri da terra mentre da noi parte tutto da almeno un metro.

Il secondo marchio in ordine di prestigio e` Logos. Non e` caro come Snow Peak ma sicuramente piu degli altri due. Logos come Snow Peak punta al design ma con piu brio, molto colorata e con tinte spesso sgargianti ma mai volgari, a differenza di Snow Peak che rimane su tinte sobrie come bianco, crema e grigio. Diciamo che Snow Peak e` la Apple del campeggio mentre Logos e` un po un marchio da “alternativi”. Io, essendo nella vita reale piu` Snow Peak, in quanto vesto sempre monocolore, sobrio e senza particolari accessori che possano farmi contraddistinguere, in campeggio sono molto piu Logos, mi piacciono i suoi colori accesi e il suo stile un po indo americano. Di Logos ho  recentemente comprato un tavolino che circonda il BBQ  che pero` essendo rifinito in legno devo sempre stare attento che le braci non saltino sulla superficie  senno` me lo bruciano (come e` successo dopo meno di 1 ora dal primo utilizzo cazzo!) e mi perdo parte del rilassamento post giornata! Dovrò` trovare un rimedio a tutto ciò!

Nella prima foto BBQ e Tavolino Snow Peak in metallo. Nella seconda il  BBQ Snow Peak abbinato al mio tavolino nuovo Logos che da li a 2 ore avrebbe subito le prime 3 mini bruciature! Sicuramente molto piu` pratico il primo ma io sono innamorato del secondo e del romanticismo che mi sprigiona quando la sera mi siedo attorno al fuoco ascoltando buona musica triste mentre sorseggio un buon bicchiere di vino o una tazza di Roiboos Tea.

Coleman e` il marchio con il miglior rapporto qualità prezzo. Ottima fattura e buon prezzo. Potrebbe essere paragonato a Zara forse o anche a qualcosina in piu viso che negli ultimi anni sta facendo passettini sempre piu ampi per avvicinarsi al blasone di Logos. Un po come la Volkswagen che da auto del popolo sta diventando un qualcosa non tutti possono permettersi.

Captain Stag e` il  vero marchio del popolo. Lo si trova dappertutto… nei centri commerciali, negli equivalenti dei nostri Leroy Merlin e Decathlon, insomma ovunque. Chi si avvicina al campeggio e non e` sicuro che possa piacergli compra Captain Stag, salvo poi andare in capeggio la prima volta, sentirsi a disagio e ripiegare poi per un marchio che sia piu` consono al prezzo che il suo stipendio gli permette di acquistare! Di base non e` male, anzi. Solo il brand e` associato al cheap e non cura molto il design sopratutto in fatto di colorazioni con i suoi classici verde militare, blu e rosso. Noi siamo pieni di roba Captain Stag!

Da li in poi Southern Port e similari che fanno solo battaglia sul prezzo.

Se e` per quello noi siamo anche gli unici che quando vanno in campeggio sembrano degli scappati di casa. Sempre con abiti ormai in disuso perché “tanto se li rovino non mi dispiace buttarli” anche di due taglie piu grandi mentre tutti gli altri sono coperti dalla testa ai piedi di “Patagonia” Columbus” “North Face” e cosi via.

Una delle cose che mi piace di piu fare quando arrivo in campeggio e` quindi girare per i vari appezzamenti, sopratutto la sera cosi non si vede come sono vestito, e guardare un po che tipo di attrezzatura ha la gente e come la dispone. Qui infatti oltre che il camping
sta prendendo piede anche il Glamping che e` una sorta di campeggio con il lussio dell`hotel e questo fa si che i nuovi campeggiatori siano molto attenti all`arredamento dei loro spazi con tappeti, lucine colorate e tutto cio` che fino a poco  tempo fa non si era mai visto in un campeggio in quanto non necessario ma che nell`era di Instagram per molti diventa indispensabile.

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(Questo un classico esempio di “tutto Snow Peak”. Il valore di un attrezzatura del genere supera abbondantemente i 10 mila euro. In Italia personalmente non lascerei mai incustodita una cosa del genere per tutto il girono mentre qui e` la normalità montare tutto e poi andarsene per qualche ora)

E` bello vedere come impieghino ore ed ore a preparare il tutto per poi disfarlo il giorno successivo. Sono degli home stager mancati insomma!

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Spazio pubblico dove rilassarsi mangiando bevendo o guardando la tv dopo le terme. Ottimo per espettare i rispettivi compagni visto che nelle terme si entra rigorosamente nudi e separati tra maschi e femmine.

E poi ci sono le Onsen. Moltissimi campeggi hanno al loro interno o comunque poco distante da poterci comodamente arrivare in macchina dei piccoli bagni termali dove potersi rilassare durante la giornata ma sopratutto prima di andare a dormire. Chi e` gia stato in Giappone conosce l`importanza che ricopre un Onsen o Furo (bagni termali che a differenza degli Onsen non hanno acqua di sorgente naturale) a livello sociale per un giapponese. Lavarsi e rilassarsi all`interno di uno di questi e` un rito che per noi e` forse paragonabile forse solo all`aperitivo per un milanese! E anche qui silenzio! Non si va per socializzare. Ci si spoglia, ci si lava e ci si rilassa in queste vasche di acqua calda assieme ma ognuno per i fatti propri. Molti hanno anche un area dedicata a cielo aperto rendendoli cosi richiestissimi anche in primavera e autunno. Sono proprio questi i mesi migliori per campeggiare in Giappone se contiamo che l`estate, almeno qui a Kyoto e` una stagione pessima. Comincia con Giugno e la sua stagione delle piogge, per poi passare a Luglio ed Agosto con i suoi umidissimi 38 gradi centigradi per concludersi con Settembre stagione di uragani e tifoni! Insomma Marzo, Aprile, Maggio, Ottobre e Novembre sono assolutamente i mesi migliori per farlo considerando anche il fatto  che la natura da il meglio di se proprio durante quei mesi. Non a caso mentre io scrivo queste righe mia moglie sta cercando un campeggio per il week end che verra` ma pare che almeno nella zona di Shiga e lago di Biwako sia tutto al completo quindi toccherà fare un po piu di strada e dirigersi nella prefettura di Mie, nel Fukui o lavoro permettendo Shizuoka ai piedi del Monte Fuji.

Volevo concludere questo post con un po di foto di campeggi nei quali sono stato ma l`ordine dei miei album fotografici rispecchia in pieno la persona che sono…. e` tutto un casino! Potenzialmente qualcosa di buono c`e` ma e` nascosto in un mare di mediocrità e ora non mi riesce di trovare niente di particolarmente carino anche se so che c`e` e questo mi frustra ancora di più! Senza contare poi che nonostante da qualche tempo mi sia venuta “a parole” la passione della fotografia, quindi dopo aver comprato corpo macchina, obiettivi cellulare e tutto quello che ci va dietro, faccio sempre fatica a smettere di fare quello che sto facendo per prendere in mano uno strumento ed immortalare il momento. Di base le mie foto si limitano a descrivere il mio arrivo, l`attrezzatura da campeggio dopo averla montata e noi davanti all camping quando ce ne andiamo!

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Alzati e cammina!

enlight1No, questa volta non si tratta di Lazzaro. Non  e` la sua storia questa,  ma potrebbe essere quella di tutti noi.

Qualche settimana fa eravamo seduti a tavola per cena. Mia moglie, mia suocera, io.  Rei, mio figlio, se ne stava invece in disparte in un angolo della casa a giocare con delle cose trovate qua e la. Ha molti giochi, ma preferisce oggetti di uso comune come bottiglie di plastica vuote, scatole di cartone, trucchi e tutto ciò che gli capita sotto mano. Buono a sapersi, speriamo continui cosi.

Ad un certo punto, mentre presi dalle nostre cose l`avevamo per qualche istante distolto dal centro delle nostre attenzioni, senza proferir parola, quel piccolo marmocchio molla tutti i suoi giochi e senza sostegno alcuno si alza in piedi, ci guarda con aria divertita e comincia a fare 4 piccoli passetti verso di noi prima di cadere a terra. Il tutto in un attimo, senza incertezze. Appena caduto, accompagnato dalle nostra urla entusiaste e da applausi scroscianti ci riguarda, torna a sorridere e ripete la cosa.

Oggi una scena come questa passa quasi in secondo piano talmente e` frequente. Ma quel giorno no. Quel giorno ci ha lasciati tutti a bocca aperta perche erano i suoi primi veri 4 passi da solo!

Era nell`aria ormai da tempo, erano  settimane che camminava con noi mano nella mano ad indicargli la via sostenendolo costantemente o che si alzava in autonomia con l`aiuto dei muri di casa e si muoveva lateralmente come  fanno i granchi lungo tutti i perimetri che incontrava, ma appena si tentava di staccargli le mani dalle sue “certezze” bum… si buttava culo a terra. Si, non e` che cadesse per mancanza di equilibrio, si buttava proprio lui, probabilmente per paura.

La cosa che ci ha sorpreso maggiormente e` stata la naturalezza del  gesto.  E` successo tutto in un attimo e davvero sembrava come se fosse una cosa normale per lui alzarsi da terra in quel modo e cominciare a camminare.  E invece no, non l`aveva mai fatto prima. Non cosi. Non da solo.  Non l`aveva mai fatto prima, ma ne era già capace. Da li alle successive due ore era già in grado di farsi tutto il salotto da parte a parte.

Ma questa chiaramente non e` un esclusiva di Rei, i più fortunati di noi già lo hanno fatto e miliardi ancora di persone continueranno a farlo in futuro. E` solo che quando si dice che in realtà sono i grandi che imparano dai bambini forse ci si riferisce proprio a questo. Certo, lo sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento, e` solo che quando sei li, ed hai la fortuna di osservarlo proprio mentre succede allora capisci tante cose che per un bambino sono scontate e invece per noi, dopo anni di lavaggio del cervello per inserirci al meglio nella società non lo sono purtroppo più.

Innanzitutto che fondamentalmente siamo tutti uguali. Si pensa di essere un filino speciali, di essere migliori di quelli che ci hanno preceduto ed invece, quando arriva il nostro momento, nonostante si sia letto un sacco di libri e ci sia preparati moltissimo a livello teorico, all`atto pratico, costantemente ricadiamo negli stessi errori o modi di fare.

– Hei Rei, ma ancora non cammini? Guarda gli altri bambini come corrono! Loro ad 1 anno e 4 mesi già camminavano sai!

Certo, frasi dette scherzando, sovrappensiero, senza dar loro il giusto peso, tanto Rei non capisce…  Ma prima o poi capirà. E allora comincerò ad insinuargli il dubbio di non essere all`altezza della situazione, frutto del confronto e dei paragoni che a mia volta ho subito e mi hanno inculcato, ci vuole poco, bastano piccoli gesti, poche parole e il gioco e` fatto, la ruota gira e la storia si ripete.

Per fortuna pero` Rei ancora non capisce (oh ma quanto ci mette?!! Io alla sua eta` già capivo tutto eh!) e se ne frega delle mie parole facendo quel cavolo che gli passa per la testa quando ne ha voglia. E se anche prima era capace ma non aveva voglia di camminare, non ha forzato i tempi solo perché glie l`ho detto io! Benissimo, lezione recepita. C`e` un tempo per tutto ed ognuno ha il suo. Ne faro` tesoro.

Un altra conclusione a cui sono giunto in questi giorni mentre ripensavo all`accaduto e` che nessuno nasce imparato, ma non per questo deve desistere da ciò che la sua vocina interiore gli dice essere il suo obiettivo in quel momento. Che sia una camminata, una soluzione lavorativa o progetto per il futuro. Molte volte mi sono sentito dire, come tutti del resto, che non ero all`altezza, che non avevo esperienza, che non avrei potuto fare ciò che mi proponevo di fare e, come Rei, me ne sono stato seduto ad aspettare, a pensare, a non fare… poi pero` un bel giorno mi sono alzato di scatto e mi sono detto… seduto ero.. al massimo seduto ritorno! E proprio come lui, mi sono accorto una volta in piedi che quello che avrei sempre voluto fare, in realtà ero già capace di farlo, perché il mio percorso era già iniziato molto tempo prima, certo, peccavo di esperienza, quello si, ma le basi già le avevo e non me ne ero mai reso conto fino a quel momento. La verità, la mia verità adesso e` quindi che non si tratta semplicemente di camminare o non camminare. Non e` una spunta su un questionario.  Non e` che mio figlio fino a quel momento non sapesse camminare e poi di punto in bianco  si. E` che da quando  ha sentito l`esigenza dentro di se di provare a farlo l`ha fatto, ha cominciato, dapprima gattonando, poi aiutandosi con i muri e infine da solo per la gioia di noi burocrati della vita che finalmente abbiamo potuto barrare la casellina “si” invece che “no” sotto la voce “cammina?”

Ecco questo in sostanza mi ha ricordato. Certo, sono cose che sappiamo tutti ma sono anche cose che tendiamo a dimenticare, a far finta di non sapere con il passare del tempo, con i problemi che si accumulano, con pensieri sempre più negativi che alimentano paure sempre più grandi e ingiustificate. Ma la vita e` anche questo, un susseguirsi di esami, difficolta`, bivi, scelte,  azzardi e scommesse, ed io, che mi trovo in questo periodo di fronte ad una scelta imprenditoriale che potrà segnare in maniera importante il nostro prossimo futuro, grazie anche a questa piccola peste, per poter contraccambiare l`esempio qualora in futuro dovessero invertirsi le parti, ho scelto di continuare ad alzarmi e camminare.

E il prossimo figlio comunque lo chiamo Lazzaro! Rendera` tutto più facile!

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Matteo Renzi e la sua Ghost writer.

Renzi MarcolongoE’ vecchia di qualche giorno la notizia apparsa fugacemente sulle principali testate giornalistiche italiane di una giovane e bella Ghost Writer di nome Andrea Marcolongo che cessava il suo rapporto di collaborazione con il premier, altrettanto giovane per il ruolo ricoperto ma un po’ meno bello, Matteo Renzi.

La notizia, complici gli avvenimenti di Parigi, la vittoria della Roma ad Empoli grazie ad un rigore inesistente e la partecipazione di Rocco Siffredi all’isola dei famosi è passata però in secondo piano, o meglio… non se l’è filata nessuno!

Ghostwriter è un termine inglese che si traduce letteralmente in «scrittore fantasma» benché in realtà una traduzione italiana più calzante potrebbe essere scrittore ombra in quanto si tratta di un autore professionista pagato per scrivere libri, articoli, testi o suggerire spunti ufficialmente attribuiti a un’altra persona.

E’ assodato che celebrità e leader politici assumano spesso ghostwriters per scrivere o sistemare autobiografie, articoli, discorsi, monologhi propagandistici, come nel caso in questione.

Qui un paio di articoli riguardanti la notizia di alcune delle testate più autorevoli come Tgcom(non ridete!), Il Giornale, Libero, ed Il Tirreno. (Bisogna cliccare sopra a queste parole per poterli leggere… si chiamano link ipertestuali!).

Do per buono che queste notizie siano attendibili anche se di fatto penso che al giorno d’oggi verificare una fonte sia quanto di più difficile ci possa essere in rete. Qualche tempo fa, quando il giornalismo era ancora credibile (se mai lo è stato), ricordo che prendevo per vero tutto ciò che veniva riportato dagli organi di stampa, dalle televisioni, dalle radio o giornali senza nemmeno batter ciglio o verificare. Al giorno d’oggi fortunatamente o sfortunatamente non è più così! La rete è piena di falsi d’autore e distinguere l’articolo scritto da un professionista serio o un giornalista da tastiera pagato solo per fare odience con articoli tendenziosi è diventato sempre più difficile. Uno dei nostri più illustri corrispondenti esteri di guerra, Tiziano Terzani, già negli anni novanta quando la tecnologia cominciava a prendere il sopravvento lamentava la scarsa professionalità di molti suoi colleghi inviati in zone di guerra che anziché rischiare la pelle sul campo per rendersi conto di cosa si provasse a sentire l’odore dei cadaveri, redavano i loro articoli comodamente seduti di fronte alla televisione via cavo nella propria camera d’albergo. Decine e decine di articoli simili estratti da un unica fonte, spesso la CNN, che diventavano inevitabilmente l’unica verità non aggiungendo però alcun particolare di rilievo l’uno dall’altro.

Spesso ho la sensazione che succeda questo un po’ ovunque. Articoli fotocopia, uno uguale all’altro. Fonti omesse, particolari vaghi e io che sto di nuovo divagando!

Il punto al quale volevo arrivare io è un altro.

Non mi è mai piaciuta la politica. Trovo i suoi interpreti troppo distanti da me e di base sposo Enzo Iannacci quando affermava che “La politica l’è ‘na ruba spurca”.

Io penso che ognuno dei leader politici abbia di fatto, per natura ambizioni personali che nulla hanno a che vedere con il bene altrui. Un Leader è un narciso, una prima donna, un egocentrico assetato di potere e con complessi di superiorità.

Ne è un esempio Berlusconi, talmente colpito dal delirio di onnipotenza da imporre a Ronaldo, l’allora giocatore più forte del mondo giunto alle sue dipendenze di farsi crescere i capelli facendoli però accorciare ad El Shaarawy, non prima di aver imposto a Balotelli di togliersi gli orecchini o a Cerci di farsi la barba! Sono sicuro che scrivendo esempi di calcio molte più persone capiranno! Lui è così, invecchiando salta sempre fuori la vera natura delle persone, in questo caso non tanto vincere ed arricchirsi ma imporre!

Ne sono un altro esempio la Pivetti e Vladimir Lussuria che spenti i riflettori della politica hanno provato ad  accendere quelli televisivi con fortunatamente scarso successo tra reality e talk show. Ma come? Non era passione la vostra? Non sognavate un Italia migliore per tutti noi? Che ci fate a Bisturi e l’isola dei famosi?!

Non avevate degli ideali? Si ma, quali poi? E sopratutto, di chi? Vostri o dei Vostri Ghostwriters?

E’ si perché se invece che da Renzi, Andrea Marcolongo fosse stata assunta da Calderoli, ora le frasi celebri (se mai ce ne sono) associate a Renzi sarebbero attribuibili al secondo, anche se non penso davvero che quest’ultimo possa essere in grado anche solo di ripetere frasi di senso compiuto formate da più di tre parole.

Dall’articolo sopra postato di Tgcom si evincono messaggi scritti da Renzi alla Marcolongo con su scritto:

– Si va a Ballarò settimana prossima, idee?

Ma fammi un po’ capire, ma io chi sto votando? Renzi o la Marcolongo?

Ma che persona sei? Una che si batte per le proprie idee o una che ha come solo  obiettivo quello di primeggiare indipendentemente dagli ideali e pertanto paga (o anche no!) qualcun altro per farsi suggerire frasi più credibili di quelle che potresti pensare te? Capisco qualche aiutino in campo estetico, come il trapianto di capelli di Berlusconi, o avvalersi della consulenza di uno stilista o di un truccatore ma.. il pensiero no! Quello non si tocca! Quello dev’essere tuo e basta, riferimenti e citazioni comprese! Frutto delle tue letture ed esperienze. Metti il caso che “I have a Dream” non fosse di Martin Luther King… roba da rimanerci di merda!

Si chiama Marketing lo so, lo fa la Coca Cola, lo fa la Apple, lo fa Mc Donald’s, e la storia ci insegna che molto spesso la differenza non la fa il prodotto, ma la forza mediatica di tutto ciò che ci sta attorno.

Beh, posso dire una cosa? Che schifo! Che schifo che chi si spacca la schiena dieci ore al giorno per 4 spicci debba farsi abbindolare da un Mr. Bean che recita convinto le frasi suggeritegli da una ventiquattrenne peraltro a quanto pare mai pagata e senza un contratto vero e proprio. Che schifo che questa gente organizzi comizi coi soldi dei contribuenti mostrandosi disponibile e accondiscendente ma  una volta eletta non si degni di rispondere alle domande o alle critiche che vengono loro poste. Che schifo che un azienda in fallimento (l’Italia) tagli gli stipendi a tutti i suoi dipendenti tranne a coloro che dovrebbero risollevarne le sorti  ma che in realtà, avendone la facoltà, fanno l’opposto attingendo agli ultimi suoi risparmi per aumentare i propri capitali privati. Che schifo che ci sia ancora gente che si picchia per le strade in nome di persone del genere. Che schifo che ad una notizia come questa nessuna testata giornalistica si sia indignata ma abbia continuato a parlare del rigore di Empoli o di quanto resisterà Rocco prima di trombarsi la Caniggia. Che schifo che di fatto anche chi è indignato si trovi nell’impossibilità di non poter fare nulla. Che schifo che al giorno d’oggi sia più facile uniformarsi allo standard che la società ci impone per poter vivere meglio dando più importanza ad una partita di pallone che ad una notizia del genere.

Che schifo che la classe politica del mio paese mi faccia schifo!

Ecco, mi sono calmato!

Quando ero più giovane, per sfortuna o per fortuna ho passato per diversi periodi qualche mese in ospedale. Quando si sta veramente male fisicamente si è più sensibili a qualsiasi cosa. Si apprezza di più tutto ma poi, inevitabilmente, anche se ci si ripromette che non sarà così’, quando ci si rimette in sesto tutto torna alla normalità.

Un paziente che soffre non è mai una persona facile da trattare, non si sa mai cosa stia pensando, come stia realmente in quel momento ed è spesso, apparentemente senza motivo, irascibile. Io non ero un eccezione. Mi capitava di rispondere male ad un inserviente colpevole di aver usato modi o toni a mio unico insindacabile giudizio non consoni alla situazione. Chiaramente la maggior parte delle volte, se non tutte non era vero. Nessuno mi portò mai rancore per questo, nessuna vendetta, ne ripicca, tutti sempre estremamente gentili già dalla visita successiva. Spesso quindi mi capitava di pensare… ma guarda… calciatori e politici guadagnano milioni e loro, che davvero fanno un lavoro utile e davvero impagabile alla società che soffre, prendono uno stipendio che non è assolutamente commisurato al bene che fanno! Dovrebbero prendere di più, pensavo!

Poi però ho cambiato idea! Si lo so, sono sempre i soliti quelli che ci rimettono ma … No!  Dovrebbero ma è meglio che non guadagnino di più! Il lavoro dell’infermiere è un lavoro infame e purtroppo per natura umana tale deve rimanere! Turni strazianti senza sabati ne domeniche, anni di studi e tirocinii e pochissime gratificazioni ufficiali. Si sente spesso dire.. vai in quell’ospedale  che il dottore è bravissimo, ma mai .. vai la che gli infermieri sono premurosissimi!  C’è solo una cosa quindi che può spingere una persona a diventare infermiere, la passione! La passione per quel lavoro, la predisposizione ad aiutare il prossimo e lo spirito di solidarietà. Certo ogni tanto ce n’è uno che ammazza volontariamente i suoi pazienti per chissà quale motivo ma di contro c’è anche qualche aspirante politico bravo… la differenza è che in quel caso fanno fuori lui!

Mi domando quindi cosa accadrebbe se il lavoro dell’infermiere venisse pagato veramente per quello che in realtà vale, ovvero una barca di soldi…. sarebbe un macello! Sopratutto in tempi di crisi come questi, sarebbe sicuramente preda di avidi avvoltoi in cerca di denaro in tutti i modi. Tutto questo andrebbe a discapito dei pazienti. Ho spesso sentito di finti dentisti o falsi primari ma mai di falsi infermieri, coincidenza? Non credo!

E allora perché  non comportarci uguale anche con i politicanti? Ah già, perché sennò in caso contrario sarebbero più propensi alla corruzione. Bella questa!!! Andava di moda tanto tempo fa però! Sarebbe ora di aggiornarci! Perché non pagare ogni politico mille euro al mese come mediamente accade per altre occupazioni non qualificate, a salire qualora grazie al loro operato riuscissero ad elevare gli stipendi medi dei contribuenti? Si perché non mi pare siano richieste chissà che specializzazioni per esercitare tale professione anche se un corso di recitazione è sicuramente consigliato, quindi non vedo perché riempirli di soldi!

Un altra cosa che trovo inconcepibile è il livello di ignoranza! Fare il  ministro o comunque ricoprire un alta carica statale presuppone che si sia spesso a stretto contatto con esponenti esteri da ogni parte del mondo. Si sa che una mezza parola non detta o detta male può scatenare litigi o incomprensioni nella vita di tutti i giorni, figuriamoci a livello mondiale! Ma com’è possibile che un Renzi, un Prodi o un Berlusconi diventino presidenti del Consiglio con il loro livello di inglese? Come puoi pretendere di andare a parlare, negoziare, contrattare, insomma decidere delle sorti del tuo paese in ambito mondiale se non hai un livello di Inglese che ti permetta di poter capire tutto alla lettera? Ma stiamo scherzando?  Affidare il tutto ad un traduttore che magari traduce in maniera leggermente differente facendoti poi rispondere in un maniera leggermente ancor più differente un concetto che poi verrà tradotto ancora una volta in altre lingue … insomma… ambisci ad una carica istituzionale di questo genere? Devi avere una padronanza della lingua comune che sia migliore di quella di un cittadino medio britannico, non solo dovresti capire tutto, dovresti anche essere in grado di percepirne le sfumature, i toni, le probabili provocazioni, ne va delle sorti del mondo! Ma una cosa del genere sarebbe possibile solo grazie ad una forte motivazione di base, ad una passione che ci si porta dentro fin da bambini, la passione per la politica e non per l’arricchimento ed il potere grazie alla politica.

Volete sapere cosa ne penso di tutto ciò? Che schifo!

L’altro giorno guardavo in rete la prima puntata della nuova stagione delle “Invasioni Barbariche”, trasmissione televisiva di LA7 condotta da Daria Bignardi.(Se ci cliccate sopra vedrete la puntata su youtube). I primi due intervistati sono stati il Premier Matteo Renzi e Gipi, un fumettista, illustratore e regista italiano.  Indipendentemente dal contenuto delle loro interviste io Vi invito a valutare il loro modo di esporle. Agli antipodi. Sarò prevenuto ma il primo l’ho trovato falso, costruito e con un atteggiamento politichese, mentre campava all’aria frasi più vaghe di quelle di una cartomante, già sentito e risentito dai sui predecessori. Mentre il secondo, per me sconosciuto fino allora, mi ha dato immediatamente l’impressione di aver a che fare con una persona vera, sincera, ingenua forse ma onesta con se stessa che ponderava parola per parola facendone scaturire concetti che palesemente erano frutto di pensieri propri. Mi ha fatto quasi tenerezza. Purtroppo, il Premier Italiano non era il secondo, e in generale, penso non potrà mai essere una persona con le caratteristiche simili alle sue. In tal caso però, la politica comincerebbe ad interessarmi.

P.S. A dire la verità c’è un ragazzo giovane nel panorama politico italiano che in parte smentisce molte delle mie credenze, lo trovo onesto, sincero e approvo la quasi totalità delle cose che dice. Lui lo seguo con interesse e distrattamente faccia il tifo per lui pur essendo convinto che prima o poi anche la sua determinazione in questo mare di ipocrisia crollerà. D’altronde, chi è senza peccato scagli la prima pietra, anche se c’è un limite a tutto!

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